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antonio lubrano

L’opinione del mondo sul clima

Ho letto su Il fatto alimentare diretto dal mio vecchio amico Roberto La Pira i risultati di un sondaggio mondiale sul cambiamento climatico, realizzato dalle Nazioni Unite con la collaborazione dell’Università di Oxford. Vi hanno partecipato  un milione e 200mila persone di ben 50 Paesi, cifra impressionante a dire il vero. I promotori hanno appurato che almeno mezzo milione dei soggetti intervistati hanno un’età variabile dai 14 ai 18 anni, un campione a mio avviso assai significativo.

Ovviamente la maggioranza degli intervistati, giovani o di mezza età o vecchi(64%), è consapevole del fatto che il cambiamento climatico sia una vera emergenza. Gli intervistati più sensibili a questo proposito rispondono dall’Inghilterra e dall’Italia(81%). Ed è persino logico che questa massiccia opinione solleciti i governi “a fare tutto il necessario e subito” per affrontare e superare la crisi che deriva dal fenomeno. In che modo? Beh, le risposte degli intervistati, oltre che semplici sono prevedibili: adottare politiche di conservazione di foreste e terreni(54%), sfruttare le energie rinnovabili(53%), indirizzare il sistema agricolo verso pratiche più sostenibili(52%).

E qui devo confessare  che io lettore non capisco. In primo luogo perchè cosa volete che ne sappiano le persone di ogni giorno sulle “pratiche più disponibili” in agricoltura: c’è qualcuno che spiega quali sono o dovrebbero essere queste pratiche? Ma c’è un altro dubbio che mi assale: quando il 50% degli intervistati dice che occorrerebbe investire di più “in lavori e aziende verdi”, ha ben chiaro quali siano le esigenze, i problemi di un’azienda verde oggi?

Attenzione: so benissimo che il grande pubblico non è e non può essere competente dei problemi agricoli e di quelli aziendali. Però avverto l’esigenza che qualcuno spieghi alla gente le difficoltà di chi oggi coltiva i campi, che sia un organismo come le Nazioni  Unite o che siano le associazioni degli addetti ai lavori, affinchè l’opinione pubblica più generale sia resa edotta e partecipi alla soluzione dei problemi di un settore che ci interessa direttamente: l’agricoltura non è forse la fonte del nostro cibo quotidiano?

Altre domande di questo sondaggio universale trovano poi risposte oserei dire più ovvie. Per esempio la necessità di una più ferrea lotta allo spreco alimentare(43%); di investire di più per irrobustire le aziende verdi(50%). Alla fine gli stessi promotori del sondaggio internazionale si pongono una domanda, a mio avviso più che legittima: “Siamo sicuri che diete e stili di vita più sostenibili riusciranno a diffondersi in tutto il mondo senza un’adeguata promozione?” Dubbio legittimo, che però – io credo – dovrebbe essere affrontato e risolto dai reggitori della cosa pubblica in tutte le nazioni, e al più presto per giunta. La parola “promozione” è impegnativa: si tratta di far capire alla gente, alla cosiddetta opinione pubblica, a quali rischi stiamo andando incontro proprio per il cambiamento climatico che sta marcando le nostre giornate. E quindi di consentire al famoso” uomo della strada” di reagire consapevolmente ai pericoli del momento.

 

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