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Migranti in fuga per un futuro migliore

Migranti dall’Africa con la speranza di migliorare la propria vita. Al di là di ogni retorica, la ricerca “Scaling Fences: Voices of Irregular African Migrants to Europe” dell’Undp (il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite) lascia poco spazio alle interpretazioni: le persone lasciano il Continente africano per cercare una condizione migliore in Europa. Anche quando nel Paese di origine non si trovano in una situazione disperata, magari avendo un lavoro e un salario. Ma manco altro: la prospettiva in Paesi che faticano a crescere e garantire strutture dignitose.

I numeri e le storie dei migranti infliggono un ulteriore colpo alle politiche basate tutte sui respingimenti, ignorando le motivazioni che spingono giovani (e meno giovani, anche) a viaggiare verso la “vecchia” Europa. Sono ragioni molto spesso legate a un’ambizione non dissimile da quelle che nutrono i giovani italiani quando vanno “a cercar fortuna” all’estero. Se nel Paese di origine non si vedono sbocchi o chance di crescita, si preferisce migrare. La vera differenza tra i giovani europei e quelli africani è il tipo di viaggio: tanti migranti che lasciano i Paesi africani possono finire nelle mani di trafficanti. Dallo studio, del resto, emerge un dato impressionante: il 90% degli africani si dice disposto ad affrontare il viaggio, sfidando i noti pericoli. Tipo i campi di detenzione in Libia e traversate ad alto rischio

Migrazione per le prospettive di vita

Il rapporto dell’Undp è basato sull’intervista di 1.970 migranti, provenienti da 39 Paesi africani e approdati 13 nazioni europee, che hanno dichiarato di essere arrivati ​​in Europa con mezzi irregolari e non per motivi di asilo o di protezione. Sono i cosiddetti migranti economici, anche se molti sono andati via dai Paesi di origine non per forza per “fame”. Circa il 58% degli intervistati lavorava o frequentava la scuola al momento della partenza: la maggior parte dei lavoratori aveva anche un salario adeguato rispetto agli standard del proprio Paese. Ma oltre la metà di questi ha dichiarato di essere insoddisfatta, sostenendo di non guadagnare abbastanza.

“Le barriere alle opportunità di crescita o la mancanza di scelta sono fattori critici che danno informazioni sulle decisioni di questi giovani”, ha affermato il numero uno dell’Undp, Achim Steiner. “Facendo luce sul perché le persone si muovono attraverso canali irregolari – ha aggiunto Steiner – e su ciò che sperimentano quando lo fanno, la ricerca Scaling Fences contribuisce a un dibattito più consapevole sulle migrazioni e sulla promozione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile per avere migliori approcci con lo scopo di governare al meglio la gestione dei flussi migratori”.

Achim Steiner, amministratore dell’Unpd

Dall’Europa alla famiglia: i soldi inviati a casa

I dati raccolti sono significativi: circa il 53% ha ricevuto un sostegno economico da parte di familiari e amici per compiere il viaggio. Un incentivo a cercare un futuro migliore. D’altra parte il 78% di chi è arrivato una volta in Europa sta restituendo il denaro: una forma di riconoscenza verso chi ha dato una mano, ma anche la conferma che i soldi  guadagnati in Europa sono un mezzo di sostentamento prezioso per le famiglie che vivono ancora in Africa. Dal dossier emerge, ancora una volta, un problema legato al genere: molte donne migranti, nei primi sei mesi, subiscono vari reati e in particolare violenze sessuali.

L’Undp ha messo insieme anche delle storie personali, riportando alcuni stralci di racconti. Serge, uno degli intervistati, ha spiegato: “Sono le politiche dei governi che mettono le persone in condizioni di povertà, perché non sviluppano nulla. Le scuole non esistono, c’è mancanza di strutture sanitarie, corruzione, repressione. Questo spinge le persone a emigrare”. Parole che indicano la necessità di lavorare per il raggiungimento degli Sdg fissati dall’Onu. “Ho fatto tutto per guadagnare soldi, pensando a mia mamma e a mio padre. Ma anche alla mia sorella maggiore, la mia sorellina. Ho fatto questo per aiutarli, era il primo pensiero. Ecco perché ho scelto l’Europa”, ha raccontato Drissa tra le testimonianze raccolte. Sono due voci che sintetizzano il senso delle migrazioni all’interno di uno studio imponente, da cui si rileva un altro elemento: molti vivono con dolore il fatto di non riuscire, a loro giudizio, a spedire a casa una quantità di soldi ritenuta adeguata. Anche perché, talvolta, si scontrano con la difficoltà di trovare un’occupazione stabile e remunerativa nella “terra promessa” europea. 

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