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Agricoltura Mezzogiorno

Mezzogiorno: la cura dell’agricoltura e della bioeconomia

Sostenibilità e bioeconomia sono le direttrici per il rilancio nazionale del Sud, anche in un contesto europeo. Con alcune peculiarità che rappresentano un punto di partenza per il meridione d’Italia: su tutte l’agricoltura e alcuni specifici settori, come quello enologico. L’ultimo rapporto ‘L’economia e la società nel Mezzogiorno’ dello Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’industria del Mezzogiorno, è una bussola che indica la linea di confine del divario nazionale, tra Nord e Sud (tema che Impakter Italia ha trattato in un’intervista all’attuale ministro del Sud, Giuseppe Provenzano).

Giuseppe Provenzano

La Bioeconomia come rivoluzione industriale

L’impatto di questo nuovo paradigma produttivo, nel nostro Paese, è evidente: nel 2017 l’insieme delle attività connesse alla bioeconomia in Italia, di cui la gestione e il recupero dei rifiuti e del ciclo dell’acqua, ha prodotto numeri incoraggianti, con 328 miliardi di euro e 2 milioni di lavoratori impegnati nel settore. La bioeconomia, quindi, si esprime in un equivalente di un 10,1% di produzione e di un 7,7% di occupati. 

Dalla prospettiva europea, l’Italia è terza per valore della produzione, dopo la Germania  che si posiziona in testa alla classifica con 402,8 miliardi di euro, davanti alla Francia con i suoi 357,7 miliardi. In termini di occupazione, l’ Italia conquista la medaglia d’argento, dopo la Germania, e questa volta prima della Francia. La produzione di questo settore è cresciuta grazie all’attività dell’agricoltura, con riferimento alla silvicoltura e alla pesca, andate di pari passo con l’industria alimentare, che sostiene in modo propositivo le filiere produttive, soprattutto quelle corte e di qualità.

La sostenibilità come chiave di  sviluppo del Mezzogiorno

Nel Rapporto Svimez, ci sono indicazioni per una pianificazione di sviluppo sostenibile per il Mezzogiorno italiano. L’ agricoltura viene pensata come modello economico principale per imporsi come leader in Europa. Dal 2007 al 2018, la produzione agricola dell’Unione Europea ha mostrato segnali di crescita. L’ unica fase di chiara negatività è quella del 2009, l’anno della grande crisi. Le potenzialità produttive, connesse alla ricchezza di specialità alimentari, posizionano il Mezzogiorno al di sotto dell’Austria, e di poco più su rispetto alla Svezia e alla Grecia, mantenendosi comunque alle spalle del Centro-Nord. Un +84% è del settore delle bevande: il vino la fa da traino.

La previsione della Ellen MacAthur Foundation

L’economia circolare e la bioeconomia sono i settori trascinanti e in crescente sviluppo nel meridione. Le fondamenta sono nella teoria di Nicholas Georgescu-Roegen, che si sviluppa su tre direttrici portanti: ecologia, sostenibilità e sociale. Le bio-risorse rinnovabili del suolo e del mare per produrre cibo, materiali ed energia, in perfetta unione alla tecnologia, consentono una riduzione dei residui e degli scarti di produzione. La crescita nei principi della sostenibilità della Ellen MacArthur 52 Foundation: la previsione è un +11% del PIL mondiale entro il 2030 con una riduzione delle emissioni di anidride carbonica, pari al 48% del totale. Fondamentale, però, l’investimento nella ricerca e innovazione nella bioeconomia.

Sud e Nord: la necessità di un network commerciale

L’ex ministro Claudio Dd Vincenti, fondatore dell’associazione Merita

La risposta alla stratificata frattura economica e territoriale si esprime nella complementarietà del sistema produttivo e sociale delle due aree nazionali. Secondo quanto si legge nella ‘Nota di Sintesi del Mezzogiorno’ dello Svimez, è necessaria una creazione di una interdipendenza sostenuta dalle attività politiche. Nord e Sud devono uniti in un logico network di rapporti commerciali, produttivi e finanziari, in un legame di ricondizionamento economico.

Le ricadute positive potranno esserci – evidenzia lo Svimez – solo nella crescita economica e nel progresso sociale. Quindi, sono fondamentali gli investimenti pubblici, soprattutto per il Mezzogiorno, con particolare attenzione, alle infrastrutture sociali e ambientali (come chiesto qui anche dall’ex ministro De Vincenti). Da qui, una strategia di crescita comune risanerà le aree più colpite dal disagio socio-economico.

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