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cibo spreco

Lo spreco di cibo al centro della questione clima

Sprecare il cibo è un insulto a tutti noi ed un danno al pianeta. Nelle famiglie di 20 o 30 anni fa quando un figlio giocava col pane il rimprovero più abituale era questo:”Mentre tu butti questo pane ci sono dei bambini da qualche parte del mondo che muoiono di fame!”. Col tempo ci siamo accorti, perchè gli esperti ce lo hanno spiegato, che lo spreco di cibo nel mondo –  pari al 17% del cibo disponibile al consumo – ha effetto sul cambiamento climatico.

Qui su Impakter Italia di questa relazione ce ne siamo occupati tante volte. Forse troppe rispetto al fatto che sembra assurda l’insistenza di ognuno di noi nel buttare via alimenti ancora buoni senza alcun riguardo: una pratica insopportabile, inaccettabile, non più sostenibile che fa la sua parte per il 10 per cento di emissioni di Co2 nell’atmosfera. E qui sarà il caso di fare un riepilogo di cosa vuol dire Co2 – effetto serra – riscaldamento globale.

La produzione in eccesso di anidride carbonica mette in pericolo l’esistenza dell’Ozono, uno strato gassoso presente nell’atmosfera che protegge la terra dall’azione nociva dei raggi ultravioletti UV-C provenienti dal sole. D’altro canto  il surriscaldamento climatico si produce perchè durante il giorno la superficie terrestre accumula il calore irraggiato dal sole. Nelle ore notturne il calore viene disperso nello spazio. L’eccessiva concentrazione di anidride carbonica nell’aria forma invece, una sorta di cappa che impedisce l’espulsione del calore assorbito dalla terra nelle ore diurne. Torniamo al cibo ed al Country Manager Italia Eugenio Sapora dell’app contro lo spreco di cibo toogoodtogo.it della quale ci siamo occupati qui con Maria Germana Imbrighi.

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@piqsels.com-id-sznoc

Il cibo al centro dell’agenda sul clima

Vista la rilevanza dell’argomento, quel 10% di emissioni di Co2 che arrivano dallo spreco – ci si aspettava che alla Cop26 di Glasgow una qualche sezione della Conferenza lo affrontasse. Ed invece niente. Così lasciandolo sotto silenzio, si continua a fare in modo che poco o nulla venga fatto per rimediare – e non ci vorrebbe chissà quale formula scientifica – ad un peccato da qualunque parte si consideri.

Ecco perchè Eugenio Sapora ha sollevato la questione in modo forte. “… Tra i temi discussi, grande assente è stato quello della sostenibilità dei sistemi alimentari globali, che ad oggi, secondo i dati pubblicati dalla FAO proprio durante i giorni della COP26, sono responsabili del 31% delle emissioni di gas effetto serra causate dall’uomo. Il tema della sostenibilità dei sistemi alimentari è stato infatti affrontato in modo marginale, senza mettere in campo alcuna soluzione concreta. Un paradosso, se consideriamo che tra gli accordi emersi alla Conferenza rientra anche il Global Methane Pledge, finalizzato alla riduzione del 30% delle emissioni di metano entro il 2030, siglato da più di cento paesi tra cui sei dei maggiori dieci emettitori al mondo. Un accordo, tuttavia, che non ha previsto azioni concrete destinate al contrasto allo spreco e ai sistemi alimentari. Questi ultimi, assieme allo smaltimento dei rifiuti, rappresentano infatti le maggiori fonti di emissioni proprio di gas metano, e di conseguenza le aree in cui l’impatto delle misure sarebbe maggiore. È quindi auspicabile che all’interno dei successivi piani che ogni stato firmatario andrà a presentare, vengano incluse politiche e misure chiare che mettano al loro centro la lotta contro gli sprechi alimentari. Gli Stati Uniti sono al momento l’unico Paese che accenna a questa necessità per contrastare le emissioni di metano, ma senza per ora definire obiettivi e piani per raggiungerli: un impegno più forte e cospicuo, vista la centralità del problema, è necessario non solo oltreoceano ma da parte di tutti i Paesi che hanno sottoscritto la volontà di agire.

Agire per migliorare la sostenibilità ambientale e sociale dei nostri sistemi alimentari rappresenta un imperativo per invertire la rotta del cambiamento climatico e mantenere al di sotto di un aumento di 1.5°C l’innalzamento della temperatura globale per la fine del secolo, scongiurando le relative conseguenze sul nostro pianeta e sulla società. È necessario includere quindi il contrasto allo spreco alimentare all’interno delle azioni e delle politiche intraprese ai diversi livelli della società, impostando obiettivi e politiche vincolanti e misurabili, che possano contribuire a raggiungere gli obiettivi proposti dall’Agenda 2030 in termini di riduzione del 50% dello spreco alimentare pro capite e la riduzione delle perdite lungo tutta la filiera entro il 2030.

È quindi fondamentale sottolineare l’esigenza di continuare a lavorare per raggiungere obiettivi ambiziosi in termini di lotta allo spreco alimentare. In questi giorni, Too Good To Go ha raggiunto, grazie all’impegno dei cittadini e utenti di 17 Paesi in cui è presente e attiva l’applicazione, il traguardo di 100 milioni di pasti salvati, che hanno permesso di risparmiare le emissioni equivalenti a 45.000 voli aerei intorno al mondo. Una piccola goccia, seppur impattante, nel mare della lotta agli sprechi, che deve passare dal coinvolgimento di attori pubblici e privati, ma anche degli stessi cittadini”.

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