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Investimenti Mezzogiorno

Mezzogiorno: cosa prevede il Pnrr, obiettivo +1% sul Pil

Una pioggia di soldi, circa 82 miliardi di euro, per intervenire sul Mezzogiorno. Lo scopo è ambizioso: abbattere l’atavica questione meridionale, sfruttando le potenzialità del Recovery. Con un traguardo fissato: arrivare all’1% di impatto sul Pil italiano, mettendo insieme tutte le voci. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) prevede infatti un massiccio intervento sul Sud, nonostante siano state sollevate delle polemiche sulla somma dei fondi. “Il 40 per cento circa delle risorse territorializzabili del Piano sono destinate al Mezzogiorno, a testimonianza dell’attenzione al tema del riequilibrio territoriale”, si legge nel testo del corposo documento illustrato dal presidente del Consiglio, Mario Draghi. Certo, tra le sei missioni che compongono il Pnrr non c’è uno specifica voce dedicata al Mezzogiorno, che pure viene esplicitamente menzionato nella missione 3, quella denominata “Infrastrutture per una mobilità sostenibile”.

Per quale motivo? “Si pone l’obiettivo di rafforzare ed estendere l’alta velocità ferroviaria nazionale e potenziare la rete ferroviaria regionale, con una particolare attenzione al Mezzogiorno”. Ma è chiara l’intenzione: ogni missione deve impattare sul Sud, così come sull’intero Paese. Perché quando si parla di digitalizzazione o di transizione ecologica, ma anche di investimenti sulla sanità, è inevitabile un’azione incisiva sul meridione. Una strategia complessiva, quindi.

Sud, il difficile punto di partenza

Le misure sono state assunte dopo un’accurata valutazione sullo stato dell’arte. E che non è propriamente incoraggiante: “Il Mezzogiorno è caratterizzato non solo da un più basso livello di Pil pro capite rispetto al Centro-Nord, ma anche da una più bassa produttività, qualità e quantità del capitale umano, delle infrastrutture e dei servizi offerti dalla Pubblica Amministrazione. Tra il 2008 e il 2018, la spesa pubblica per investimenti nel Mezzogiorno si è più che dimezzata ed è passata da 21 a poco più di 10 miliardi”, spiega il documento. Da qui la decisione del governo di indirizzare 82 miliardi, il 40 per cento del totale, sul Mezzogiorno. La quota più significativa.

Inoltre sono previste “le riforme per migliorare la pubblica amministrazione e accelerare gli investimenti hanno un impatto rilevante sul Sud e contribuiscono a una migliore efficacia nell’impiego dei fondi esistenti, tra cui i fondi SIE e il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, e a favorire un maggior assorbimento nelle regioni meridionali degli incentivi e delle risorse assegnate su base competitiva, come il cosiddetto “superbonus” edilizio”.

Pnrr: quel impatto sul Pil del Mezzogiorno

Impatto Pil Mezzogiorno

Impatto Pil sul Mezzogiorno

Il progetto parte dal contrasto alla criminalità, il vero grande handicap delle Sud.  “Ogni anno – riporta il Pnrr – in Italia lo Stato confisca migliaia di beni alla mafia. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, solo nel 2019 sono stati confiscati complessivamente 4.901 beni”. Per questo motivo è stato previsto “un programma straordinario di interventi, pari a 300 milioni, per valorizzare una parte di questi beni, al fine di potenziare l’edilizia residenziale pubblica, rigenerare le aree urbane, migliorare i servizi socio-culturali e quelli di prossimità”.

E ancora: è messo in moto un meccanismo per “la riqualificazione e valorizzazione di almeno 200 beni confiscati alla criminalità organizzata per il potenziamento del social housing, la rigenerazione urbana e il rafforzamento dei servizi pubblici di prossimità, il potenziamento dei servizi socio-culturali a favore delle giovani e l’aumento delle opportunità di lavoro”. Un quadro generale notevole, che comunque andrà esaminato (Impakter Italia lo farà nei prossimi articoli) pezzo per pezzo.

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