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Marijuana terapeutica: dibattito aperto

Nell’America che sta liberalizzando la cannabis per usi medici (in 23 Stati) e anche per gli usi cosiddetti ricreativi (in altri 10 Stati), il libro-denuncia Tell Your Children, appena pubblicato da una delle case editrici più autorevoli, Simon & Schuster, arriva come un fulmine a cielo (quasi) sereno.

Mercoledì 16 gennaio si è verificato un fatto storico a Winterville, Ohio: due negozi specializzati hanno potuto cominciare la vendita di cannabis terapeutica a persone che avessero la raccomandazione di un medico per determinate patologie.

Sembra una cosa semplice, la cannabis a scopi medici è legale in modi luoghi nel mondo. Non è proprio così e quanto accaduto a Winterwille ha riacceso il dibattito internazionale. Perché ancora troppi pensano che legalizzare la marijuana sia un modo per legalizzare lo spinello e quindi un via libera alle droghe.

Com’è la situazione

Prima di tutto la storicità del fatto in Ohio: lo stato americano del Mid-West è uno dei cinque americani col più alto tasso di vittime da overdose per uso di oppiacei. Quindi è uno di quelli dove la parola “droga” suscita pruriti molto accesi. Che il Board of Pharmacy dello stato abbia dunque reso legale la vendita della cannabis a scopi terapeutici – sia pure dietro raccomandazione di un medico, dopo aver documentato che le altre terapie sono state inefficaci e solo per alcune malattie – è una novità importante.

Gli altri stati americani dove la cannabis è legale – con legislazioni ed applicazioni diverse – sono : Oregon, Nevada, Colorado, Washington, Alaska, Oregon, distretto di Columbia, California.

Nel resto del mondo la situazione è questa: in Uruguay –  il primo paese ad autorizzare il consumo di marijuana – possono consumarla i cittadini maggiorenni purchè iscritti in un registro dei consumatori; in Olanda il possesso fino a 5 grammi non prevede sanzioni, ma formalmente la marijuana non è legale. È tollerato il consumo nei Coffee Shop però di fuori di questi spazi, avere più della quantità consentita è punito con pene variabili.

In Bangladesh la cannabis è consumata liberamente semplicemente perché non esiste alcuna legge che lo vieti.

In Romania, Iran, Malesia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti invece la condanna può essere anche la pena capitale. In Indonesia e a Singapore possono esserci fustigazione ed ergastolo per piccole quantità; in Cina ci sono “campi di lavoro e rieducazione”. Belgio e Francia prevedono anche la carcerazione, in Giappone c’è il divieto assoluto, in Israele la cannabis è illegale tranne che per uso medico; nel Regno Unito, invece, la marijuana è illegale punto e basta.

E prima di arrivare all’Italia ci sono paesi nei quali anche se c’è un divieto formale il possesso e l’uso della cannabis sono depenalizzati. Sono proibiti spaccio e vendita, mentre il possesso di modesti quantitativi è considerato solo illecito civile.

In questo elenco rientrano la Spagna dove la si può coltivare in casa e consumare nei cosiddetti “social club”, ma non in pubblico; Portogallo, Svizzera, l’Austria, la Repubblica Ceca, diversi paesi del sud America e la Germania, dove ad esempio l’uso di cannabis fino al 10 grammi è depenalizzato.

In Messico, India e Cambogia, invece, la marijuana è formalmente vietata, ma spesso chi la consuma non viene perseguito. In Brasile si sta combattendo una battaglia per una completa legalizzazione.

La cannabis e l’Italia

In Italia è previsto, l’uso terapeutico, mentre è depenalizzato il consumo entro modeste quantità (5 grammi).

Nel nostro Paese curarsi con la cannabis terapeutica è legale da circa dieci anni (con varie evoluzioni della normativa) ma è tutt’altro che una cosa facile ed è ancora riservata ad un elìte di malati. Servono tempo, conoscenza seria delle leggi, medici e professionisti informati e disponibili e la materia prima.

Tra le malattie che possono essere curate con la cannabis ci sono : l’anoressia, la sclerosi multipla, la nausea e il vomito causati da chemioterapia, la sindrome di Gilles de la Tourette e altri pochi disturbi.

L’iter per acced ere a queste cure sarebbe semplice : una volta diagnosticato uno dei disturbi citati sopra, ci si reca da uno specialista e gli si chiede un piano terapeutico. Questo può essere sottoscritto dalla ASL, che è tenuta a farsi carico delle spese delle cure e a fornirle al paziente. Oppure, ci si può recare con esso da specialisti o medici di base per farsi prescrivere delle ricette da presentare poi nelle farmacie fornite di cannabis terapeutica. La pratica però è tutt’altra cosa e molti rinunciano.

Eduardo Lubrano

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