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Massimo Labra : “cambiamenti climatici? Un problema sociale

Massimo Labra ha risposto alle domande che Impakter Italia proseguendo nel dibattito a distanza sul tema del cambiamento climatico e della sostenibilità ha iniziato con alcune figure di riferimento, nell’ambito accademico italiano. Abbiamo intervistato il Professor Francesco Battaglia dell’Università di Modena – qui le sue idee – il professor Riccardo Gulli di Alma Mater Università di Bologna e qui trovate la sua opinione.
In questo post l’intervento – con le stesse domande che abbiamo fatto ai suoi colleghi – del Professor Massimo Labra, Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze dell’Università Bicocca di Milano.
Qual è il suo punto di vista generale sul riscaldamento globale?
“Ritengo prima di tutto che il problema dei cambiamenti climatici sia un problema sociale. Mi spiego, non c’è dubbio che i dati scientifici supportino che dietro ai cambiamenti del clima e al riscaldamento globale ci siano le attività antropiche. La scienza e la tecnologia propongono soluzioni per ridurre le emissioni ma di fatto è la società che deve maturare la scelta. Nel libro “Il collasso”, Jared Diamond ci racconta di come la società nella maggior parte delle volte non sia in grado di comprendere il reale pericolo non tanto per gli strumenti ma perchè è più facile consumare ciò che ci viene dato come facile ed immediato. E’ così che sull’isola di Pasqua gli uomini hanno prima mangiato tutto ciò che era commestibile e poi disboscato tutta l’isola. Il risultato è stata l’estinzione. Quando dico che il problema è sociale intendo proprio questo: la società deve prendere atto che siamo al collasso. I dati scientifici lo dimostrano…ma non bastano: solo la società può agire sulla politica per cambiare le cose. In tal senso Greta insegna”.

Il Professor Massimo Labra Università Bicocca di Milano

La sua visione dell’ambientalismo?

Se per ambientalismo consideriamo le azioni sociali e politiche atte a preservare le risorse naturali credo che sia assolutamente positivo. Il problema è l’uso errato che si può fare di questo perché è facile passare a totalitarismi a volte pericolosi. Spesso mi trovo a parlare con amici e colleghi di alimenti Km 0 o di diete vegane e chiedo loro se sono certi che queste scelte siano a tutela dell’ambiente. Penso comunque che un movimento sano, magari di giovani che hanno idee fresce e smart possa essere un bel impulso in una società come la nostra a volte un po’ lenta e molto molto impermeabile alle novità” 

Le attività dell’uomo stanno influenzando i cambiamenti climatici? O secondo lei i cambiamenti climatici non esistono?

Come dicevo nella mia prima risposta da biologo che studia la biodiversità non posso che pensare che l’antropocene sia l’origine di tutti i mali. Diciamo che noi esseri umani ci siamo fatti prendere la mano e abbiamo deciso che noi stiamo al centro di tutto: ambiente, animali, piante, batteri ecc. Il problema è che stiamo ormai erodendo tutto il pianeta. Ma la Terra non si preoccupa di questo…lei esiste da miliardi di anni. Il problema siamo noi che soffriamo dei cambiamenti climatici!

Open Day alla Bicocca

Tutti i movimenti giovanili e meno giovanili legati all’ambientalismo sono troppo ideologizzati o hanno un fondamento concreto?

“Da professore e docente di un università sono innamorato dei giovani. Vedo nei loro occhi la voglia di fare, la curiosità e la passione che muove le cose. Certo c’è un po’ di ideologia e a volte c’è qualcuno che sfrutta questa freschezza. MA diciamocelo…se non si è idealisti a 15 o 20 anni allora si è già vecchi. I giovani hanno non solo il diritto di manifestare e lamentarsi ma devono avere anche la possibilità di fare proposte e di agire. Il pianeta è anche il loro. Anzi è forse più il loro che il nostro”.

C’è un reale fondamento di preoccupazione rispetto a quello che accade rispetto al clima o è nell’ordine naturale delle cose? E nel caso cosa dobbiamo fare: agire o guardare e subire in qualche modo quel che accade?

“In questi anni mi sono chiesto cosa posso o cosa possiamo fare per cambiare le cose. Io credo che abbiamo studiato a sufficienza le cause scientifiche dei cambiamenti climatici adesso è tempo di condividere concretamente con la società quanto sappiamo. In questo processo però non dobbiamo essere professori eruditi bensì semplici cittadini che con altri cittadini di diversa estrazione, ruolo, lavoro, provenienza discutono in modo costruttivo delle azioni da intraprendere. Parlo di scienza partecipata in cui valutiamo i problemi e ascoltiamo le opinioni. Anche quelle di un non esperto sono legittime. E poi insieme di decide cosa chiedere alla classe dirigenziale politica. C’è solo una condizione che si chiama Responsabilità condivisa. Mi spiego meglio se decidiamo di scegliere una strada ad esempio adottiamo tutti auto elettriche deve essere una scelta condivisa e responsabile. Se decidiamo di non fare nulla. Va bene anche questa è una scelta e anche questa deve essere responsabile. In tal senso non potremmo lamentarci se andremo al collasso”.

L’alba nella zona della Ruhr in Germania

 

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