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Migranti: i centri di detenzione in Libia e quanti sono

Migranti. Sembra che di questi tempi – almeno in Italia – siano proprio i migranti il problema principale. Tra le frasi più diffuse di questi ultimi anni “Aiutiamoli a casa loro”. Senza che nessuno abbia mai spiegato come e cosa fare a casa della gente che scappa da una situazione difficile: guerra, impoverimento, deperimento delle risorse naturali e dunque delle possibilità di sostenersi, emarginazione sociale, discriminazione religiosa, violenza di genere e quant’altro di questo tipo.

Tutte cose che noi in Occidente per il momento non viviamo sulla nostra pelle ma che abbiamo vissuto e fatto conoscere in certe parti del mondo in passato. Comunque la Libia, proprio uno di quei paesi dove noi italiani in cambio di soldi e vantaggi vari, abbiamo fatto i nostri affari, è il luogo dal quale nasce la gran parte della migrazione verso le nostre cose e poi verso l’Europa. Sulle coste libiche ma non solo, esistono ufficialmente 23 centri di detenzione per coloro che arrivano da tutta l’Africa ma non solo, in attesa di un passaggio in mare. Dentro questi centri libici ci sarebbero 5mila persone che aspettano che hanno chiesto asilo politico. Almeno secondo le cifre ufficiali fornite dal governo libico riconosciuto dalle Nazioni Unite. E ce ne sono molti altri non ufficiali. Se la situazione è disperata in quelli ufficiali figuriamoci in quelli che non lo sono.

Perché questi centri di detenzione sono – nella realtà quotidiana – controllati dalle tante milizie che ogni giorno si combattono nel paese dando vita ad una guerra infinita. Anche quei campi che sarebbero di fatto sotto la giurisdizione del “Dipartimento per il contrasto all’immigrazione illegale (DCIM)” sono sotto il controllo dei gruppi armati che hanno il potere nei quartieri in cui si trovano tali strutture.

Un centro di detenzione per migranti

Queste milizie che si chiamano nella lingua del luogo “katibas“, sorvegliano le entrate e gestiscono i centri di detenzione. Molte sono le situazioni nelle quali migranti e rifugiati sono trattenuti in arresto in luoghi che non sono centri di detenzione ufficiali, ma che vengono chiamati “luoghi di permanenza” per le indagini. Secondo le regole, i migranti dovrebbero essere inviati negli appositi centri di detenzione, ma queste regole molto spesso non sono rispettate e coloro che chiedono asilo sono detenuti e non hanno diritti di alcun genere.

Euronews riferisce che “Secondo cifre della guardia costiera libica, da gennaio ad agosto 2019 sono state intercettate e riportate in Libia quasi 6mila persone.

Il 19 settembre scorso, un sudanese è morto ucciso da colpi di arma da fuoco nello stomaco. Era stato riportato a riva poco prima. Il personale OIM/IOM è stato testimone dell’episodio, avvenuto nel punto di sbarco di Abusitta, Tripoli. Qui, le 103 persone ricondotte a terra si erano opposte ad un nuovo trasferimento nei centri di detenzione. Uomini armati avevano iniziato a sparare in aria prima del tentativo di fuga da parte di diversi migranti.

“Questa morte ci richiama fortemente alle terribili condizioni in cui versano i migranti prelevati dalla Guardia Costiera libica: pagano i contrabbandieri per essere portati in Europa e si ritrovano alla fine di nuovo nei centri di detenzione,” sono le parole del portavoce OIM/IOM, Leonard Doyle.

A Tripoli, sono molti i centri di detenzione sulla linea del fronte. La maggior parte delle persone intercettate dalle guardie costiere libiche viene riportata ad al-Khoms, una città costiera a 120 km a est della capitale libica“.

Un’operazione di soccorso in mare

Secondo fonti Onu, che qui come in altre zone del mondo opera attraverso la sua organizzazione UNHCR, le guardie delle due strutture di detenzione di Tripoli – al-Khoms e Souq al-Khamis – per paura di conflitti armati o ritorsioni da parte delle milizie consentono un facile ingresso delle stesse nei campi.

al-Khom sarebbe stato ufficialmente chiuso dalla DCIM, ma le milizie fanno quello che vogliono e non rispettano nessuna regola nè ordine governativo : le persone subiscono torture, sono vendute e rilasciate solo dopo un riscatto. Le milizie di al-Khoms ovviamente si muovono al di fuori delle direttive del governo.

Lo scorso giugno, c’è stata a Tripoli una riunione del coordinamento del settore della protezione, nella quale le agenzie delle Nazioni Unite e le organizzazioni internazionali hanno protestato per la scomparsa quotidiana di persone.

In una settimana sono scomparsi almeno 100 detenuti e, nonostante la chiusura del centro, la guardia costiera libica ha continuato a portare i rifugiati nel centro di detenzione di al-Khoms“, si legge in una nota.

In una conferenza stampa dello scorso giugno, il portavoce dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Rupert Colville, ha parlato di donne detenute vendute come schiave del sesso.

La storia di David, un migrante proveniente dal centro di detenzione di Misrata è esemplare.  E’ uscito dal campo dopo essersi rifugiato in una casa sicura di al-Khoms. ” Il personale del centro ha estorto denaro ai detenuti per mesi. Non ho avuto scelta perché l’Onu si è rifiutato di registrarmi in quanto vengo dalla Repubblica Centrafricana e la mia nazionalità non è tra quelle riconosciute dall’UNHCR“.

Tende UNHCR in un campo di detenzione

 

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