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antonio lubrano

Lo scandalo del cibo sprecato

Lo scandalo del cibo sprecato. Più leggo e rileggo il titolo sul manifesto e più non mi capacito. Dice: 5 febbraio Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare. Lo spreco? Di questi tempi? Buttiamo via il cibo? C’è in Italia qualcuno che lo fa? Mi sembra impossibile,assurdo. Con i guai che abbiamo, a partire dalla mancanza di lavoro – con le donne che più degli uomini perdono il posto – all’insidia costante del covid, all’improvvisa mancanza di vaccini per le incongruenze delle case produttrici. Non finirei più di citare gli ostacoli  che rendono sempre più difficile la nostra quotidianità. Eppure le ricerche di mercato, i sondaggi d’opinione, ci dicono che è proprio così, basta soffermarsi sui dati.

cibo

Già, i dati. Attingo all’indagine della Waste Watcher. In ogni famiglia italiana gli alimenti che finiscono nella pattumiera hanno un valore di circa 5 euro, 4,9 per l’esattezza. Non so come hanno fatto il calcolo, sembra subito una cifra trascurabile, ma in realtà, se andiamo al totale scopriamo che nelle case italiane lo spreco di cibo è pari a  dieci miliardi di euro. Dieci, capite? Una enormità. La ricerca non ci dice quali pietanze residue diventano spazzatura ma è persino troppo facile pensare alla pasta residua, ai legumi, alle carni, alle salse,alla frutta, al pane secco. Credo che il fenomeno dello spreco sia anche – almeno in certi casi – un derivato della maleducazione.

Spreco alimentare: ecco come mangiamo dopo il Covid-19

Proprio a proposito del pane secco mi tornano in mente i rimproveri e qualche volta anche gli schiaffi di mia madre nei lontani Anni Quaranta. Io ne avevo otto o dieci e odiavo i piselli. Ebbene, il piatto che respingevo a mezzogiorno la signora Clotilde me lo ripresentava puntualmente a cena, dicendo sempre la stessa frase: “Tuo padre lavora sull’acqua salata e i soldi per comprare i piselli come qualsiasi altro cibo sono il frutto del suo sudore!” E io, per rispettare il sudore del capitano Giuseppe su una nave mercantile che chissà dove stava a quell’ora, ero costretto a ingurgitare quegli odiati legumi. Una diversa cerimonia avveniva quando bisognava buttar via il pane secco: Clotilde, sempre lei, riuniva i quattro figli e anche Germana, la donna di servizio, prendeva la pagnotta impietrita e la baciava, mormorando una preghiera brevissima con gli occhi al cielo.

Sempre i sondaggi d’opinione ci dicono che 7 italiani su 10 si rendono conto dello spreco alimentare e sono convinti che solo la scuola potrebbe sensibilizzare i giovani su questo problema. E a dare spessore a questa ipotesi interviene un dato relativo ai consumi nelle mense scolastiche: l’avanzo medio nel piatto degli studenti non supera i 90 grammi. Il che, secondo i promotori, vuol dire che i ragazzi hanno una istintiva coscienza anti-spreco alimentare. E perchè non crederci? Certo, l’esiguità degli avanzi nel piatto dei nostri studenti può voler dire anche un’altra cosa, ovvia, e cioè che i nostri figli sono di buon appetito e quindi mangiano tutto. Ma devo anche dire che è bella l’idea di affidare agli studenti la lotta allo spreco del cibo.

 

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