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Anche gli anziani hanno diritto ad un futuro

Ora che le strade di una città come Milano sono – almeno all’apparenza – meno  congestionate per il parziale esodo agostano, si vedono in giro quelli che non sono partiti, per esempio i vecchi-vecchi, ossia gli ultraottantenni. C’è da scommettere su quello che pensano i più giovani incrociandoli : questi hanno sconfitto il coronavirus, sono i vittoriosi della pandemia, che pure ha fatto strage dei vecchi. I superstiti, ecco. Forse bisognerebbe premiarli.. Diamo per buono un simile commento, non privo di ammirazione per le signore e i signori di età in circolazione non solo a Milano ma registriamo anche le notazioni ambigue che sono emerse da altri strati sociali.

Si fa notare, per esempio, che invece di vecchi la nostra Italia avrebbe bisogno di bambini, visto che il tasso di natalità nella Penisola è crollato già da tempo e in modo preoccupante. Questa contrapposizione – tanti vecchi in circolazione troppe culle vuote – ha ispirato, c’ è da immaginarlo, l’appello mondiale che nel maggio scorso ha lanciato la Comunità di S.Egidio – bandiera degli anziani dal 1972 – con un titolo eloquente: “Senza anziani non c’è futuro”. Un appello che vuole – come dice testualmente – “riumanizzare” le nostre società. “La tesi che una più breve speranza di vita comporti una diminuzione legale del suo valore è, da un punto di vista giuridico, una barbarie”. In altre parole il valore della vita deve rimanere uguale per tutti e non deve dipendere dal numero degli anni.

Ci corre l’obbligo qui di citare alcuni numeri per avere un’idea più precisa della delicata questione. Innanzitutto dobbiamo ricordare che dopo il Giappone l’Italia è forse il più vecchio paese del mondo.Gli anziani, calcolando dai 65 anni in su, sono quasi 14 milioni, e in questa cifra risultano compresi  i quattro milioni di ultraottantenni. Pensate: in Europa sono passati dal 4 al 5% nel giro degli ultimi vent’anni. Due terzi, è il caso di ricordarlo, sono donne.C’è di più: nel nostro continente si prevede che passeranno dall’11 al 22% entro il famoso 2050. La vecchiaia come volano del futuro ha ispirato la nascita del Ministero della Solitudine in Gran Bretagna.Titolo calzante: chi più dei nonni soffre la solitudine? Non sarebbe male immaginare che anche l’Italia possa seguire l’esempio innovativo degli inglesi. Anche perché un ministero in più è sempre allettante per la nostra classe politica..

Senza anziani non c’è futuro. Uno slogan bello, audace. Basterebbe a costruire il domani l’esperienza che ci trasmettono. Certo, dovremmo organizzargli anche un ambiente più vivibile, è proprio il caso di dirlo, e non soltanto più case di riposo per nonni di età variabile dai 65 agli ultra 80. E possibilmente molto prima del fatidico 2050 che è chiamato in causa per ogni vicenda futuribile. E’ appena sufficiente notare che a quel domani mancano ancora trent’anni..

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