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Microcredito: intervista al Premio Nobel Muhammad Yunus che lo ha inventato

Microcredito e giovani: l’accoppiata vincente. “I giovani dovrebbero assumere la guida del mondo piuttosto che aspettare di diventare i futuri leader del mondo”. Così Muhammad Yunus, premio Nobel per la Pace nel 2006 per il suo lavoro pionieristico sul microcredito e autore di Banker to the Poor. Ha creato la Grameen Bank in Bangladesh, un sistema di microfinanza aperto ai poveri che non hanno accesso alle banche tradizionali. Lanciato nel 1976, iniziando con prestiti di tasca propria, Grameen è stato un enorme successo. Due decenni dopo circa 7,4 milioni di mutuatari avevano ricevuto prestiti per oltre 6 miliardi di dollari. Impakter lo ha intervistato. Ecco le sue risposte alla nostra edizione sorella di Londra.

 

Quali sono le cause della polarizzazione della ricchezza e dove dovremmo iniziare a correggere il sistema?

Invece di concentrarci esclusivamente sul raggiungimento di benefici individuali, dovremmo pensare a conseguire benefici collettivi. Entrambi coesistono nel nostro sistema, ma non trovano lo stesso spazio nel nostro lavoro quotidiano. Nel nostro lavoro siamo portati a preoccuparci solo dei vantaggi personali. Vogliamo accumulare quanta più ricchezza possibile. Altre cose non hanno posto, è urgente che lo trovino. Bisogna inoltre ridisegnare il nostro sistema bancario. Riprogettarlo in modo che non guidi un traffico a senso unico, ma piuttosto con più parti che si muovono in ogni direzione.

Considerando la tua quarantennale esperienza con il microcredito, diresti che oggi è davvero una risorsa nella lotta alle disuguaglianze?

Il microcredito è un pezzo di un puzzle più ampio. E nonostante i progressi, l’attività bancaria funziona come prima e il microcredito è rimasto una specie di nota a piè di pagina. Decisamente non è un elemento mainstream. Quindi, la domanda rimane: come ridisegnare il sistema in modo che i servizi finanziari siano disponibili per tutti e non solo per pochi fortunati. Ad esempio, l’economia è in crescita, anche se il divario sociale sta diventando sempre più ampio. Celebriamo le cifre in crescita del PIL mentre non dovremmo. È dunque necessario condurre un diverso tipo di analisi. Quante persone lavorano nel nostro paese? Quale percentuale di persone svolgono lavori al di sotto di un certo livello di reddito? Il microcredito può diminuire il divario sociale e quindi aiuta a dare risposte positive a quelle domande.

Recentemente, gli amministratori delegati delle principali società statunitensi si sono impegnati in un’attività più sostenibile, promettendo di ridurre l’influenza dei loro azionisti nello spostare incondizionatamente il timone verso il profitto, per tenere conto delle condizioni di lavoro e dell’ambiente.

È davvero un traguardo importante? Sosterresti che tali decisioni diventino una regola aziendale?

La legge non è la via maestra, poiché le persone trovano il modo per superarla. A meno che la loro mente non cambi. Dobbiamo essere consapevoli e chiederci se i gradi CEO che parlano di sostenibilità come pilastro della loro politica aziendale, ne stanno parlando per scopi pubblicitari oppure se sono davvero motivati. Inoltre, dovrebbero parlarne gli amministratori delegati, o dovrebbero parlarne i proprietari? Il vero potere è con gli azionisti. I più grandi sono in grado di licenziare un manager che “desidera cambiare il mondo”. Questo è il punto. Agli annunci devono seguire i fatti.

 

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