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climate clock

L’orologio che segna la fine del mondo

Lo so: “quanto manca alla fine del mondo” è un titolo che mette ansia, fa paura, provoca gesti di scongiuro,fa pensare persino a uno scherzo, alla battuta di un burlone. In realtà è la scoperta di un ignorante: io non sapevo che esistesse a Manhattan, nel centro di New York, un orologio che non conta più i secondi, i minuti, le ore che passano ogni giorno ma scandisce invece i secondi, i minuti, le ore, gli anni che ci separano dalla cosiddetta “catastrofe climatica della Terra”. Ovvero il riscaldamento globale del pianeta che ci ospita. Ep-pure mi occupo da anni dell’ambiente e dei suoi enormi problemi, ne scrivo come posso e oriento le mie ricerche al solo scopo di contribuire nel mio piccolo alla salvezza della Terra. Ho scoperto dunque l’orologio di New York sfogliando LiberEtà, la bella rivista del sindacato pensionati italiani della Cgil che mi conferma ogni mese la mia condizione di pensionato ottantottenne.

E che cosa è la catastrofe climatica se non l’interruzione della vita che stiamo vivendo dall’est all’ovest del mondo, di questo mondo rotondo nel quale siamo nati, cresciuti e taluni di noi invecchiati? Se non lo stravolgimento delle quattro stagioni,l’avvelenamento dell’aria che respiriamo e che anche noi con il nostro agire, il nostro produrre, abbiamo provocato ? Però scoprire all’improvviso- per me- che c’è una scadenza precisa fa paura, lo confesso senza alcun rossore. Un epilogo che non dovrebbe sorprenderci più di tanto, visto che siamo tutti consapevoli di morire un giorno o l’altro perchè la vita ha un suo ciclo preciso e perchè , diciamo la verità, non ci illudiamo di campare oltre i cent’anni.

Climate Clock: a New York un orologio segna quanto tempo ci rimane per  salvare la Terra | Reccom Magazine

 

Dunque, a quella che io equiparo alla fine del mondo mancano esattamente sette anni, 103 giorni, 10 minuti e 42 secondi! Capite?Quelli che mi fanno più paura non sono tanto i sette anni(2027, 2028) quanto quei quarantadue secondi, ultimo spazio di vita, di luce! C’è da domandarsi a cosa servono allora tutti i nostri sforzi attuali per rendere di nuovo abitabile il mondo intero, per non sottrarre più superfici al verde bloccando l’inarrestabile avanzare del cemento? In proposito mi hanno emozionato i versi che il poeta John Keats ha dedicato a un bosco: “I tuoi rami non ricordano più/ la loro verde felicità..”.

Mentre scrivo mi accorgo che sto consumando ore,minuti e secondi di quel tempo che scandisce l’orologio di Manhattan, di quell’ultimo spazio vitale che ci rimane per essere felici o infelici, sorridenti o immusoniti, speranzosi o disperati.E’ meglio che mi fermo qui, penso che sia meglio attraversarli fino in fondo questi sette anni, 103 giorni, 10 minuti e 42 secondi che scandisce l’orologio di New York.

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