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Lo spreco alimentare non arretra. Parigi e Milano eccezioni virtuose.

Lo spreco alimentare continua a rappresentare un piaga. Governi e amministrazioni locali stanno mancando gli obiettivi fissati. Eppure c’è qualche eccezione virtuosa. Ecco tutti i dettagli.

Mancati gli obiettivi fissati

Cinque anni fa, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha fissato obiettivi che oggi risultano essere stati assai ottimistici. per il mondo di domani. Tra questi vi era la previsione di ridurre lo spreco alimentare globale entro il 2030. Ma l’ambizione sembra non essersi trasformata in azione. Solo il 12% dei governi sta effettivamente monitorando la perdita e lo spreco di cibo e appena un misero 15% sta intraprendendo azioni reali in tal senso.

Lo spreco alimentare si combatte soprattutto nei centri urbani

Eppure possiamo fare molto, soprattutto in ambito urbano. Le città non sono solo in una posizione privilegiata per affrontare lo spreco alimentare, ma sono anche quasi unicamente responsabili della sua creazione. Queste aree urbane, ricche di risorse e densamente popolate, rappresentano un enorme 75% delle emissioni globali di carbonio nonostante coprano solo il 2% della Terra.

Lo spreco alimentare a livello di consumo raggiunge il 70% nell’UE e ben l’83% negli Stati Uniti. E il problema non farà che peggiorare: entro il 2050, due terzi della popolazione vivrà in città. Per avere qualche possibilità di raggiungere gli obiettivi fissati per il 2030, abbiamo bisogno che le città inizino a svolgere un ruolo molto più performante nella lotta contro lo spreco alimentare. Raggiungere questo obiettivo non sarà facile, ma si può fare.

L’esempio virtuoso di Parigi e Milano

Parigi è un ottimo esempio. Dopo aver scoperto che i suoi residenti buttavano cibo sfuso a una velocità doppia rispetto alla media nazionale, la città ha sviluppato un piano di riduzione dello spreco alimentare che includeva kit informativi per i negozi locali, mettendo stand dedicati per le merci invendute nei mercati locali e sensibilizzando i consumatori. La città ora crede di poter dimezzare i suoi sprechi alimentari entro il 2025. A Milano, gli sforzi per lo spreco di cibo sono stati diffusi in tutti i settori della comunità la società. Le scuole della città distribuiscono borse agli studenti per evitare che i pranzi finiti a metà finiscano nella spazzatura. Finora, ne sono state distribuite più di 31.000 da 85 scuole.

Un quarto delle scuole di Milano è ora partner di programmi di donazione di cibo. Inoltre, dal 2014, ogni singola casa dispone di un servizio che separa il bio riciclaggio dagli altri rifiuti domestici, pronti per essere trasformati in compost o biogas. Nel 2018, in risposta alla promessa del governo nazionale che le imprese alimentari avrebbero ricevuto tagli fiscali per la ridistribuzione del cibo in eccedenza, la città ha colto al volo l’opportunità di rendere obbligatorio per tutte le imprese alimentari della città la ridistribuzione attraverso enti di beneficenza e banche alimentari.

Articolo tratto da Impakter.com.

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