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Lo spazio vuoto di Piazza del Popolo nel lockdown

Lockdown bis causa Covid: aumentano contagi e morti

Un lockdown bis imminente, causa Covid. Locale, metropolitano, nazionale, qualunque esso sia l’Italia è destinata a mettere in isolamento forzato milioni di cittadini. E quindi costringere allo stop le attività economiche e sociali. Probabilmente si partirà con la misura nelle grandi città, Milano e Napoli su tutte. Ma a seguire nell’elenco figurano da Torino, Firenze, Bologna e Roma. La Capitale finora ha tenuto benino rispetto all’onda del Coronavirus. Ora, però, l’argine mostra qualche crepa.

In generale i grandi centri sono anche gli epicentri della crisi sanitaria. I rumors indicano così una stretta in questo senso. E dopo potrebbe toccare allo stop agli spostamenti tra regioni, alla chiusura di negozi; mentre bar e ristoranti potrebbero restare aperti solo per il servizio di asporto e di delivery. Ma sono indiscrezioni, appunto. Il testo del Dpcm (l’ennesimo, sì) non esiste nemmeno sotto forma di bozza.

Il Pantheon negli ultimo giorni di lockdown

Il Pantheon negli ultimo giorni di lockdown (Foto Luca Bellini)

Covid-19: i contagi aumentano e le terapie intensive si intasano

Esiste, ahinoi, un’altra certezza: il numero dei contagi cresce, come ripetono gli esperti, in maniera esponenziale in tutta Italia. Ovunque. Addirittura le oasi felici, Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige, stanno facendo i conti con l’emergenza.

Pochi giorni fa si restava allibiti di fronte a 20mila casi accertati nel Paese, tra qualche giorno è immaginabile che sarà sfondata la soglia dei 40mila. E, come ha insegnato questa pandemia, l’aumento dei contagi porta con sé l’incremento dei morti e la saturazione degli ospedali. Comprese le terapie intensive. Perché sarà pur vero che la letalità del Covid sta scendendo all’1%. Ma, per capire cosa celano le percentuali, l’1% di 50mila infetti è 500. Se il trend dei casi non si inverte (e non c’è nulla che lo lasci immaginare, anche nel più incallito esercizio di ottimismo), la barriera dei 50mila contagi è alquanto prossima.

Quindi, ben presto, si arriverà a un conteggio di vittime sempre maggiori rispetto alle 200 quotidiane a cui ci si sta abituando. Molto spesso dietro il rassicurante mantra “era anziano con patologie pregresse”. Senza dimenticare che la maggiore pressione sulle strutture sanitaria compromette un adeguato accesso alle cure, che si traduce in un ulteriore incremento di vittime. La tragica esperienza di marzo e aprile è una dura lezione. Con uno scenario così ci sono due scelte: il modello svedese, con le aperture al costo di aggravare il bilanci dei decessi, o la chiusura. Il famigerato lockdown, parte seconda.

Lockdown inevitabile, nonostante le promesse

Così il governo italiano deve rivedere, suo malgrado, l’impegno di non voler sottoporre il Paese a una seconda chiusura, i cui effetti economici si annunciano più devastanti del primo. Quale possa essere la modalità è ancora da definire. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha sposato una linea più soft, mentre dal Partito democratico, con il capo delegazione Dario Franceschini, e dal ministro della Salute, Roberto Speranza, arriva una spinta a misure più drastiche. Nella compagine governativa c’è solo Italia viva a chiedere che non vengano ridotte le libertà nel timore di danneggiare l’economica. 

Ma oltre il gioco delle parti politiche, bussa alla porta la drammatica realtà di una pandemia che ha costretto il Regno Unito, la Francia e la Germania ad attuare forti restrizioni. Insomma, ogni governo può avere le sue colpe (come quello italiano). Ma al netto delle critiche legittime (potenziamento trasporti, investimenti sanitari, su tutti) di fronte a un virus, incompatibile con l’impianto della nostra società, ci vorrebbero doti miracolistiche per garantire uno stile di vita “normale”, o comunque in linea con quello di qualche mese fa. Dell’era pre-Covid.

Via dei Condotti chiusa per virus nel primo lockdown (foto Luca Bellini)

Cosa ci aspetta nelle prossime settimane è pressoché impossibile da prevedere. Di sicuro durante un lockdown bis non si sentiranno cori dal balcone, inni d’Italia e slogan ottimistici. Le persone sono molto più provate e impaurite. Non si vive un’incognita: è la ripetizione di un’esperienza traumatica. È più probabile, perciò, che si udiranno sfoghi di rabbia di chi sta pagando un tributo molto alto, troppo, a questo virus. E guardacaso sono quasi sempre i soliti: i precari, i lavoratori poco garantiti, ancora peggio quelli che sbarcavano il lunario “a nero”. Carburante nel motore dei sovversivi.

Insomma, è impossibile formulare previsioni esatte, ma non servono doti divinatorie per comprendere che saranno almeno quattro-cinque mesi difficili. Almeno. Nell’attesa che, come dice il virologo Guido Silvestri, giunga la cavalleria degli anticorpi monoclonali e dei vaccini. Allora dall’incubo si potrà uscire. Ed è proprio questo traguardo, in fondo non lontanissimo, a dover infondere coraggio. E quel pizzico di fiducia nel futuro.

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