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Maduro perde pezzi e si improvvisa dialogante

Maduro inizia a cedere, forse.  Apre al dialogo e offre elezioni politiche anticipate, ma non quelle presidenziali. Anzi, ci tiene a precisare che “se gli imperialisti vogliono nuove elezioni presidenziali aspettino il 2025”. Insomma, cede ma non molla. Dopo che il governo ha ordinato il divieto di espatrio e la confisca dei beni per il leader dell’opposizione Juan Guaidò, dopo averlo indicato come usurpatore intento a guidare un colpo di Stato, come collaborazionista degli USA, addirittura come agente al soldo degli Americani, ora il dittatore venezuelano si mostra improvvisamente dialogante, ma non troppo. Dice di voler scongiurare che gli USA allestiscano “un altro Vietnam” in Venezuela. “Non macchiarti le mani di sangue”, aveva intimato a Trump due giorni fa. Ma Guaidò non arretra e chiama il popolo in piazza.

Il fatto è che l’immagine di Nicolas Maduro è ormai deteriorata. Al di là degli ultimatum e delle sanzioni minacciate da UE e USA, il discepolo di Chavez sta perdendo anche sul proprio terreno: il consenso da parte degli strati più poveri della popolazione. I feroci rastrellamenti che il governo ha ordinato nei bassifondi di Caracas sono la prova definitiva che si è incrinato quel legame fatto di paternalismo autoritario da un lato e idolatria dall’altro, che legava larga parte del popolo venezuelano a Hugo Chavez.

La ribellione dei più umili ha smascherato definitivamente il dittatore. Solo nelle ultime settimane, la repressione di Maduro nei quartieri più popolari della capitale ha fatto 35 morti, mentre 850 persone sono state arrestate.

A imporre questi primi timidi passi verso il dialogo, è quindi la consapevolezza dell’accerchiamento e dell’usura della propria immagine di difensore della patria. Per questo si improvvisa conciliante ma si tiene ben stretta la presidenza, nella speranza di mantenere il controllo dell’esercito, unico, traballante baluardo del chavismo.

L’appoggio di Russia, Cina, Turchia e Iran non può bastare. La partita sul controllo degli asset petrolifici vede gli USA in prima linea, intenzionati a non mollare la presa. Al di là del gioco delle parti tra Occidente e Oriente, non è affatto scontato che un eventuale intervento militare occidentale possa portare a una vera e propria rottura tra USA e UE da una parte e Russia e Cina dall’altra, come ai “gloriosi” tempi della Cuba di Fidel.

Maduro fiuta il possibile rischio di un futuro isolamento totale. Dunque, la tardiva e poco convincente richiesta di dialogo.

 

Red

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