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L’insostenibile nocività della nostra alimentazione

Troppo cibo prodotto in maniera poco attenta al futuro del pianeta. Con un danno ambientale gigantesco e l’ulteriore beffa di non garantire sostentamento a tutti gli esseri umani. Un’insostenibile nocività raccontata da numeri impietosi: l’attuale sistema garantisce un’alimentazione nel rispetto della sostenibilità solo per 3,4 miliardi di persone, meno della metà di quelle che popolano la terra. In pratica solo il 50% della specie umana può avere una dieta realmente sostenibile. Per l’altro 50% resta un miraggio. Sono questioni che tirano in ballo alcuni degli Sdgs, gli Obiettivi di sviluppo sostenibile fissato dalle Nazioni Unite: dal contrasto alla povertà all’impegno contro i cambiamenti climatici, senza dimenticare la necessità di garantire cibo a impatto zero.

Una giusta alimentazione per pochi

Lo studio pubblicato su Nature Sustainability denuncia una situazione ormai al limite del collasso, invitando a un radicale, quanto repentino, ripensamento della produzione. I ricercatori del Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK) hanno così fornito una serie di consigli da mettere in pratica. “Sottraiamo terra per allevamento e coltivazione intensiva, fertilizziamo e irrighiamo troppo mettendo in pericolo il ciclo dell’acqua, questi i principali problemi. Per risolverli occorre ripensare completamente la filiera del cibo”, ha detto Dieter Gerten, che ha coordinato la ricerca.

La soluzione? In linea teorica è semplice, ma serve un impegno a 360 gradi: dalle imprese alla politica, ma con il coinvolgimento dei comuni cittadini; chiamati a diventare consumatori responsabili e anche molto critici verso la produzione. Una delle linee guida della ricerca conduce infatti alla progressiva cancellazione dalle diete del consumo della carne a favore di altre fonti di proteine, come i legumi. E quindi tira in ballo un’abitudine consolidata.

Come potremmo sfamare il mondo

La parola chiave resta quella della rinaturalizzazione. Per quanto riguarda gli allevamenti, in particolare, viene richiamata l’urgenza di stravolgere l’attuale scenario, prestando più attenzione alle specie che rischiano l’estinzione. Inevitabile lo stop agli allevamenti intensivi. Gli esperti dell’istituto tedesco evidenziano il dovere di operare a supporto di una effettiva riforestazione, che va in netta controtendenza rispetto al crescente disboscamento di ampie aree del pianeta. Il focus del problema è stato concentrato soprattutto sulla Cina orientale e l’Europa centrale, dove è in corso un forte stress ambientale per la produzione alimentare.

Il consiglio, più nel dettaglio, è orientato a pratiche di produzione rispettose dei nove limiti planetari, fissati dalla teoria del ricercatore svedese Johan Rockström. Con un calcolo scientifico è stato dimostrata la possibilità di garantire cibo sostenibile per tutta la popolazione mondiale, ponendo attenzione al mantenimento della biodiversità, al ricorso limitato di agenti chimici in agricoltura e all’uso attendo di risorse naturali, come l’acqua dolce.  Ma non è un’operazione semplice. “La chiave del successo di queste strategie è che i Paesi interessati vedano benefici per il loro sviluppo. Solo così esistono concrete possibilità di vederle implementate”, ha sottolineato Wolfgang Lucht, uno degli autori dello studio.

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