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Migranti: quasi 2000 morti sulla rotta delle Canarie

Migranti. L’anno è appena iniziato  eppure  sono già morte quattro persone nell’Atlantico sulla via verso le Canarie. Questo è stato riportato da EuropaToday pochi giorni fa. I flussi verso le Isole Canarie sono aumentati di otto volte nell’ultimo anno. E la Spagna ne è irrimediabilmente sopraffatta. Il nuovo anno ci porterà molto di nuovo – compresi i cambiamenti nei flussi migratori.

I quattro uomini – tre annegati, uno morto di infarto – erano su una barca diretta a Tenerife insieme ad altre 43 persone, tra cui una donna e 17 minori. Mentre per molti europei le Isole Canarie scatenano nostalgici ricordi di vacanze in tempi pre-covid, per un numero sempre crescente di migranti dell’Africa occidentale esse rappresentano il biglietto d’ingresso al territorio europeo – con fini talvolta fatali. Secondo il Ministero dell’Interno spagnolo, il numero di migranti che partono dall’Africa continentale per il pericoloso viaggio in imbarcazioni per lo più non sicure e sovraffollate verso le Isole Canarie è passato da 2.687 nel 2019 a 23.023 l’anno scorso. Almeno 1.815 persone sono morte cercando di raggiungere le Canarie nel 2020, secondo un conteggio dell’organizzazione umanitaria spagnola “Caminando Fronteras”.

Guardando al numero totale di migranti che arrivano in Spagna, si è registrato un aumento dal 29% dell’anno scorso ad un totale di 41.861. Ma sempre meno persone intraprendono la strada del Mediterraneo verso la Spagna continentale o le Baleari; è diminuito anche l’attraversamento del confine nazionale tra il Marocco e le enclavi spagnole di Ceuta e Melilla.

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La Spagna è ora in cima alla lista dei paesi di prima ingresso per i cittadini di paesi terzi diretti in Europa. Nonostante la pandemia, il Paese sta registrando più migranti rispetto all’anno scorso, più dell’Italia e della Grecia. E il Paese sembra essere completamente sopraffatto dal numero sempre crescente di nuovi arrivi. Anche prima che scoppiasse la pandemia, migliaia di domande di asilo non trattate si accumulavano sulle scrivanie delle autorità spagnole. L’aumento è particolarmente evidente nelle Isole Canarie, dove quasi 7.000 persone vivono in complessi turistici e alberghieri perchè senza alloggi e senza centri di accoglienza.

Arrivano ogni giorno dal Marocco, dalla Mauritania e dal Senegal; alcuni salpano addirittura dal Gambia. Ma come si spiega l’aumento dei nuovi arrivi nelle isole spagnole dell’Atlantico? Da un lato, la rotta attraverso l’Atlantico è un’alternativa alla rotta mediterranea, prima molto utilizzata, che ora è più controllata. Una delle ragioni potrebbe essere un accordo che i governi spagnolo e marocchino hanno concluso di cui però non si sa più dettagli.

Secondo il primo ministro spagnolo Sánchez, sono soprattutto i migranti economici ad intraprendere la strada. Il 90% è la percentuale di coloro che, di conseguenza, hanno più probabilità di essere rispediti nel loro paese d’origine. In altre parole, solo il 10% circa, persone provenienti da situazioni di vulnerabilità, hanno diritto al trasporto verso l’Europa continentale. I fattori di spinta sono complessi e variegati: tra i rifugiati economici, molti ritengono che l’alto numero di morti in Europa a causa della pandemia impetuosa abbia liberato posti di lavoro; tra gli arrivati con la prospettiva di ingresso prevalgono le motivazioni umanitarie. Molti Stati dell’Africa occidentale, soprattutto Guinea, Costa d’Avorio e Mali, sono politicamente instabili – solo pochi giorni fa il quotidiano tedesco Der Tagesspiel ha inserito il Mali tra le cinque aree del mondo in cui la situazione potrebbe peggiorarsi nel 2021.

Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni OIM, oltre all’incerta situazione politica, alla fame e agli effetti della pandemia, la gente fugge anche dagli effetti del cambiamento climatico. Quest’è ancora una volta prova della necessità di un riconoscimento ufficiale dei rifugiati climatici come motivo di asilo.

La popolazione delle Isole Canarie ha bisogno del sostegno di tutta l’Europa. Numerose organizzazioni per i diritti umani si sono espresse nelle ultime settimane, esprimendo il timore che le isole, in particolare Gran Canaria e Tenerife, possano trasformarsi in una nuova Lesbo. I politici locali si sentono abbandonati dall’Europa continentale e sbraitano che l’Europa vuole trasformarli in un’isola carceraria, e i residenti temono l’emergere di una “seconda Moria” che potrebbe dissuadere i turisti. Inoltre, sono ancora presenti i ricordi della cosiddetta crisi di cayucos del 2006, quando quasi 32.000 africani occidentali raggiunsero le Canarie. La solidarietà di tutta l’Europa è ora necessaria per evitare un’altra crisi.

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