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Lo scioglimento dei ghiacci crea tensioni tra gli Stati. Ecco perché.

Lo scioglimento dei ghiacci mette in pericolo la stabilità geopolitica nella regione artica. L’entità del ghiaccio marino artico che la Terra ha perso negli ultimi decenni non può essere recuperata. Ciò ha implicazioni catastrofiche per la biodiversità in queste regioni. Per qualcuno però questa perdita irreversibile di ghiaccio offre nuove opportunità economiche. In che modo? Attraverso l’apertura di rotte di navigazione che un tempo erano bloccate sotto uno spesso strato di ghiaccio. Questi interessi economici in competizione possono aumentare le tensioni geopolitiche, esercitando ulteriore pressione sull’equilibrio ecologico dell’Artico e minacciando di destabilizzare la sicurezza della regione.

Lo scioglimento dei ghiacci dell’Artico

L’impatto del riscaldamento globale sta diventando sempre più evidente in ogni habitat di tutto il mondo. Ma per le estremità settentrionali e meridionali della Terra,  lo scioglimento dei ghiacci, ossia uno dei segni più chiari e precoci del cambiamento climatico, è una drammatica realtà da decenni. Un recente rapporto ha rivelato la reale portata di questa realtà: la Terra ha perso 28 trilioni di tonnellate di ghiaccio tra il 1994 e il 2017. L’Artico è stato colpito più duramente dell’Antartico e resta tutt’oggi più vulnerabile. L’emisfero settentrionale infatti ha subito il 60% della perdita globale.

Il mese di luglio di quest’anno ha visto il livello più basso di ghiaccio artico dal 1979, ossia da quando le registrazioni satellitari hanno iniziato a monitorare l’estensione globale del ghiaccio marino. Nello stesso anno si è verificato anche il crollo dell’ultima piattaforma di ghiaccio del Canada al largo dell’isola di Ellesmere. Mentre per la prima volta da quando sono iniziate le registrazioni, il principale vivaio di ghiaccio marino artico nel mare di Laptev, ancora nel mese di ottobre, deve ancora iniziare a congelare.

Opportunità commerciali e gravi effetti geopolitici

Con lo scioglimento dei ghiacci, le rotte stanno diventando accessibili per periodi più lunghi durante l’anno. La rotta del Mare del Nord, da sola, ha visto ridurre i tempi e i costi di viaggio tra l’Europa e l’Asia orientale di circa il 40%. Se si aprisse un passaggio transpolare significativamente praticabile, questo viaggio sarebbe ancora più breve, eliminando altri due giorni di viaggio. Già quest’anno la rotta del Mare del Nord è diventata libera dal ghiaccio marino prima di quanto sia stato mai registrato in precedenza. La prima nave cisterna senza assistenza rompighiaccio è stata in grado di effettuare la traversata alla fine di maggio. Nel 2019, la rotta del Mare del Nord è stata priva di ghiaccio per circa due mesi e ha registrato un aumento delle spedizioni di quasi il 60% rispetto all’anno precedente. Il passaggio a nord-ovest rimane meno accessibile, con percorsi privi di ghiaccio che si aprono solo brevemente nel mese di settembre e ancora limitati ai suoi canali più stretti. Tuttavia, si stima che già dal 2040 diventerà più accessibile per un almeno due mesi all’anno.

La crescente redditività di questa nuova forma di spedizione internazionale sta portando a sempre più frequenti rivendicazioni e controversie territoriali tra gli otto stati artici. Ma non solo. A questa escalation di tensioni geopolitiche per il controllo di eventuali nuove rotte commerciali partecipano anche paesi non artici, come l’India e la Cina. Per l’India, l’apertura delle rotte marittime di comunicazione (SLOC) dell’Oceano Artico ridurrebbe l’importanza della regione dell’Oceano Indiano (IOR). L’India ha già collaborato con vari stati artici, tra cui le partnership energetiche India-Russia per l’esplorazione di petrolio e gas, la partnership India-Norvegia per la ricerca scientifica e, più recentemente, la partnership India-Svezia per la cooperazione scientifica.

 

 

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