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L’invasione degli insetti causata dal cambiamento climatico

Cavallette avvistate da una parte, cavallette avvistate da un’altra. Mosche e zanzare, insetti in generele in quantità superiori alla media. Animali che invadono le città. Che succede? Armiamoci ed ammazziamoli tutti?

Uno studio condotto nel Regno Unito sui dati degli ultimi 50 anni per esempio ha scoperto che gli insetti non hanno “nessun posto dove nascondersi” a causa dei cambiamenti climatici.  I boschi, la cui ombra avrebbe dovuto proteggere le specie dal riscaldamento, sono influenzati dal cambiamento climatico proprio come le praterie  più aperte.

La ricerca ha esaminato le registrazioni dei primi voli primaverili di farfalle, falene e afidi e le prime uova di uccelli tra il 1965 e il 2012. Poiché le temperature medie sono aumentate, gli afidi stanno ora emergendo un mese prima e gli uccelli depongono le uova una settimana prima. Gli scienziati inglesi sostengono che  questo potrebbe significare che gli animali stanno andando “fuori sincronia” con le loro prede, il che ha conseguenze potenzialmente gravissime per gli ecosistemi.

I ricercatori sono sempre più preoccupati per le drastiche diminuzioni delle popolazioni di insetti, che sono alla base di gran parte della natura. Queste ricadute potrebbero portare ad un “crollo catastrofico degli ecosistemi naturali“, e si sono avute ulteriori prove della diffusa perdita di insetti impollinatori negli ultimi decenni in Gran Bretagna.

Insetti

Un’ape, specie in estinzione

Altri studi, dalla Germania e da Poerto Rico, hanno dimostrato che i numeri sono in calo negli ultimi 25-35 anni. Un’altra ricerca sulle ha mostrato che nei Paesi Bassi è diminuita di almeno l’84% negli ultimi 130 anni.

James Bell, all’istituto di ricerca Rothamsted, che ha guidato la ricerca sui boschi, ha detto: “Con il riscaldamento globale ci si aspetterebbe che i boschi abbiano una qualche protezione per gli insetti, un cuscinetto contro il cambiamento. Ma non l’abbiamo visto. E’ la sorpresa più grande ed è inquietante. Non c’è davvero posto dove nascondersi contro gli effetti del riscaldamento globale se sei un insetto nel Regno Unito”.

Un’altra sorpresa è stata che insetti e uccelli che vivono in terreni agricoli stanno emergendo più tardi in primavera, non prima del previsto. “Possiamo solo presumere che questo abbia a che fare con altri fattori non climatici”, ha detto Bell. La perdita di aree selvatiche e il cambiamento dei tipi di colture potrebbe essere uno dei fattori, ha detto, insieme al declino della disponibilità di cibo che porta ad un ritardo nell’allevamento.

James Pearce-Higgins, del British Trust for Ornithology, ha detto: “Gli uccelli sono al vertice di molte catene alimentari e sono sensibili agli impatti dei cambiamenti climatici sulla disponibilità delle loro prede di insetti”.

Un altro studio separato da quelli sin qui esposti ha rilevato che le popolazioni di uccelli che dipendono dagli insetti per il cibo sono diminuite del 13% in tutta Europa tra il 1990 e il 2015, e del 28% in Danimarca, che gli scienziati hanno utilizzato come caso di studio nazionale. Gli uccelli onnivori invece non hanno mostrato un declino.

Insetti

Una tavola degli insetti tedesca

La ricerca del Regno Unito, pubblicata sulla rivista Global Change Biology, ha trovato che il passaggio a un’emergenza precedente o alla deposizione delle uova varia notevolmente a seconda del tipo di habitat e di quanto a nord vive la specie. Gli afidi si riproducono molto rapidamente e possono adattarsi rapidamente alle variazioni di temperatura. Il loro primo volo è ora una media di 30 giorni prima di 50 anni fa. Uccelli, farfalle e falene appaiono una o due settimane prima.

Bell ha detto che i tempi di cambiamento stavano influenzando l’agricoltura, con afidi che arrivavano prima, ma i raccolti di patate sono stati piantati più tardi a causa di inverni più umidi. Questa combinazione significava che gli afidi, che trasmettono virus, attaccavano piante molto più giovani. “Le piante sono proprio come i bambini, con un sistema immunitario molto poco sviluppato, quindi quando un virus viene trasmesso in una giovane pianta di patate ha un effetto molto maggiore”, ha detto.

Il principio sin qui applicato agli insetti vale anche secondo alcuni etologi per certe specie animali che si vedono sempre più spesso nelle città. Cinghiali (a Roma) volpi, orsi, alci in giro per il mondo.

In effetti, il fenomeno è frequente. Va innanzitutto spiegato che questi animali in genere non sono aggressivi con l’uomo, anzi ne stanno alla larga il più possibile” dice Giovanni Amori dell’Istituto per lo studio degli ecosistemi (Ise) del Cnr :Per una corretta analisi del fenomeno, bisogna però ribaltare quello che è il punto di vista comune perché non sono gli animali che invadono le città ma è l’uomo a invadere sempre più l’habitat di questi animali. A Backersfield, in California, anni fa il rapido sviluppo urbano andò a irrompere nell’ecosistema di una piccola volpe endemica, le cui poche migliaia di esemplari ora vivono quasi tutte all’interno della città. L’antropizzazione dell’ambiente tipico di molte specie, attraverso l’intensa urbanizzazione di aree rurali e boschive, vede spesso gli animali intrappolati tra i confini di piccoli e grandi centri. Alcune specie riescono ad adattarsi a questa nuova situazione: la volpe è in grado di costruire tane anche nei parchi urbani; il cinghiale, trova facilmente in città importanti quantità di cibo. I gabbiani poi, riescono a sopravvivere in qualunque ambiente. Ma ci sono anche specie incapaci di adattarsi a che, a causa dell’espansione urbana, migrano o progressivamente spariscono da zone in cui vivevano stabilmente”.

 

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