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L’onda verde che bagna l’Europa

Ska Keller, leader dei Verdi europei, lo ripeteva da settimane: “Siamo l’ultimo bastione contro l’estrema destra. La vera alternativa al sovranismo siamo noi”. Nell’intervista rilasciata a Linkiesta si diceva fiduciosa perché “I Verdi effettivamente sono una delle poche forze politiche che sta andando molto bene in questa campagna elettorale”. Sembravano le classiche previsioni ottimistiche di qualsiasi politico alla vigilia di una tornata elettorale, e invece era realtà. Il giorno dopo la chiusura dei seggi, l’avanzata che sorprende non è quella dei sovranisti – annunciata e avvenuta soltanto a metà – ma quella dei Verdi, che in pochi avevano previsto e che invece in alcuni Paesi è stata travolgente.

Secondo partito in Germania con il 20,5% dei voti e in Finlandia con il 16%, terzo in Francia, staccando notevolmente il partito Socialista e quello Repubblicano, con il 13,5% e in Irlanda, dove si attesta al 15%. Un exploit senza precedente per gli ecologisti europei, cresciuti anche in Gran Bretagna, Belgio, Olanda e Danimarca, dovuto certamente “all’effetto Greta Thunberg” e all’attenzione mediatica che la giovane attivista svedese ha catalizzato sul tema della sostenibilità, ma anche alla scelta di puntare su una leadership nuova, di rottura rispetto al passato. Franziska Keller è infatti la più giovane degli Spitzenkandidaten di queste elezioni europei, la più vicina alla “generazione Erasmus”. 37 anni, nata a Guben, nell’allora Germania dell’Est, si è laureata in Studi ebraici, Studi islamici e Turcologia studiando a Berlino e  Instabul, e parla inglese, francese, spagnolo, arabo e turco, oltre al tedesco.

Ska, diminutivo che preferisce rispetto a “Franzi”, entra in politica a vent’anni nel movimento giovanile dei Verdi, battendosi contro le miniere di carbone e a 27 anni viene eletta per la prima volta nel Parlamento europeo. Membro della commissione parlamentare mista UE-Turchia e della Commissione per le libertà civili, la Keller vuole un Europa accogliente e aperta, con norme chiare che garantiscano un’equa distribuzione dei rifugiati negli Stati membri. Come membro della commissione per il commercio internazionale, si è battuta contro le esportazioni di armi dall’Ue verso i teatri di guerra, denunciando le ipocrisie dell’Europa. Per intercettare il consenso degli elettori, la Keller ha puntato su un programma articolato in 12 punti, chiaro e sintetico, che potesse risultare comprensibile a tutti. Tra le priorità dei Verdi, oltre ai classici temi ecologisti, ci sono l’introduzione di un reddito minimo europeo, la lotta ai paradisi fiscali, il potenziamento della rete ferroviaria europea per ridurre il numero di voli e la difesa del diritto di asilo e delle minoranze. Temi che potrebbero permettere alleanze con i partiti della sinistra. Già prima delle elezioni, infatti, la Keller si era detta favorevole ad eventuali alleanze per permettere ai Verdi di portare avanti le loro istanze. Alleanze in cui far pesare ancora di più il proprio voto, ora che i Verdi vedono notevolmente aumentato il numero dei loro parlamentari, che passa da 50 a 69. Un’affermazione elettorale che forse, nonostante le previsioni ottimistiche, non si aspettava nemmeno Ska, che oggi posta una foto su twitter in cui, con un sorriso raggiante, tiene in mano un cartello con la scritta “Danke”.

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