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consumo di suolo

L’involontaria avarizia del contribuente

L’involontaria avarizia del contribuente. Certo, a parole siamo tutti bravi a difendere l’ambiente, ma in pratica,poi, che cosa facciamo noi cittadini per tener fede alle parole? Una risposta molto eloquente  viene dal Fisco, nel senso che oggi come oggi sappiamo  in che modo lo Stato spende i soldi che ogni anno gli diamo con la dichiarazione dei redditi. E non è, diciamolo subito, una bella scoperta. Il lettore deve avere qui un po’ di pazienza nel leggere alcune percentuali, le maggiori, ma solo così potrà fare dei raffronti eloquenti. Dunque, il 21% delle nostre tasse viene speso per le pensioni e questo ci conforta sia per il legittimo riconoscimento ai nostri vecchi che hanno faticato una vita, sia per il futuro dei giovani lavoratori. Il 20% ha un destino altrettanto legittimo:la sanità pubblica. E mai come in questi lunghi mesi di covid noi italiani abbiamo apprezzato l’efficienza delle strutture che garantiscono la nostra salute.

Poi, direi ovviamente, c’è un 11% delle nostre tasse che viene speso dallo Stato per la scuola e fra un mese avremo modo di constatare come sono stati riorganizzati gli spazi nei singoli istituti dopo la pandemia(se sarà definitivamente sconfitta). Ovviamente il quadro propone altre percentuali – progressivamente decrescenti – per l’ordine pubblico, per l’economia e il lavoro, per i trasporti eccetera. Ma qui  viene l’amaro: alla protezione dell’ambiente è riservato soltanto il 2,4% dei soldi che ogni anno versiamo allo Stato con la dichiarazione dei redditi. Ripeto:il 2,4%. Un’avarizia involontaria del contribuente. Ecco perchè non coincidono le buone intenzioni di ciascuno di noi sulla tutela del verde  e i soldi delle nostre tasse destinati a questo scopo nobile e salutare.

Cambierà qualcosa l’anno prossimo? Ce lo auguriamo. C’è da supporre che vi sia il tempo per modificare in meglio quella triste percentuale, visto che intanto la scadenza per la dichiarazione dei redditi è stata posticipata al 30 settembre. Non solo noi ma anche i nostri governanti avranno un po’ più di tempo per riflettere, ragionare e migliorare sensibilmente quel due virgola quattro per cento.

Nel frattempo i segnali di amore sincero per il verde si moltiplicano. Ci fa piacere segnalarne uno. Proprio in questi giorni  a Berchidda, in provincia di Sassari, si è svolta la trentatreesima edizione di Time in jazz, un festival inventato da uno dei più popolari jazzisti italiani, Paolo Fresu. I cinquanta concerti previsti dal programma si sono svolti ai margini dei campi coltivati e poi nei boschi, a riva di questo o quel lago, negli spazi adiacenti alle chiese di campagna.

Anche il jazz, dunque, ci da una mano per sconfiggere la nostra involontaria avarizia di contribuenti.

 

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