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violenza sulle donne

Milioni di donne non hanno libertà sul proprio corpo

Una libertà limitata sul proprio corpo, che diventa una violazione dei diritti umani. Questa è la fotografia della condizione vissuta di milioni di donne nel mondo, che getta un’ombra ulteriore sul gender gap: il 45% non ha il potere di fare scelte sulla propria vita sessuale e/o contraccettiva. Una tendenza che la pandemia di Covid-19 ha fatto ulteriormente peggiorare.

Secondo il rapporto sullo stato della popolazione mondiale del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa), infatti, la mancanza di “autonomia corporea” è peggiorata durante la pandemia di coronavirus, mettendo un numero record di donne e ragazze a rischio di violenza di genere e pratiche dannose come il matrimonio obbligatorio del proprio violentatore.

L’impatto sul gender gap

“Il fatto che quasi la metà delle donne non sia ancora in grado di prendere le proprie decisioni sull’opportunità o meno di fare sesso, usare contraccettivi o cercare assistenza sanitaria, dovrebbe indignarci tutti”, ha affermato Natalia Kanem, direttore esecutivo dell’Unfpa. “Centinaia di milioni di donne e ragazze – ha sottolineato Kanem – non hanno la possibilità di gestire il proprio corpo. Le loro vite sono governate da altri”. Il discorso porta dritti a una risultato evidente: la negazione della libertà sul proprio corpo è una vera e propria violazione dei diritti umani fondamentali. E l’impatto è altrettanto palese sulle disuguaglianze e sulla violenza derivante dalla discriminazione di genere. 

La questione non è quindi “soltanto” fisica, che di per sé sarebbe già sufficiente. Il rapporto ha osservato, come era prevedibile, che il potere di una donna di controllare il proprio corpo è legato al controllo in altre sfere della sua vita. Dall’istruzione al reddito. Inoltre, le persone con disabilità hanno quasi tre volte più probabilità di subire violenze sessuali. E le donne disabili, ovviamente, sono a maggiore rischio rispetto agli uomini. 

Violenza sulle donne e obbligo di sposare il violentatore

In alcuni zone la situazione è gravissima: in circa 20 Paesi vige la legge che obbliga di “sposare il violentatore”. In sostanza questa pratica barbara prevede che un uomo possa sfuggire a un procedimento penale se sposa la donna o la ragazza che di cui ha abusato. Mentre in 43 paesi non esiste una legislazione che affronti la piaga dello stupro coniugale.

Il dossier dell’Unfpa ha ribadito la necessità di portare avanti una serie di progetti per ampliare i servizi. I progressi sul questo campo sono connesse allo sradicamento della disuguaglianza di genere e delle forme di discriminazione. Con un punto fermo: la trasformazione delle strutture sociali ed economiche per consentire un approdo alla parità salariale. “Gli uomini devono diventare alleati delle donne. Molti devono impegnarsi ad allontanarsi dai modelli di privilegio e dominio che minano profondamente l’autonomia corporea”, a detto Kanem, esortando tutti a sfidare la discriminazione. “Bisogna muoversi – ha concluso – verso modi di vivere più equi e armoniosi”.

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