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Melito Vecchia: un borgo irpino

Melito Vecchia: in cammino lungo i margini del fiume Ufita si trova il paese fantasma Melito Vecchia: alzando gli occhi al cielo, si scorgono i ruderi del castello Normanno e della Chiesa di Sant’Egidio. Resti che si ergono tra erbacce, alberi ed erbe selvatiche, che sembrano custodire gelosamente il vissuto e la memoria del luogo. Tutt’intorno solo silenzio, rifiuti abbandonati, qua e là, e la voglia di dimenticare. Per alcuni, infatti, il ricordo è come riaprire una ferita dolorosa, per altri è quasi una vergogna. La maggior parte delle nuove generazioni sembra disinteressata a qualsiasi tentativo per la ricostruzione della memoria storica e il recupero dell’identità dell’antico borgo di Melito Vecchia.

I ruderi del castello Normanno e della Chiesa di Sant’Egidio

Melito Vecchia e il terremoto del 1962

Il terremoto del 1962 e la poca sensibilità degli amministratori in carica fecero in modo di allontanare gli abitanti da quel luogo, distruggendone le radici storiche. Case abbattute e rase al suolo, piazze, vicoletti e stradine cancellate per sempre. All’improvviso vennero meno i luoghi di aggregazione, i posti dove gli abitanti di Melito condividevano il vissuto quotidiano, la socialità. Le botteghe, le cantine, il ristorante: tutto si è trasformato piano piano in un “non luogo”, svuotato di ogni relazione umana e sociale, fino a scomparire nel nulla. Un tempo lungo i margini del fiume si poteva incontrare la vita sociale del borgo. Volti, schiamazzi, risate, incontri, racconti, comunelle di ragazzi, giochi e tuffi. Pescatori di ogni età che si prodigavano nell’arte della pesca a mano, immergendosi tra i meandri del pietrame del letto del fiume. E poi ancora Piazza Vittoria, dove si svolgeva la vita politica e sociale, dibattiti, confronti e la famosa Fiera del bestiame e dell’agricoltura di Sant’Egidio, realizzata in onore del Santo Patrono, il primo Settembre.

Melito Vecchia: tutto è immobile

Da un giorno all’altro, si decise che tutta questa vita fosse diventata troppo scomoda, poco igienica. Così, tutto ciò che fino a quel momento era considerata normalità, si apprestava a diventare una situazione inumana, illegittima. Quindi iniziò la distruzione del luogo, con la promessa di ricostruire il paese a pochi chilometri con tutte le comodità, i sistemi di sicurezza e di igiene, per un miglioramento delle condizioni di vita. La ricostruzione è avvenuta, senza tener conto delle caratteristiche del borgo antico, gli abitanti si sono trasferiti in case nuove, con tutte le moderne comodità, ma il patrimonio territoriale legato a Melito Vecchia è andato in frantumi. Cancellandone la maggior parte delle tracce.

Oggi sembra che tutto si sia fermato all’ultima pietra venuta giù, allo spegnimento del motore dell’ultima ruspa. Silenzio, incuria e lo scorrere senza tempo e senza memoria del fiume. Ruderi da tenere a distanza come una grande vergogna. Ma se solo si andasse nel profondo, ascoltando veramente il luogo e quello che ne è rimasto, soffermandosi a parlare con chi ha vissuto quell’antico posto, si riuscirebbe ancora a captarne la storia e la magia, oltre l’abbandono.

Carmine Santoro, Associazione Mater.ia

Da oggi Impakter Italia inizia una collaborazione con Mater.ia, associazione di promozione territoriale, turistica e culturale della regione Campania, e in particolare della provincia di Avellino.

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