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I megafire: i maxi-incendi stile Australia a cui dobbiamo abituarci

I megafire, i maxi-incendi, potrebbero non essere più considerati un’emergenza. I disastri che hanno destato grande preoccupazione, dall’Amazzonia all’Australia, rischiano sempre più di diventare parte della nostra quotidianità. E il motivo è facilmente individuabile: l’emergenza climatica favorisce lunghi periodi di siccità, lasciando attecchire facilmente le fiamme. L’allarme è stato lanciato dall’United nations environment programme (Unep, il programma per l’ambiente delle Nazioni Unite).

“I megafire potrebbero diventare la nuova normalità, man mano che le temperature globali continuano ad aumentare”, ha affermato Niklas Hagelberg, esperto di cambiamenti climatici dell’Unep. Le temperature globali sono infatti aumentate di 1,1 grado rispetto all’inizio del secolo scorso. Ed è un dato molto significativo: in questo contesto cresce l’intensità e la vastità degli incendi.

Il grafico dell’Ipcc sul rischio incendi correlato all’aumento di temperature

Migliaia di incendi in più in tutto il mondo

I megafire (sono così definiti quando bruciano aree pari o superiori a 400 chilometri quadrati di boschi) hanno un’ulteriore caratteristica: sono estremamente difficili da contenere, perché toccano zone a folta vegetazione. Nemmeno il personale più qualificato dei vigili del fuoco e la strumentazione migliore possibile aiuta a fronteggiare le fiamme.

Il caso australiano è emblematico, ma lo stesso si può dire per l’Amazzonia e per la California nei mesi scorsi. Nel 2019, il Global Forest Watch ha contato oltre 4,5 milioni di incendi in tutto il mondo. L’incremento è di 400mila incendi in confronto al 2018 e due volte e mezzo in più rispetto al 2001. “Quasi tutti, il 96%, dei 500 più disastrosi megafire dell’ultimo decennio si è verificato durante periodi di tempo insolitamente caldo e secco”, sottolinea l’Unep.

Megafire da migliaia di chilometri quadrati in fumo

Per capire l’entità del problema, è necessario ancora una volta porre l’Australia come esempio: stando ad alcuni rapporti, oltre 10 milioni di ettari (100mila chilometri quadrati), un’area delle dimensioni dell’Inghilterra, sono stati bruciati fino alla seconda settimana di gennaio, provocando vittime e distruggendo case. La strage ha inoltre riguardato circa un miliardo di animali. Un disastro che ha inevitabilmente colpito l’economia, in particolare i settori dell’agricoltura e del turismo. E dire che si tratta di un Paese abituato a fronteggiare roghi boschivi durante la stagione calda. Un evento del genere in altri Paesi, perciò, produrrebbe conseguenze ancora più nefaste.

Contro i maxi-incendi: un impegno per il clima

Cosa fare quindi per arginare il problema degli incendi? La risposta deve essere globale e concentrata sui cambiamenti climatici. “I governi, le aziende, l’industria dei paesi del G20 sono responsabili del 78% delle emissioni di gas a effetto serra. Devono quindi fissare obiettivi e scadenze per la decarbonizzazione”, ha ribadito Hagelberg. “Dobbiamo abbracciare il potenziale e le opportunità di un mondo alimentato da energia rinnovabile, tecnologie efficienti, sistemi alimentari intelligenti e mobilità ed edifici a zero emissioni”, ha aggiunto l’esperto.

“Il 2020 – sottolinea l’Unep – è l’anno in cui i governi si incontreranno per fare il punto e aumentare l’ambizione dei loro impegni per l’azione per il clima. È l’anno in cui le emissioni globali devono diminuire del 7,6%, con un taglio di questa percentuale, fino al 2030 per limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 gradi”. Senza questo lavoro, i megafire saranno sempre più numerosi. E devastanti.

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