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Italia: esame di diritto all’alimentazione

Hilal Elver è una Relatrice Speciale ONU sul diritto all’alimentazione. Sarà nel nostro Paese dal 20 al 31 gennaio per verificare lo stato dell’arte su quello che è uno dei diritti irrinunciabili della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Ed in particolare del Commento Generale n. 12 del Comitato delle Nazioni Unite per i Diritti Economici, Sociali e Culturali (l’organismo incaricato di monitorare l’attuazione del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali negli Stati che ne sono parte).

Il diritto ad un’alimentazione adeguata si realizza quando ogni uomo, donna e bambino, da solo o in comunità con altri, ha accesso fisico ed economico in ogni momento ad un’alimentazione o a mezzi adeguati per il suo approvvigionamento”. Il diritto ad un’alimentazione adeguata non deve quindi essere interpretato in senso stretto o restrittivo, che lo equipara ad un pacchetto minimo di calorie, proteine e altre sostanze nutritive specifiche. Il diritto ad un’alimentazione adeguata dovrà essere realizzato progressivamente. Tuttavia, gli Stati hanno l’obbligo fondamentale di intraprendere le azioni necessarie per mitigare e alleviare la fame anche in tempi di catastrofi naturali o di altro tipo”.

L’Italia all’esame di diritto all’alimentazione, Hilal Elver Relatore Speciale ONU

Cosa farà Hilal Elver?

L’obiettivo della mia missione – dice docente universitaria turca, co-direttrice del Progetto su Cambiamento climatico globale, Sicurezza umana, e Democrazia a cura del Centro per gli Studi globali e internazionali Orfalea –  è impegnarmi in confronti costruttivi per individuare sia le pratiche virtuose sia le sfide ancora irrisolte e fornire al governo e ad altri attori della società civile raccomandazioni utili.

Esaminerò lo stato di attuazione del diritto all’alimentazione in Italia e approfondirò la mia conoscenza delle politiche agricole e alimentari che hanno un impatto sull’esistenza della gente“.

Roma e altre città nel Lazio, Lombardia, Toscana, Piemonte, Puglia e Sicilia saranno i luoghi visitati con incontri con i funzionari pubblici a livello centrale e locale, membri del Parlamento, rappresentanti di organizzazioni della società civile, lavoratori migranti, agricoltori, attivisti e accademici.

Ho in programma tra l’altro di valutare il ruolo che il settore agricolo e il sistema alimentare esercitano sull’accesso delle persone a una nutrizione adeguata; il ruolo delle autorità locali; l’accesso alla terra per i giovani e i gruppi vulnerabili; organizzazioni e comunità di fattorie urbane; l’uso di pesticidi e agenti chimici in agricoltura; il ruolo delle attività illecite nel sistema alimentare e l’impatto all’estero dei gruppi alimentari italiani.

Prenderò in considerazione la precaria situazione dei lavoratori migranti, che svolgono un ruolo importante nell’agricoltura italiana ma sono spesso sottopagati e lavorano in condizioni difficili. Inoltre, esaminerò la situazione di quanti – migranti, poveri urbani e rurali, rifugiati, Rom e piccoli agricoltori – scontino in maniera sproporzionata le violazioni del diritto all’alimentazione”.

L’Italia all’esame di diritto all’alimentazione

Il Comitato per i diritti economici, sociali e culturali nel Commento generale n. 12 ha anche definito gli obblighi che gli Stati parte devono adempiere per attuare il diritto ad un’alimentazione adeguata a livello nazionale.

L’obbligo di rispettare l’accesso esistente ad un’alimentazione adeguata richiede agli Stati parte di non adottare misure che impediscano tale accesso;

L’obbligo di protezione richiede misure da parte dello Stato per garantire che le imprese o i singoli non privino i singoli dell’accesso ad un’alimentazione adeguata;

L’obbligo di facilitare significa che lo Stato deve impegnarsi attivamente in attività volte a rafforzare l’accesso e l’utilizzo delle risorse e dei mezzi delle persone per garantire il loro sostentamento, compresa la sicurezza alimentare;

Ogni volta che un individuo o un gruppo non è in grado, per ragioni che esulano dal suo controllo, di godere del diritto ad un’alimentazione adeguata con i mezzi a sua disposizione, gli Stati hanno l’obbligo di fornire tale diritto direttamente. Tale obbligo si applica anche alle persone vittime di calamità naturali o di altri disastri.

Mentre tutti i diritti previsti dal Patto sono destinati ad essere raggiunti attraverso la progressiva realizzazione, gli Stati hanno alcuni obblighi fondamentali minimi che sono di effetto immediato. Hanno l’obbligo di astenersi da qualsiasi discriminazione nell’accesso al cibo, così come ai mezzi e ai diritti per il suo approvvigionamento, per motivi di razza, colore, sesso, lingua, età, religione, opinione politica o di altro tipo, origine nazionale o sociale, proprietà, nascita o altro status. È inoltre vietato agli Stati di adottare misure retroattive, vale a dire misure deliberate che comportino il deterioramento dell’attuale livello di adempimento del diritto all’alimentazione.

Il Patto richiede che gli Stati adottino tutte le misure necessarie per garantire che tutti siano liberi dalla fame e possano godere al più presto del diritto a un’alimentazione adeguata, ma hanno un margine di discrezionalità nella scelta delle modalità e dei mezzi per attuare il diritto a un’alimentazione adeguata. Infine, gli Stati devono garantire il soddisfacimento del livello minimo essenziale richiesto per essere liberi dalla fame.

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