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Microplastiche nella placenta: “bambini cyborg” per l’inquinamento

Microplastiche nella placenta umana. La sconvolgente scoperta viene da una ricerca svolta dall’Ospedale Fatebenefratelli di Roma e dal Politecnico delle Marche, pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Environment International. Il dottor Antonio Ragusa, principale responsabile dello studio, racconta lo sgomento degli esperti e soprattutto dei genitori: “le mamme erano scioccate”. Come dar loro torto? La notizia rappresenta infatti un nuovo drammatico record dell’inquinamento da microplastiche. Un tema che Impakter Italia ha trattato più volte.

“Bambini cyborg”: gli effetti delle microplastiche nella placenta

“Con la presenza della plastica nel corpo viene disturbato il sistema immunitario” spiegano i ricercatori dei due ospedali italiani. La placenta è responsabile della regolazione fine degli scambi tra l’ambiente fetale e quello materno. In pratica funge da interfaccia in numerosi meccanismi complessi che si esplicano tra i due ambienti.

Foto: M. DAnny25

La presenza di microparticelle artificiali in questo organo può danneggiare il suo delicato funzionamento, provocando una serie di conseguenze potenzialmente molto gravi. Infatti, una volta che le microparticelle hanno raggiunto la superficie materna della placenta, possono invadere il tessuto in profondità, mediante diversi meccanismi di trasporto, non ancora del tutto chiariti. A tutto questo, il dottor Ragusa aggiunge un aspetto particolarmente inquietante: “è come avere un bambino cyborg, non più composto solo da cellule umane, ma un misto di entità biologica ed entità inorganiche.”

Un’abbuffata di plastica: numeri agghiaccianti

Nell’ultimo secolo la produzione mondiale di plastica è cresciuta in modo esponenziale di oltre 350 milioni di tonnellate all’anno. Una parte finisce per inquinare l’ambiente. Si stima che siano stati prodotti 8,3 miliardi di tonnellate di plastica dagli anni ’50, con un aumento costante negli ultimi tre decenni.

Foto: Raceforwater

La produzione globale di plastica supera attualmente i 320 milioni di tonnellate all’anno. Oltre il 40% viene utilizzato come imballaggio monouso, producendo quindi rifiuti di plastica. In Europa, ogni anno vengono prodotti 26 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica. Di questi, solo il 30% viene raccolto per la raccolta differenziata, mentre il resto viene bruciato o finisce in discarica e viene disperso nell’ambiente.

Come vengono prodotte le microplastiche

Il degrado che la plastica subisce quando viene rilasciata nell’ambiente rappresenta l’inizio del dramma. L’esposizione alla radiazione ultravioletta e alla foto-ossidazione in combinazione con il vento, l’azione delle onde e l’abrasione, degradano i frammenti di plastica in particelle micro e nanometriche. Queste particelle passano con relativa facilità attraverso i filtri delle acque reflue, rendendo impossibile il loro recupero una volta raggiunto il mare.

Foto: Helmholtz-Wissensplattform Erde und Umwelt, ESKP

A questo punto, la corrosione, le alte temperature, le onde, il vento, le radiazioni ultraviolette e l’azione microbica continuano il lento processo di degradazione. I piccoli detriti rimangono in balia delle correnti, galleggiando, andando a fondo o finendo sulle spiagge. La maggior parte dei fondali marini di tutto il mondo e del Mediterraneo in particolare, è un tappeto di plastica, derivante dai rifiuti recuperati sulle coste e in mare.

Foto in copertina: Wei Hsu and Shang-Yi Chiu

 

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