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Lusso sostenibile: l’economia circolare dei grandi marchi

Ripensare l’industria del lusso, in nome della sostenibilità, senza limitarsi al riciclo. Un tema che Impakter Italia, negli articoli di Eduardo Lubrano, ha spesso trattato (vedi qui, qui e qui). Perché il riciclo, appunto, non può essere l’unico strumento per evitare lo spreco di risorse: una svolta necessaria per arginare l’emergenza climatica che si aggrava sempre di più. Soprattutto in un settore, come il lusso, che può rappresentare il fulcro di una produzione all’insegna dell’economia circolare e della produzione sostenibile.

La posizione è stata rilanciata da uno dei giganti internazionali del lusso, con sede a Parigi, Kering, che ha diffuso il rapporto sugli obiettivi raggiunti in termini di sostenibilità nel triennio 2017-2020. Tanto per rendere l’idea Kering detiene i marchi Gucci, Yves Saint Laurent, Balenciaga, Alexander McQueen, Bottega Veneta, Boucheron, Brioni. 

La sostenibilità non è un lusso

Il dossier parte alcuni aspetti fondamentali: “Più che mai, semplicemente non basta che le aziende lo dicano che si preoccupano di ridurre il consumo di risorse e di rispettare persone nei loro ecosistemi aziendali, devono riconoscerla come assoluta necessità”. Il senso è evidente: la produzione sostenibile è un punto di partenza fondamentale. L’impegno è stato rilanciato da Marie-Claire Daveu, Chief Sustainability and Institutional Affairs Officer di Kering. “Siamo convinti che la sostenibilità non sia un’opzione ma una necessità, nel lusso è anche un dovere, perché è questo settore a dettare il passo. Vediamo la sostenibilità come un’opportunità, un investimento e non come un ostacolo”, ha affermato in un colloquio con il Corriere.

Investimenti sostenibili

L’obiettivo è quello di investire sull’economia circolare a tutto tondo. Il riuso dei materiali consente infatti di prolungarne il ciclo dei vita. “Stiamo definendo lo standard per la sostenibilità del lusso, perché crediamo che i due elementi debbano sempre andare mano nella mano”, si legge nel dossier. Uno dei pilastri è quello dell’attenzione per il pianeta e questo richiede la riduzione dell’impatto ambientale al 40% entro il 2025. E in molti casi, entro i prossimi quattro anni, come per altre aziende, il target è di impiegare materiali prodotti in maniera sostenibile e soprattutto tacciabile.

Ma c’è anche il tema, che attiene la produzione: la catena di approvvigionamento, la tracciabilità dei materiali, i processi di produzione meno impattanti. Linee guida essenziali per l’intero comparto. Anche in questo caso, però, l’innovazione passa anche attraverso altri canali. Su tutti la possibilità di attivare finanziamenti etici per evitare che la catena di produzione possa impattare sulle disuguaglianze.

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