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MariaSole Bianco ad Impakter.it : “Basta provocare ed ignorare la natura”

MariaSole Bianco: biologa marina, esperta oceanografa e punto di riferimento su scala nazionale e internazionale per le politiche legate alla tutela degli oceani e lo sviluppo sostenibile, nonché co-fondatrice e presidente di Worldrise Onlus che dal 2013 sviluppa progetti di conservazione e valorizzazione dell’ambiente marino, MariaSole Bianco è stata da poche settimane eletta Donna Ambiente 2019 da “5 Terre Academy”, con una cerimonia  presso la sede di Milano dell’Ufficio per l’Italia del Parlamento Europeo.

Il più grande parassita che c’è sulla Terra, l’uomo, deve smetterla di provocare ed ignorare la natura“. Al termine dell’intervista con Impakter.it, MariaSole Bianco accetta di riassumere così quanto ha appena espresso con la sua competenza e passione sullo stato di salute del nostro pianeta e dei mari, di cui si occupa in modo prioritario.

Dr.ssa Bianco la comunicazione sullo stato di salute sull’ambiente è sempre più allarmistica, catastrofica. E’ giusto o sarebbe meglio cercare di spiegare a fondo i rischi che stiamo correndo?

L’allarmismo deriva dal fatto che abbiamo sempre chiamato cambiamenti climatici quello che sta avvenendo. Ma abbiamo omesso la parte di emergenza, l’urgenza di una crisi climatica con la quale stiamo facendo i conti. In realtà c’è la necessità di un cambiamento drastico dei nostri comportamenti perchè siano soluzione a questa crisi. Quindi da un lato giustifico l’allarmismo. Dall’altra parte il mio lavoro va in un altra direzione. Siamo sommersi di crisi: dal politico al sociale all’economico. Le persone sono continuamente bombardate da queste notizie di crisi, sono oberate, quindi per me l’approccio migliore è quello di far scoprire le meraviglie del nostro mondo e far conoscere quello che abbiamo a disposizione per essere parte della soluzione e non più del problema. Anche a livello psicologico: bombardata da notizie negative una persona si sente impotente e quindi avere le conoscenze giuste per poter essere coinvolta nel fare qualcosa è la chiave per creare quella sensibilità che manca. Il cambiamento parte dall’individuo“.

Maria Sole Bianco: “Basta provocare ed ignorare la Natura”

Nei nostri post abbiamo spesso affrontato la questione che proprio i “piccoli” comportamenti quotidiani possono aiutare la nostra vita di individui ma anche, se moltiplicati, aiutare il Pianeta. Ma sopra a tutto questo c’è qualcosa che non possiamo differire a domani?

Una rivoluzione culturale. Non è una cosa singola. Il sistema economico, sociale a cui facciamo fede non è quello che garantisce la nostra socio-esistenza a lungo termine. Tutte le decisioni politiche e non fanno riferimento all’individuo in qualche modo per questo è giusto fare un lavoro di sensibilizzazione delle persone per creare una massa critica. Per esempio a livello di consumatori e quindi le aziende che devono essere attente alle nuove esigenze. Lo vediamo con le nuove generazioni per esempio che sono sempre più attente alla provenienza, alla trasparenza dei prodotti. Questi sono pilastri sui quali tutti dobbiamo fondare il nostro nuovo cammino. Serve una visione a lungo termine che la politica non ha, anzi a volte vedo che cammina in tutt’altro verso. Per questo insisto sulla questione della rivoluzione culturale necessaria“.

Torniamo all’allarmismo: molti scenari ci dicono che da qui a poco alcuni luoghi del mondo saranno sommersi dall’acqua del mare. E’ uno scenario reale?

Assolutamente sì. Abbiamo dei modelli che hanno diverse variabili. Una è che se smettiamo adesso avere certi comportamenti ed adottiamo politiche legate possiamo evitare certe situazioni. Se invece continuiamo come si dice “businness as usual” allora avremo altre conseguenze. Fino alla Cop 21 quella degli accordi di Parigi gli oceani erano i grandi esclusi dai dibattiti sui cambiamenti climatici. Oggi la Cop 25 è definita la Blu Cop finalmente. Partendo dalla rivoluzione industriale gli oceani hanno assorbito il 93% dell’aumento del calore in eccesso presente in natura per via del gas serra. Non avessero fatto questo servizio oggi le temperature in tutto il mondo sarebbero maggiori di 36 gradi: a Milano mentre le parlo ci sono 5 gradi, sarebbero 40 senza il lavoro degli oceani. Questo ha causato il riscaldamento delle acque fino a 2mila metri di profondità ed un impoverimento delle stesse. Non solo. Gli oceani assorbono 1/3 dell’anidride carbonica e producono più il 50% dell’ossigeno – sono il polmone blu del pianeta – ma l’acidificazione delle loro acque è aumentata – sempre nello stesso periodo – del 17% ed arriverà al 170% entro la fine di questo secolo. Solo per fare un esempio più leggibile da tutti, questo vorrà dire la scomparsa dei coralli e di tutti gli scheletri calcarei. Le predizioni sono queste.

Maria Sole Bianco. L’isola di Nonuti nell’arcipelago di Kirbati

Idem per l’innalzamento del livello dei mari. I primi impatti ci sono già. Miami sta facendo degli enormi investimenti per costruire delle pompe per abbassare il livello delle maree che allagano la città senza bisogno di uragani o altri eventi del genere. Alcune popolazioni del pacifico si stanno organizzando perchè sono le più colpite da questo fenomeno. A Kirbati stanno facendo una politica migratoria fondata sulla dignità: stanno comprando dei territori alle isole Fiji per trasferire la popolazione perchè l’innalzamento del livello del mare è già tale da contaminare le fonti di acqua potabile sull’isola”.

La generazione che pagherà il conto più salato se continuiamo se perseguiamo col business as usual?

Sicuramente anche noi oggi adulti visti gli esempi che abbiamo già fatto. Certamente le generazioni che oggi stanno affrontando il percorso scolastico, i loro figli ed i loro nipoti sono quelle che erediteranno un mondo diverso“.

Il turismo di massa specie nelle zone di mare, e nelle zone dell’Artide o dell’Antartide, può aver aggravato la situazione in questi posti? 

Il turismo ha una doppia faccia. Per quanto riguarda le zone estreme, artiche o antartiche io credo che non abbia influito più di tanto data la difficile accessibilità. Il turismo se fatto in maniera consapevole nel rispetto della natura può essere uno strumento per creare la sensibilità di cui abbiamo parlato: conoscere il bello che abbiamo ma anche i cambiamenti. Le nostre coste per esempio dove c’è stato un abuso edilizio enorme che oggi ci costringe in situazioni di emergenza, dal dissesto idrogeologico al fatto che vediamo case ed abitazioni costruite in posti magnifici ma dove non bisognava costruire. Sul turismo bisogna fare attenzione. l’ecoturismo è il settore del turismo più in crescita, con il 20 per cento ed allora dobbiamo usarlo come uno strumento“.

Maria Sole Bianco. Un giocattolo di plastica

La plastica. Il demonio o è l’uomo che ne fa un uso improprio?

Non è la plastica il problema. E’ l’uomo. E’ l’uso inconsapevole che facciamo di un materiale che è stato progettato per durare migliaia di anni mentre noi l’uso principale che ne facciamo è l’usa e getta. Ricordiamoci anche che l’80% della plastica che finisce in mare viene da fonti terrestri. Quella che viene gettata in mare è meno del 20 per cento. Ecco il ragionamento: la plastica è un materiale progettato per durare ma è anche molto leggero quindi è un materiale che vola, specie dalle discariche a cielo aperto. E qui parliamo delle infrastrutture: chi ha quelle necessarie per un corretto smaltimento? Noi ancora ancora pur non essendo ad un livello soddisfacente ma pensiamo che condividiamo il Mar Mediterraneo con il Nord Africa dove le discariche sono a cielo aperto spesso vicino al mare. Uno dei fiumi che più impatta in questo senso è il Nilo. E passiamo al mea culpa. Io faccio tantissime pulizie delle spiagge e non sa quanti bastoncini del cotton fioc trovo. Il bastoncino del cotton fioc, di plastica è un indicatore del fatto che c’è qualcosa che non va nel sistema di smaltimento delle acque. Io vorrei ricordare che il riciclo non è la soluzione mentre lo è il consumo, della plastica usa e getta in particolare. In Italia ricicliamo circa il 40% della plastica ma la bruciamo e produciamo energia, non è la materia prima che si reinventa. Dobbiamo guardare il problema anche dal punto di vista della salute umana. Molto spesso la produzione di plastica viene fatta in zone periferiche, con popolazioni povere e di colore. Durante la produzione vengono usate sostanze che sono state trovate come cancerogene. Al momento del riciclo questa plastica dove va? Prima andava in Cina che poi ha detto basta. Ora va in Vietnam, a Taiwan. Lì hanno le infrastrutture per far fronte ai rifiuti plastici dell’Unione Europea? No. E questa è una ingiustizia ambientale”.

Il suo luogo del cuore non ancora abbastanza protetto Dr.ssa Bianco

Il mio sogno di occuparmi del mare e degli Oceani è nato durante le mie estati passate in Sardegna, quando mi sentivo anche un pò libera come Mowgli del Libro della Giungla. Ho una casa nel nord della Sardegna davanti alle Bocche di Bonifacio è lì c’è in programma l’istituzione di un area marina protetta proprio lì a Capo Testa e mi piacerebbe tantissimo vedere rinascere quel luogo come dall’altra sponda è rinato Lavezzi”.

Si sente ancora libera come Mowgli?

Per niente….Ho deciso di fare di questa professione una missione e questo limita moltissimo il tempo che passo in natura che in realtà è la cosa che mi ricarica. Quindi no, non sono più Mowgli al cento per cento ma cerco di ricavarmi del tempo per riconnettermi con la natura e riprendere quell’energia che mi permette di fare il mio lavoro con l’impegno e la serietà di ogni giorno“.

 

 

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