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Dove si investe di più sulla green economy

L’Italia vede verde. Un po’ alla volta fa registrare dei passi in avanti sul sviluppo sostenibile. Certo, niente di rivoluzionario, ma qualcosa di significativo si muove. La certificazione arriva dal rapporto GreenItaly, realizzato dalla Fondazione Symbola e da Unioncamere, con la collaborazione del Centro Studi Tagliacarne econ il patrocinio del Ministero della Transizione ecologica. “Sono oltre 441 mila le aziende che nel quinquennio 2016-2020 hanno deciso di investire in tecnologie e prodotti green, e nello specifico il 21,4% delle imprese totali nel 2020, a conferma che nonostante la pandemia non si è verificato alcun rallentamento (21,5% nel 2019)”, si legge nel corposo dossier che fa il punto della situazione prima dell’arrivo dei fondi del Piano nazionale di ripresa e di resilienza (Pnrr).

La crescita sull’economia circolare

L’economia circolare è uno dei punti di forza. L’Italia è diventata leader nel settore “con un riciclo sulla totalità dei rifiuti – urbani e speciali – del 79,4% (2018): un risultato ben superiore alla media europea (49%) e a quella degli altri grandi Paesi come Germania (69%), Francia (66%) e Regno Unito (57%) con un risparmio annuale pari a 23 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e a 63 milioni di tonnellate equivalenti di CO2 nelle emissioni (2018) grazie alla sostituzione di materia seconda nell’economia”. Inoltre viene confermata “la leadership nella riduzione di materie prime per unità di prodotto (-44,1% di materia per unità di prodotto tra 2008 e 2019)”. Ma ci sono dei comparti in cui emergono problemi in tal senso: su “acciaio e alluminio i rifiuti prodotti non sono sufficienti a sostenere la produzione, pertanto il nostro Paese deve ancora far affidamento sull’importazione di materia seconda dall’estero”.

I posti di lavoro green

I dati contenuti nella sintesi del Rapporto GreenItaly

I dati contenuti nella sintesi del Rapporto GreenItaly

Gli investimenti nel settore confermano come la green economy rappresenti un’opportunità per l’aumento dei posti di lavoro. “I contratti relativi ai green jobs – con attivazione 2020 – rappresentano il 35,7% dei nuovi contratti previsti nell’anno”, spiega il rapporto. Nel dettaglio: “Per le figure ricercate dalle aziende per le professioni di green jobs, emerge una domanda per figure professionali più qualificate ed esperte in termini relativi rispetto alle altre figure”. Per quanto riguarda la specificità territoriale, non sorprende che sia il Nord a fare da traino. A fine anno gli occupati che svolgono una professione di green job sono 3 milioni e 141mila unità.

Oltre un milione sono nel Nord-Ovest (33,8% del totale nazionale), 740,4 mila nel Nord-Est (23,6% del totale nazionale), 671mila al Centro, (21,4% del totale nazionale) e le restanti 668mila unità nel Mezzogiorno (21,3% del totale nazionale). La nota positiva, per il Sud, è la Campania: nello scorso anno sono stati assunti oltre 100mila persone grazie agli investimenti nella green economy, collocandosi al quinto posto della classifica regionale, che vede in testa la Lombardia davanti a Veneto, Lazio ed Emilia Romagna. Per quanto riguarda il meridione abbastanza positivo il dato di Sicilia e Puglia, rispettivamente con 62mila e 59mila assunzioni legate ai green jobs.

Le città che investono nella green economy

I dati contenuti nella sintesi del Rapporto GreenItaly

I dati contenuti nella sintesi del Rapporto GreenItaly

La questione riguarda inevitabilmente l’attenzione del mondo imprenditoriale sull’economia verde. Milano resta la provincia che, in termini assoluti, conta un maggior numero di imprese che hanno effettuato eco-investimenti nel periodo 2016–2019 e/o investiranno nel 2020 in prodotti e tecnologie green. Sono 35.352 le aziende interessate. In seconda posizione c’è Roma con 20.443, davanti a Torino (17.600) che completa il podio. Ma una buona risposta giunge dalla Campania: Salerno, Napoli e Caserta seguono le prime tre città della graduatoria, a dimostrazione di un’imprenditoria meridionale che inizia a cogliere le possibilità della green economy.

A completare la top ten sono Varese, Verona, Bari e Genova. “Il Covid non ha fermato gli investimenti green, perché sempre più imprenditori sono consapevoli dei vantaggi competitivi derivanti dalla transizione ecologica. Ma ancora oltre la metà delle imprese manifatturiere percepisce questo passaggio più un vincolo che una opportunità”, sottolinea Andrea Prete, presidente di Unioncamere.  Il quadro complessivo è incoraggiante, soprattutto guardando in prospettiva e pensando alle risorse in arrivo con il Pnrr. “Nel Rapporto GreenItaly si coglie un’accelerazione verso un’economia più a misura d’uomo che punta sulla sostenibilità, sull’innovazione, sulle comunità e sui territori”, osserva Ermete Realacci, presidente della fondazione Symbola. Ma l’ex deputato sottolinea un altro aspetto: “La burocrazia inutile ostacola il cambiamento necessario, ma possiamo farcela se mobilitiamo le migliori energie del Paese senza lasciare indietro nessuno, senza lasciare solo nessuno”.

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