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L’UE detta le regole del Recovery Fund

L’UE detta le regole del Recovery Fund.”Non nuocere significativamente all’ambiente” nella visione della Commissione Europea –  che ha adottato definitivamente alcune linee guida per l’approvazione definitiva del fondo per il rilancio dell’economia (Recovery and Resilience Fund) – vuol dire principalmente basta all’energia ed al calore prodotti con fonti fossili e dunque conversione, anzi transizione verso investimenti in elettrificazione di settori industriali, trasporti e edifici con le rinnovabili.

Ambiente sostenibile secondo lUnione Europea vuol dire sviluppo sostenibile che come sappiamo è  basato su tre pilastri: economia-sociale ed appunto ambiente.

Unica eccezione, ed andrà valutata caso per caso, quella del gas naturale. L’adozione di queste linee guida fa seguito al dibattito di cui abbiamo dato conto in questo post dedicato proprio alla finanza sostenibile ed a cosa in tema di investimenti sia sostenibile e verde o meno.

Le linee guida hanno l’obiettivo di garantire che gli investimenti che gli Stati propongono per l’uso del fondo non “danneggino in modo significativo” gli obiettivi ambientali dell’Ue : energia pulita, industria sostenibile, costruire e ristrutturare, mobilità sostenibile, biodiversità, produzione dal produttore al consumatore, eliminazione dell’inquinamento, lotta al cambiamento climatico.

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Primo: “Non nuocere significativamente all’ambiente”. L’UE detta le regole del Recovery Fund – CC0, public domain, royalty free

Nel dettaglio delle linee guida

Si tratta, spiega la Commissione, di “un modo per facilitare il lavoro degli Stati membri nella preparazione dei loro piani di recupero e resilienza“, visto che per ogni misura e riforma i paesi dovranno presentare una valutazione basata sul principio “Do Not Significant Harm” appunto non nuocere in modo significativo.

La Commissione non potrà dare una valutazione positiva ai piani presentati se una o più misure non saranno conformi al principio che si declina nei sei obiettivi fissati dal regolamento sulla classificazione degli investimenti verdi (tassonomia): attenuazione del cambiamento climatico, adattamento ai cambiamenti climatici, uso sostenibile e la protezione dell’acqua e delle risorse marine, transizione verso un’economia circolare, prevenzione e controllo dell’inquinamento, protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi.

Le misure che promuovono una maggiore elettrificazione (tipo industria, trasporti ed edifici) sono considerate generalmente compatibili con il principio, perché seguono l’obiettivo di mitigazione del cambiamento climatico. Questo a condizione che gli Stati membri giustifichino la maggiore elettrificazione con l’aumento di capacità di generazione di energie rinnovabili a livello nazionale. E comunque gli Stati dimostrare che tali applicazioni non danneggiano in modo significativo gli altri cinque obiettivi ambientali.

Per esempio. Un’attività a impatto considerato basso, come una centrale idroelettrica con la costruzione di una diga su un’area incontaminata, vedrebbe la valutazione dell’impatto della diga rispetto al fatto che l’area in questione rimane nel suo stato naturale piuttosto che considerare un diverso possibile uso alternativo dell’area.

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Primo: “Non nuocere significativamente all’ambiente”. L’UE detta le regole del Recovery Fund – CC0, public domain, royalty free

Se si tratta di attività economiche per le quali non esiste un’alternativa tecnologicamente valida a basso impatto ambientale, gli Stati devono dimostrare che una misura non arreca danni significativi adottando i migliori livelli di prestazione ambientale disponibili nel settore.

Ed ecco le misure relative alla generazione di energia o calore da combustibili fossili e le relative infrastrutture di trasmissione e distribuzione. In genere non dovrebbero essere considerate conformi perchè esistono alternative a basse emissioni di carbonio. L’unica eccezione come scritto in apertura di questo post,  – e sono limitate – sono quelle legate alla produzione di energia o calore mediante gas naturale.

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