Back

Lo sport che può essere sostenibile

Sport. In Italia ha una sola traduzione : calcio. Che pur fregiandosi fino alla Lega Pro della caratteristica di essere “professionistico” presenta ancora molti lati oscuri che poco hanno a che fare con quel termine. Gli stadi, il tifo, i comportamenti di società e giocatori, i procuratori, solo per citare gli esempi sotto gli occhi di tutti. Gli sport pro in Italia sono anche il pugilato, quelli motoristici, il golf, la pallacanestro, il ciclismo.

Partiamo dagli stadi. L’età media degli impianti di calcio in Italia è di 63 anni, e appena otto strutture di Serie A hanno la copertura totale degli spalti. Alcuni di questi sono stati ristrutturati l’ultima volta nel 1990 in occasione dei Mondiali. Poi il nulla. Sono solo le tre strutture di recente costruzione: l’Allianz Stadium della Juventus, costato nel 2011 155 milioni di euro; la Dacia Arena dell’Udinese, realizzato con un investimento di 30 milioni di euro; e il Benito Stirpe di Frosinone, una piccola struttura costata invece 20 milioni.

Lo Juventus Stadium è stato costruito anche con i materiali del vecchio impianto (circa 40.000 mc di calcestruzzo, 5.000 tonnellate di acciaio, 2.000 mq di vetro e 300 tonnellate di alluminio) ha una capienza di 40.000 spettatori e presenta diversi elementi propri dell’attenzione alla sostenibilità: per quanto riguarda la produzione di energia, sono stati installati impianti solari termici, integrati al teleriscaldamento per la produzione di acqua calda sanitaria, e dei pannelli fotovoltaici. Il campo, inoltre, viene irrigato con acqua meteorica recuperata.

Un altro esempio di stadio sostenibile è il Kaohsiung World Stadium di Taiwan, con un copertura interamente fotovoltaica e costruito con materiali riciclati. Il nuovo stadio del Tottenham, 61mila posti a sedere per un investimento di 750 milioni di sterline (870 milioni di euro), che garantisce caratteristiche uniche nel panorama mondiale, tra cui sedili riscaldati, un tunnel di vetro sotto gli spalti per seguire i giocatori prima che entrino in campo, un percorso panoramico sul tetto dell’arena, oltre a un’acustica speciale che trasforma le grida della tifoseria in un unico coro.

Per non parlare del precursore degli stadi moderni, l’Amsterdam Arena, il primo col tetto retrattile, dove giocano l’Ajax e la Nazionale Olandese, e dove vengono organizzati eventi di matrice differente. Ogni anno infatti si svolgono all’interno della struttura circa 70 eventi, solo il 35% dei quali legato a partite di calcio. Per costruire la struttura sono stati investiti 127 milioni di euro, creati 6.000 posti di lavoro, ma soprattutto negli anni successivi 800 milioni di euro sono stati investiti nella riqualificazione della zona adiacente allo stadio.

Fin troppo ovvio, parlando dell’Italia, che in un contesto nel quale gli stadi sono ancora troppo simili alle vecchie arene dove si svolgevano i combattimenti dei gladiatori, le rivalità tra le formazioni assomiglino a quelle medievali – e da queste pagine abbiamo sempre parlato del MedioEvo come di un periodo tutt’altro che buio come la maggior parte della gente è stata abituata a pensare – tra i Comuni dove la cosa più importante era avere il campanile più alto del vicino. Il diritto sportivo di partecipare ad un campionato piuttosto che ad un altro è un principio democratico che andrebbe rafforzato però con una regolamentazione ferrea e diversa che sostenga l’idea stessa del professionismo.

Guai a copiare il sistema americano perché quello è un pianeta a parte, un sistema economico a parte dove lo sport ricopre un ruolo anche sociale ma soprattutto dove lo sport è anche show business. E dove hanno trovato il punto di incontro tra sport professionistico e show business appunto. Qualche dato.

Pochi anni fa le 122 squadre dei quattro maggiori sport americani – baseball, football americano, hockey e basket – avevano un fatturato di 19,7 miliardi di euro contro i 15,2 miliardi di euro della 716 squadre delle 54 Leghe europee di calcio, ed i 13,2 dei 122 club di calcio più importanti. Nel 2019 si calcola che la sola NBA avrà un giro di affari di 6.5 miliardi di euro, generato da 30 squadre. In Europa siamo a 28 miliardi di euro ma parliamo di centinaia di squadre.

Il tifo? Negli stadi o nei palazzi americani i tifosi di ogni squadra quando sono proprio “avvelenati” si mettono a gridare “defense” “difesa” verso la propria squadra. Mai o raramente ci sono cori o insulti verso gli avversari o un altro giocatore. E nonostante negli Stati Uniti esista ancora un problema di razzismo, nello sport non esiste. Un pò perché sarebbe ridicolo visto che nel baseball, basket e football la maggior parte degli atleti sono afroamericani, immigrati e via dicendo. Un pò perché le sanzioni sono immediate e pesantissime.

Sport: Donald Sterling cacciato dall’NBA per frasi razziste

Il caso Donald Sterling.

Nel 2014 il proprietario della franchigia NBA (basket) Donald Sterling fu intercettato al telefono mentre chiedeva alla sua fidanzata di non invitare alle partite casalinghe della squadra persone di colore e di non postare su Instagram foto di lei con persone afroamericane. Sterling è stato squalificato a vita dall’NBA, impedito a partecipare a qualunque gara o attività commerciale che avesse a che fare con i Clippers ed a farsi trovare in un ufficio o in una struttura della stessa società. Più una mula di 2,5 milioni di dollari devoluta in beneficenza ad una società che si batte contro la discriminazione razziale. Questo sì un esempio da imitare.

Il sistema del salary cap

Premessa: lo sport professionistico in America attinge nella maggior parte dei casi, i suoi atleti dalle Università col sistema del draft, che possiamo tradurre pesca. Alla fine di ogni anno ogni Lega organizza una serata nella quale le squadre che hanno avuto i risultati peggiori sono le prime a scegliere quelli che sono considerati i migliori prospetti universitari. Possono perché in realtà magari si accordano con altre squadre cedendo loro la prima, la seconda, la terza e via dicendo scelta in cambio di giocatori già pronti per andare sul sicuro o per altre motivazioni. Detto questo anche in un sistema ricchissimo come quello americano ci sono dei meccanismi di controllo rigidissimi alla base che impediscono il fallimento delle società prima che inizi un campionato o peggio ancora durante la stagione. Intanto c’è un salario minimo chiamato salary floor che tutti devono raggiungere obbligatoriamente. Come si calcola questa base? Partendo dagli incassi che la Lega riesce a ottenere da introiti tv e sponsorizzazioni varie concertando il tutto con il sindacato dei giocatori professionisti.

Poi c’è il salary cap: il tetto massimo di stipendi che ogni franchigia può spendere. Ma se una società vuole andare oltre, nessun problema: la Luxury tax impone un pagamento proporzionale partendo da 1,5 dollari per ogni dollaro di sforamento del Salary Cap fino ad arrivare a 3,75 dollari per ogni dollaro di sforamento.  Il ricavato, spesso ingente, è destinato a iniziative della stessa Lega e anche ai settori giovanili oppure a finanziare Campus e attività promozionali in zone del paese con un reddito minore.

Sport: il baseball lo sport più popolare negli USA

Conclusione

Detto e ripetuto che paragoni tra Europa e Stati Uniti non se ne possono fare e tanto meno tra Italia e Stati Uniti, alcuni elementi si potrebbero importare – adattandoli – nel nostro Paese. Perché è necessario se vogliamo continuare a parlare di professionismo cambiare radicalmente il modo di fare di tutti. Adattare gli stadi ed i palazzetti: renderli più confortevoli per il pubblico, sicuri, in gradi di produrre energia e di essere il meno inquinanti possibile. Tornare a farne un luogo per le famiglie dove tutti possono trovare qualcosa da fare se non voglio assistere all’evento sportivo. E’ una visione commerciale ma lo sport va in questa direzione. E visto che per adesso non siamo stati in grado di convincere le persone che insultare gli avversari in qualunque modo è orribile e volgare, allora bisogna che società e dirigenti sportivi si assumano le conseguenze del caso ma in modo serio: che senso ha comminare una sanzione di una gara a porte chiuse per la nazionale della Bulgaria in seguito agli insulti razzisti ai giocatori di colore delll’Inghilterra e relativi cori e saluti nazisti? Oppure le deboli sanzioni pecuniarie che la Figc impone ai nostri club per gli stessi motivi? Qui non si tratta di giustizialismo ma di imporre un codice di comportamento etico sul modello NBA: ti lasci andare a frasi, comportamenti episodi di razzismo? Non puoi far parte di questo mondo, fuori!

Così come sarebbe il caso di ripensare seriamente ad una diversa organizzazione dei campionati. Non è più possibile assistere a stagioni logoranti dove alcune squadre giocano dalle 38 (minimo) alle oltre 60 partite con turni infrasettimanali su campi diversissimi tra loro, spesso impraticabili – a volte un bel campo di patate è meglio di certi terreni – e spesso con una differenza tecnica, logistica e di spettacolo. Insomma il campionato europeo per club con le migliori formazioni – non la Champions – potrebbe essere una soluzione, purchè strutturato: società solide, con salary cap, un numero di abbonati certi, stadi con una capienza minima da fissare e con tutte le caratteristiche di sostenibilità moderne, merchandising, settore giovanile e partecipazione ai campionati di categoria obbligatori, servizi di sicurezza impeccabili e via così. Tutto questo costa molto per metterlo in piedi. Ma poi i ricavi sono altissimi e si entra davvero nel giro dello sport-show business.

Utopia? Impensabile. Macchè, solo voglia di farlo.

 

Questo progetto web utilizza la tecnologia 'cookies' per migliorare l'esperienza generale del Sito. I Cookies sono piccoli file testuali mantenuti sul proprio computer o dispositivo. Ci permettono di assicurarti la miglior esperienza di navigazione possibile e di capire come utilizzi il nostro sito. Questo messaggio di avviso ti viene proposto in base alle nuove normative sui diritti utenti nelle comunicazioni e servizi web, sui dati personali e la protezione della privacy. Privacy policy

Questo progetto web utilizza la tecnologia 'cookies' per migliorare l'esperienza generale del Sito.I Cookies sono piccoli file testuali mantenuti sul proprio computer o dispositivo. Ci permettono di assicurarti la miglior esperienza di navigazione possibile e di capire come utilizzi il nostro sito.Questo messaggio di avviso ti viene proposto in base alle nuove normative sui diritti utenti nelle comunicazioni e servizi web, sui dati personali e la protezione della privacy.

Chiudi Popup