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Lo scontrino elettronico ha raddoppiato la carta. Quella termica difficile da riciclare

Dal 1 gennaio del 2019 artigiani, professionisti ed in generale tutti i possessori di partita IVA in Italia sono obbligati ad emettere la fattura elettronica. Un obbligo che fino ad oggi ha fatto risparmiare la stampa di due miliardi di ricevute. Ma che al contrario è riuscito ad aumentare la produzione di carta termica. E bisogna anche tener presente che ogni transazione regolata con carta di credito o bancomat triplica il numero degli scontrini: a quello fiscale – che ormai si chiama documento commerciale cartaceo –si aggiunge la copia cartacea per l’esercente e quella per il cliente. In Italia ogni anno si stampano 30 miliardi di scontrini.

Cos’è la carta termica

Si tratta di un materiale lucido da un lato, è ricoperto di colorante e di reattivo. Nella maggior parte delle carte termiche è anche presente il Bisfenolo A (BPA), una sostanza plastica e tossica. Le reazioni causate potenzialmente nell’organismo dal Bpa sono assimilabili a quelle degli estrogeni, innalzando la soglia di rischio di contrarre patologie oncologiche e diabete di tipo 2.

Gli scontrini o tutto quello che viene stampato su carta termica è dannoso anche per l’ambiente: per questo motivo non possono essere riciclati come la carta comune ma vanno conferiti nel bidone della raccolta indifferenziata. L’inchiostro è già presente all’interno della carta stessa, il quale reagendo alle fonti di calore imprime sullo scontrino la ricevuta ed è destinato a rimanere, come prova di pagamento e fonte di garanzia. Per questa reazione al calore non possono essere riciclati con il resto della carta ma non possono neanche essere gettati nell’umido in quanto la nocività dei componenti renderebbe tossico anche il compost, il cui destino è quello di tornare alla terra su cui crescono gli alimenti che mangiamo.

Soluzioni?

Partendo dal principio che in Italia – a differenza di quanto accade in altri Paesi occidentali- non è possibile non chiedere la stampa dello scontrino la soluzione è una sola. Tagliarli, nel senso di eliminarli.

Esistono diverse società di pagamenti mobili che non prevedono l’utilizzo della carta ma il semplice invio di un sms o una mail al consumatore per la conferma/ricevuta dell’operazione. Come accade con tutti i pagamenti a mezzo smartphone: le spese restano tracciate sulle app e sul profilo dell’utente che può contestarle in qualunque momento.

Oppure la realizzazione di un tipo di carta alternativa a quella termica, priva di sostanze chimiche, che potrebbe rendere lo scontrino fiscale obbligatorio, riciclabile alla stregua della carta.

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