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Migranti e Colonie: le fake di Salvini e Di Maio

I dati dell’Unchr, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, raccontano che nel 2018 in Italia sono sbarcate 23.371 persone sulle nostre coste (circa 100mila in meno rispetto al 2017); in Grecia 33mila circa, in Spagna 64 mila. Dunque prima bugia di Matteo Salvini: non siamo il primo paese dove i rifugiati, quelli che scappano, quelli che cercano la “pacchia”, o che non hanno nulla da fare arrivano. Siamo il terzo. E di gran lunga il terzo.

Il calo si è avvertito già nei primi sei mesi dello scorso anno, sempre secondo i dati dell’Unchr, un organismo importante non un sondaggista qualunque, dunque non è possibile attribuirlo solo alle “politiche” del governo in carica. Seconda bugia di Matteo Salvini.

“Se oggi la gente parte dall’Africa è perché alcuni Paesi europei con in testa la Francia, non hanno mai smesso di colonizzare decine di Stati africani” la frase di qualche giorno fa di Luigi Di Maio. E questa è una mezza bugia ma che sa tanto di ignoranza.

Tra i primi dieci gruppi di migranti che partono dall’Africa, il primo è composto da tunisini, il secondo da eritrei, poi sudanesi, nigeriani e cittadini della Costa d’Avorio. Mali, Guinea, Iraq, Pakistan e Algeria. Mettiamo ordine: Tunisia, Costa d’Avorio, Algeria, Mali e Guinea hanno subìto il colonialismo francese, ma Nigeria, Sudan, Iraq e Pakistan quello della Gran Bretagna. E sorpresa sorpresa c’è anche l’Italia che ha fatto la sua parte, negativa in Eritrea (il paese da cui parte il secondo gruppo più abbondante) ed in Sudan seppure per soli tre anni.

La Somalia nel 2018 era considerato il paese più povero del mondo. E chi ha cercato di colonizzare la Somalia? L’Italia ovviamente. Le continue violenze che durano da decenni in Etiopia solo l’anno scorso hanno prodotto un milione di sfollati. E chi ha messo le mani in quel paese? L’Italia.La Libia, considerato oggi il paese del Diavolo, quello da dove partono tutti i peggiori criminali del mondo secondo Di Maio e Salvini e secondo quelli che bevono alla loro fonte, è stato per anni un paese “italiano”.

Tutto questo per dire che nessuno è più cattivo di un altro, che l’Italia non è peggiore di altri ma anche che nessuno può alzare la mano e dire “Io non c’ero” in Africa. O dire “Io c’ero ma mezzo secolo fa” perché i danni fatti anche 70 anni fa si vedono e si sentono ancora oggi. Perché?

Perché francesi, italiani, belgi, inglesi, olandesi, tedeschi, spagnoli, portoghesi hanno razziato letteralmente l’Africa di ogni suo patrimonio, di ogni sua materia prima senza lasciare in cambio nulla che fosse pari almeno alla metà del valore di ciò che è stato rubato al continente.

Quando siamo arrivati noi europei abbiamo pensato che quella fosse l’economia di gente povera: possibile che non vogliamo di più? Che non attribuiscano valore alle merci come facciamo noi? Il modello economico preesistente è stato completamente ignorato dai colonialisti, obbligando gli africani a confrontarsi con una mentalità a loro del tutto estranea. È in questo momento che nasce la vera povertà dei popoli africani, costretti d’un tratto a dover competere con il resto del mondo senza averne i mezzi. A questo si è aggiunta la totale sottomissione alla quale le popolazioni sono state costrette, sia dal punto di vista politico che economico. Ecco come l’Africa subsahariana è stata ridotta in uno stato che ne ha compromesso ogni tipo di sviluppo non solo ai tempi della colonizzazione, ma anche per i decenni successivi. Cioè fino ai nostri giorni.

Ma questo Di Maio e Salvini lo capiscono?  Diamo per scontato che non lo sappiano e che parlino di cose che non sanno? Insomma riscrivere la storia per dire che i francesi sono i più cattivi colonialisti della storia solo perché adesso il governo di Roma ha dei conti in sospeso con l’Eliseo è un’operazione bieca e pericolosa sul piano culturale. Perché la Storia non ha termini di prescrizione.

Eduardo Lubrano

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