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L’ONU cambia il PIL: c’è il capitale naturale ed è più sostenibile

L’ONU cambia la definizione del PIL: la 52^sessione della Commissione statistica delle Nazioni Unite ha stabilito che il che il capitale naturale – i contributi di foreste, oceani e altri ecosistemi – vengano riconosciuti nei rapporti economici. Un grande passo avanti che su Impakter Italia avevamo già letto come auspicio nelle parole del professor Tommaso Luzzati nell’intervista dello scorso mese di settembre.

“….Quindi finchè il nuovo modello economico non viene assunto dalle nazioni la sostenibilità costerà un pò di più. Viviamo in un sistema di costi non pagati e dobbiamo pertanto cambiare la composizione del PIL (l’indicatore che misura la somma della dimensione del mercato e dei costi della pubblica amministrazione, ndr) al quale oggi tutti guardano come principale indicatore: oggi ci sono beni che diventano subito spazzatura che rientrano nel Prodotto Interno Lordo ma che non accrescono sostanzialmente il nostro benessere”. E’ un estratto di quella conversazione col docente di Economia Politica all’Università di Pisa

sostenibile

L’ONU cambia il PIL: c’è il capitale naturale ed è più sostenibile – @piqsels.com

Che vuol dire capitale naturale

E’ l’insieme delle risorse naturali del nostro pianeta. È il  patrimonio dell’umanità dentro il quale ci sono il suolo, l’aria, l’acqua e gli organismi che abitano tutte queste zone. Con il termine “servizi ecosistemici” si intendono i beni e i servizi gratuiti che la natura ci fornisce gratuitamente e che ci consentono di vivere e sono la base della nostra economia. Ecco perchè si parla di capitale naturale.

Come si arriva a determinare il valore di questo capitale? Secondo gli studiosi di ecologia e di economia gli ecosistemi ed i relativi servizi offerti all’umanità, possono essere suddivisi in quattro grandi macro-categorie: di supporto; di fornitura o approvvigionamento; di regolazione; culturali e ricreativi.

In Italia il Comitato per il Capitale Naturale (presieduto dal Ministro dell’Ambiente, composto da 10 Ministri, dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani ,ANCI, dalla Conferenza delle Regioni, 5 Istituti pubblici di Ricerca ed un gruppo di esperti, tra cui il Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Edo Ronchi) redige il “Rapporto sullo Stato del capitale naturale in Italia.

L’ultimo, quello del 2019, in estrema sintesi segnala che c’è una crescita delle zone boschive nelle aree interne del paese che però è dovuta all’abbandono da parte della popolazione di montagne e colline. E che c’è un problema sempre più accentuato con la biodiversità che andiamo perdendo progressivamente. Le cause noi di Impakter Italia le conosciamo bene: consumo di suolo, cambiamento climatico,  scarsa attenzione nella cura della fertilità dei terreni.

Come cambia il PIL con il Capitale Naturale

“Le risorse della natura – ha detto il Segretario Genereale dell’ONU Antonio Guterres – – non figurano ancora nei calcoli della ricchezza dei Paesi. Il sistema attuale è orientato alla distruzione, non alla conservazione. Il punto fondamentale – ha proseguito – è che dobbiamo trasformare il modo in cui vediamo e valutiamo la natura. Dobbiamo riflettere sul vero valore della natura in tutte le nostre politiche, piani e sistemi economici. Con una nuova consapevolezza, possiamo indirizzare gli investimenti in politiche e attività che proteggono e ripristinano la natura e le ricompense saranno immense”. Da qui si è partiti per definire il  Sistema di contabilità economico-ambientale – Contabilità dell’ecosistema-SEEA EA, un novo sistema di contabilità che prevede l’integrazione dello sviluppo sostenibile nella pianificazione economica.

Elliott Harris capo economista dell’Onu, illustrando i lavori della Commissione statistica ha detto: “In passato si sono misurati i progressi sotto forma di beni e servizi che si producono e il valore sul mercato, ma  non l’abbiamo mai fatto per la natura. Abbiamo trattato la natura come se fosse gratis e illimitata”.

Per la definizione del SEEA.EA hanno lavorato  più di 100 esperti di diverse discipline, settori e paesi che hanno sottoposto le loro conclusioni a circa 500 esperti grazie ad una consultazione globale. Il quadro generale che ne è risultato propone questa nuova base di riflessione:  gli ecosistemi forniscono servizi importanti che generano vantaggi per le persone e sono quindi beni da preservare e mantenere in tutto e per tutto uguali ai sin qui tradizionali beni economici.

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