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Massimo Ghini

Massimo Ghini: “La mia generazione poco educata all’ambiente, allo sviluppo sostenibile”

Io virtuoso nei confronti dell’ambiente? Sinceramente no. Non per scelta però. Per maleducazione o meglio per la non educazione a questo tema“. Massimo Ghini risponde così dalla sua casa di Roma dove sta trascorrendo la quarantena, alle domande di Impakter Italia. “Sia chiaro non sono uno che butta per terra le cose e  se ne frega ma rispetto ai miei figli mi accorgo di non avere quell’attenzione che servirebbe. Devo dire che grazie a loro sono nella fase dell’educazione ambientale al passo con i tempi. Sto facendo un percorso che credo mi porterà ad essere virtuoso“.

In che senso parla di non educazione generazionale?

Io sono del ’54 e la mia generazione ha fatto battaglie diverse. Politiche, sociali, sulla necessità di aprire nuove fabbriche per maggiori opportunità di lavoro ed il tema dell’ambiente, dello sviluppo sostenibile non esisteva. Anzi all’inizio chi parlava di questo tema veniva visto come uno che si voleva dare un tono, che seguiva la moda del momento. Un pò – ma questa è una mia provocazione – come quelli che oggi chiedono di non uccidere gli agnellini per Pasqua. Ed i capretti? I maialini? Mai sentito nessuno fare battaglie per questi o altri animali, tranne gli animalisti più fanatici. In Italia poi siamo tutti esperti di qualunque cosa, anche di ambiente, tutti maestri. Io credo invece in una grande frase di Paolo VI “Il nostro tempo ha bisogno più di testimoni che di maestri”. Dobbiamo creare testimoni, per questo parlo di educazione“.

dal profilo Facebook di Massimo Ghini

Lei cosa ha già fatto in questo percorso di educazione?

Ho venduto le mie automobili. Solo i miei figli le hanno, sono giovani  ed ha più senso anche se loro stessi stanno ragionando molto su questo. Per me non ha più senso usare la macchina. Da giovane e fino a qualche anno fa l’ho usata e ne ho avute di ogni tipo anche perchè vengo da una famiglia di appassionati. Uso il treno per ogni spostamento fuori città. Inquina meno, evita il traffico e si risparmia. Penso che dovremmo fortemente migliorare i servizi pubblici, i taxi, le metro. Ed anche il trasporto delle merci deve essere trasferito su rotaia e poi in città su mezzi con motori elettrici. ibridi, non inquinanti. Siamo stati per anni vittime della seconda monarchia in questo paese, quella della Fiat. ora basta. Anche per migliorare le condizioni di lavoro dei tanti padroncini col camion costretti a turni di lavoro massacranti non più sostenibili secondo me”.

Dal dialogo con i suoi figli cosa ha appreso?

Prima di tutto la grande sensibilità ed attenzione che hanno nei confronti del pianeta. Un esempio pratico personale è la raccolta differenziata. Mia moglie Paola è di Salerno che credo sia una città modello in questa pratica. Frequentando casa dei genitori di mia moglie da 15/20 anni ho notato i tre quattro bidoni per le raccolte e mi dicevo ‘ma noi cittadini di una grande città quando mai arriveremo a questo?’. Un pò alla volta ci siamo attrezzati ma ancora oggi i ragazzi mi suggeriscono dove buttare questo o quello. Ed io chiedo sempre quando ho dubbi. La mia generazione è quella di ‘Mi buttate la spazzatura?’ dopo una cena, pranzo di famiglia o tra amici. E la spazzatura in genere era un grande sacco dell’immondizia nel quale c’era di tutto. E vedevamo la plastica come la soluzione di tutti i problemi”.

dal profilo Facebook di Massimo Ghini

È arrabbiato con la sua generazione?

No arrabbiato no. Dispiaciuto del fatto di non aver capito, di non aver ricevuto quell’educazione adatta. Dispiaciuto di aver fatto danni senza accorgemene”.

Com’è il suo rapporto con il Covid-19 e la quarantena?

Sono ai ‘domiciliari’ in casa con i miei  figli (una vive col suo compagno, ndr) mentre mia moglie è a Salerno dalla madre. Quindi mi sto godendo i ragazzi. Meno male che una è tornata in tempo da Londra visto come il signor Johnson ha gestito la questione sullo stile Trump…Questo virus credo debba essere l’occasione per uscire dai peggiori retaggi del Medio Evo che ci portiamo dietro in Italia: culturali, sociali, politici, religiosi, intellettuali. La questione dei migranti per esempio. Cosa aspettiamo a regolarizzare quelli che sono già qui, che dovranno tornare nei campi o ad altri lavori che altrimenti non farebbe nessuno? Solo così potremo fare loro i test, curarli se necessario e dargli un lavoro serio, legale. Impedendo a loro di ammalarsi e di essere a loro volta portatori di infezioni. La soluzione di mandarli da un’altra parte è impraticabile visto che le frontiere sono chiuse e dobbiamo impedire che tornino a fare i servi“.

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