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L’opinione di Antonio Lubrano: beata incoscienza

E’ come rivivere i giorni della Liberazione, quando la fine della seconda guerra mondiale portò gl’italiani, tutti gl’italiani per le strade delle nostre città cantando e sventolando vessilli tricolore. Uscivamo dal lungo e disastroso conflitto, milioni di morti (quanti veramente?), macerie dappertutto, palazzi sventrati dalle bombe, facce stravolte dalla fame, dai patimenti, dalle mille paure. Prigionieri dell’incubo trovammo nella folla festante il coraggio di ricominciare a vivere.

L’esodo di agosto, di questo agosto 2020, disordinato, scomposto, gioioso e furente allo stesso tempo, fa tornare alla mente di chi l’ha vissuta, l’immagine di quella Italia ormai lontana ottant’anni. Solo che oggi  festeggiamo una presunta Liberazione: chi ha detto infatti che l’incubo del Covid 19 è finito? Chi ascolta gli appelli alla prudenza che vengono dagli esperti della pandemia? E i bollettini quotidiani sul contagio diffusi da tutti i telegiornali? Chi ha detto che questa guerra è realmente finita? Nessuno.

Eppure i sei mesi di paura da febbraio a oggi, di costrizione, di ansia, sembrano trascorsi senza lasciare traccia, o perlomeno sono in tanti a dimostrare ora insofferenza per qualsiasi genere di limitazione imposto dal virus maledetto.

Agosto è il mese consacrato alle ferie, alle spiagge, alla montagna, al divertimento collettivo  e molti di noi – evidentemente -sentono l’obbligo di rispettare la tradizione, l’abitudine, il così si è fatto sempre. Ed è impressionante adesso per chi resta a casa essere spettatori di questo esodo collettivo. L’entusiasmo di massa per la presunta uscita dall’incubo e quindi la conseguente infrazione delle regole antivirus appare in stridente contrasto con l’atteggiamento responsabile che tutti noi, italiani maggiorenni e minorenni, abbiamo tenuto  quando mesi fa l’autorità politica ci ha chiesto di chiuderci in casa per combattere l’epidemia. Siamo stati in clausura, né più né meno. Lo abbiamo dimenticato?

L’impressione che si ha, assistendo a questa “fuga” disordinata dalle città, non è la pur legittima voglia di vacanze ma l’incredulità del rischio che ancora corriamo tutti. Siamo stufi di aver paura insomma. In molti di noi vince una beata incoscienza.

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