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Macchine diesel ad olio di frittura

L’olio di frittura sarà il carburante delle prossime macchine diesel. Possibile? Sì. Le prove sono già in corso. E partono da quello che è un gesto quotidiano che possiamo scegliere di fare. Dalla cucina dove appena finito di friggere del pesce cosa facciamo, quasi  istintivamente? Scarichiamo l’olio nel lavandino, quello  rimasto nella padella. Un gesto che sembra normale e che invece non lo è. Quel residuo infatti va recuperato, perché così si evita di intasare le tubature ma soprattutto perché può essere riutilizzato.

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Come si fa

Si calcola che ogni cittadino produca 5 chili di olio esausto all’anno, e in totale le nostre famiglie 280mila tonnellate. Ebbene attualmente se ne recuperano soltanto 75mila. Proprio per riusarlo. Infatti oggi l’olio di frittura si utilizza negli stabilimenti specializzati dell’Eni a Porto Marghera e a Gela, a titolo sperimentale al posto dell’olio di palma per produrre biodiesel, carburante necessario alle auto diesel del futuro.

Secondo la direttiva (Ue) 2018/2001 sulle energie rinnovabili, adottata nel dicembre 2018 dal Parlamento e dal Consiglio europeo, entro il 2030 almeno il 32% dell’energia totale e il 14% di quella consumata per i trasporti, compresi i carburanti, dovrà essere prodotta da fonti rinnovabili e dunque bisogna eliminare totalmente l’olio di palma dai biocombustibili entro il 2030 (il grasso tropicale non potrà più essere considerato una materia prima sostenibile e rinnovabile).

Va da sè che anche questa operazione contribuirebbe e non poco  a sconfiggere l’inquinamento ambientale, obiettivo fondamentale per la  sopravvivenza del pianeta. E può essere utile a questo proposito ricordare che anche le alghe rappresentano una materia prima da trasformare in carburante verde.Il tentativo è in atto a Gela. Certo oggi non è facile creare in tutte le famiglie l’abitudine al recupero dell’olio di frittura. Ma ci si può provare: basterebbe tenere a portata dei  cuochi di turno una bottiglia o un recipiente di ferro per raccoglierlo e portarlo poi a una ricicleria.

Un punto per conferire l’olio esausto a Milano

Purtroppo una grande città come Milano – per esempio – non vanta  i contenitori stradali degli oli alimentari esausti come Venezia, ma nella città della Madonnina esistono almeno una trentina di riciclerie, in particolare presso  taluni supermercati. Così come nel resto della penisola si vanno diffondendo le isole ecologiche che hanno anche i contenitori per questo tipo di materia. Le isole ecologiche sono degli spazi realizzati per il conferimento dei rifiuti urbani che per dimensione o tipologia non possono essere conferiti nei cassonetti standard per la raccolta differenziata o nella raccolta porta a porta. La metà dei capoluoghi italiani a attivato isole ecologiche mobili. Insomma conservare l’olio di quella padella e magari a fine settimana portarlo al riutilizzo non è più un’impresa.

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