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Mangiare italiano è sano, mangiare straniero può far male

Nello scorso anno c’è stato almeno un allarme alimentare al giorno in Italia. Di questi però solo 70 (17%) riguardavano prodotti di origine italiana, 194 provenivano da altri Paesi dell’Unione Europea (49%) e 134 da Paesi extracomunitari (34%).

La ricerca effettuata dalla Coldiretti in sostanza ha evidenziato che oltre quattro prodotti su cinque,  pericolosi per la sicurezza alimentare, provengono dall’estero (83%). Il metodo di analisi si chiama Sistema di Allerta Rapido (Rassf)  ed ha dato i suoi frutti dopo che sono state introdotte le nuove norme sull’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti.

Esistono cibi più pericolosi di altri?

La risposta, scorrendo la ricerca di Coldiretti è sì. E sono 14 quelli da segnalare con maggiore attenzione.

Il pesce spagnolo con alto contenuto di mercurio e infestato dal verme Anisakis, le ostriche vive francesi con Norovirus, che provoca vomito e diarrea ed il pollo polacco contaminato dalla salmonella enterica, sono sullo sgradito podio del rischio. A ridosso ci sono anche il pesce francese sempre per l’anisakis, le arachidi dall’Egitto, le nocciole turche e quelle dell’Azebaijan per l’elevato contenuto di aflatossine cancerogene, il manzo ed il pollo provenienti dal Brasile e le cozze dalla Spagna infestati dal batterio Escherichia Coli.

Appare dunque chiarissimo che la sicurezza dei prodotti nazionali è altissima. Perché tanti rischi dalle importazioni? La relazione della Corte dei Conti Europea del 15 gennaio scorso, offre una spiegazione esauriente. Gli alti magistrati si sono soffermati sui “pericoli chimici negli alimenti che consumiamo”,  ed hanno chiesto lumi sulla  “tolleranza all’importazione e si chiede alla Commissione Europea di spiegare quali misure intende adottare per mantenere lo stesso livello di garanzia per gli alimenti importati rispetto a quelli prodotti nella Ue”. Questione di pesticidi utilizzati e di residui chimici. I prodotti extracomunitari sono 4 volte più pericolosi di quelli comunitari e 12 volte più di quelli prodotti in Italia.

Uno dei problemi principali – se si verifica un allarme –  è dato dalla difficoltà di rintracciare rapidamente i prodotti a rischio per toglierli dal commercio. Perché questo provoca un effetto a catena devastante: i consumatori hanno paura, comprano meno, le aziende vanno in difficoltà a tagliano posti di lavoro generalizzato calo di fiducia dei consumatori che a sua volta provoca il taglio dei consumi e che spesso ha messo in difficoltà ingiustamente interi comparti economici, con la perdita di posti di lavoro.

Cosa serve allora?

Risponde il Presidente di Coldiretti, Ettore Prandini:” “L’esperienza di questi anni dimostra l’importanza di una informazione corretta con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine nazionale dei prodotti che va esteso a tutti gli alimenti. Va eliminato anche in Italia il segreto sui flussi commerciali con l’indicazione delle aziende che importano materie prime dall’estero per consentire interventi mirati in situazioni di emergenza sanitaria che si ripetono sempre più frequentemente”.

 

Ecco la black-list dei prodotti alimentari stranieri

  1. Pesce dalla Spagna per mercurio (24 notifiche) e infestazione di Anisakis (14)
    2.      Ostriche vive dalla Francia per Norovirus (23)
    3.      Pollo dalla Polonia per Salmonella enterica (8)
    4.      Pesce dalla Francia per Anisakis (8)
    5.      Nocciole dalla Turchia per aflatossine (7)
    6.      Cozze dalla Spagna per Escherichia Coli (7)
    7.      Arachidi dall’Egitto per aflatossine (6)
    8.      Manzo refrigerato dal Brasile per Escherichia Coli-Shigatoxin (6)
    9.  Nocciole da Azerbaijan per aflatossine (6)
    10.  Pollo dal Brasile per Escherichia Coli-Shigatoxin (6)
    Fonte: Elaborazioni Coldiretti su allarmi alimentari in Italia nel 2018 (RASSF)

 

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