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Chi è davvero Joe Biden: dalle sconfitte alla nomination

Nell’immaginario collettivo Joe Biden è il vicepresidente di Barack Obama, il numero due di quegli anni, che visti ora sembrano un’età dell’oro. Tanto che fa leva proprio su quell’esperienza per andare alla Casa Bianca, vincendo le primarie che tante volte lo hanno visto sconfitto. A cominciare dalla lontana competizione per la nomination del 1988.

Biden, 77 anni, è insomma un politico navigato (la prima elezione al Senato risale al 1972), elemento di spicco dell’establishment del Partito democratico statunitense, che lo sostiene con forza. Ma ha anche una storia personale segnata da un grande lutto: la perdita della moglie e della figlia in un incidente avvenuto a pochi giorni dal suo insediamento, per la prima volta, al Senato.

Biden, la gioventù: gioie e lutti

Joe Biden

Joe Biden (Foto Gage Skidmore https://www.flickr.com/people/[email protected])

Biden è dunque il più che probabile sfidante di Donald Trump (che lo definisce sleepy Joe, il soporifero o sonnolento Joe) alle prossime Presidenziali negli Usa, viste le vittorie conquistate alle primarie in vari Stati. Ma non è propriamente e soltanto un profilo vincente e affidabile. Nella sua carriera ha inanellato tante gaffe (il Time ne ha fatto una top ten) e collezionate tante sconfitte.

Nato a Scranton, in Pennsylvania il 20 novembre 1942, Biden ha mostrato fin da giovane una grande ambizione politica: voleva diventare senatore e poi approdare alla Casa Bianca. A soli 30 anni, da avvocato sconosciuto al grande pubblico, è arrivato il primo grande trionfo della sua carriera politica: alle elezioni del 1972 è diventato senatore del Delaware. La campagna elettorale puntò tutto sulla freschezza della sua immagine contro l’avversario repubblicano, Caleb Boggs, che era in corsa per il terzo mandato da senatore. Il successo è maturato per una manciata di voti, poche migliaia, avviando comunque un percorso importante, che ha rischiato di fermarsi per una tragedia. Un mese dopo, infatti, Neilia e Naomi, sua moglie e la figlia di un anno, sono morte, travolte da un camion. Dopo una fase di riflessione, decise di non lasciare l’incarico di senatore.

Donald Trump (foto di Gage Skidmore tratta da Wikipedia)

Primarie, quanti dolori per Biden

Biden ha continuato così a essere rieletto senatore del Delaware (fino al 2009), dimostrandosi abile tessitore di manovre politiche e punto di equilibrio nelle mediazioni con i repubblicani. Nel 1988, a 46 anni, ha lanciato la sua prima sfida per la Casa Bianca: si è candidato alle primarie dei democratici, sfruttando i sondaggi che lo vedono tra i favoriti. Ma la sua candidatura non è decollata e ha annunciato il ritiro dalla competizione, vinta Michael Dukakis, sconfitto a sua volta alle presidenziali da George Bush. Intanto Biden è diventato, dal 2001 fino al 2003, presidente della Commissione Esteri al Senato.

Nel 2004 ha valutato la ricandidatura alle primarie, ma alla fine ha rinunciato. Nel 2007 è tornato a capo della Commissione Esteri. Alle primarie del 2008 c’è stata la svolta: ha scelto di correre per la nomination, ma la novità Obama ha travolto tutti. Biden si è ritirato, ancora una volta, dichiarando il suo sostegno al giovane senatore dell’Illinois con cui ha iniziato un sodalizio vincente, che lo ha portato a essere vicepresidente per otto anni. E quell’esperienza adesso si rivela utilissima: può, dopo tante sconfitte, vincere le primarie. E correre per la Casa Bianca.

Dalle guerre alla sanità: le posizioni dell’ex vice di Obama

Tra le posizioni storicamente più significative, c’è l’opposizione del senatore del Delaware alla prima guerra del Golfo, mentre successivamente ha votato a favore degli interventi nell’ex Jugoslavia, e delle missioni in Afghanistan e in Iraq, anche se su questo intervento ha fatto pubblica ammissione di pentimento. Nel 2011 ha espresso forti perplessità sull’attacco militare in Libia, che secondo lui avrebbe aumentato l’estremismo e fatto precipitare il Paese nel caos. Al di là dei conflitti, in politica estera l’ex vicepresidente è stato fautore dell’accordo sul nucleare con l’Iran e ha sostenuto lo scontro diplomatico con la Russia, avviata dal suo ex presidente.

Per quanto riguarda la sanità, è stato vicepresidente nell’era dell’Obamacare e quindi è evidentemente favorevole alle misure introdotte da quella riforma. Si tratta di un punto di forza notevole nei giorni in cui il Coronavirus inizia a spaventare anche gli Stati Uniti. E può provocare effetti dirompenti sul consenso di Trump. In materia di diritti civili Biden ha una posizione centrista: da cattolico praticante è personalmente contrario all’aborto, ma non vuole la cancellazione della legge che lo consente. Ferma, invece, l’opposizione ai matrimoni omosessuali. In materia economica la ricetta di Biden è in linea con quella di Obama: sgravi fiscali alla classe media, ma senza rivoluzioni socialiste alla Bernie Sanders.

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