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Siria Guerra edificio distrutto

L’infernale inverno della Siria dimenticata

Una situazione umanitaria sempre più preoccupante. Che mette insieme guerra, povertà e diritti dell’infanzia, mentre le temperature rigide aggravano il quadro. La Siria si trova in una fase ancora molto critica, nonostante i riflettori mediatici e diplomatici siano rivolti altrove. I numeri raccontano di 6,7 milioni di persone sfollate, un terzo delle quali non ha un alloggio adeguato, vivendo in edifici danneggiati, o in spazi pubblici come scuole o tende. L’arrivo dell’inverno è un ulteriore problema, che genera pesanti disagi. E mette a rischio la vita di centinaia di migliaia di siriani.

“Il clima invernale si sta rivelando incredibilmente duro per chi non ha un riparo adeguato”, ha denunciato Ramesh Rajasingham, Segretario generale facente funzione per gli affari umanitari dell’Onu. Perché, peraltro, la pandemia di Covid-19 sta avendo un impatto devastante. “Le lacune nell’assistenza e la carenza di forniture mediche e di personale sono prevalenti ovunque”, ha riferito l’Onu. In alcuni ospedali le donne hanno partorito insieme ad altre malati, ospitati nelle strutture ancora funzionanti.

La scarsa sicurezza alimentare in Siria

Guerra in Siria

Un’immagine di distruzione dopo un attacco ad Azaz, in Siria (Foto di Christiaan Triebert, tratta da Wikipedia)

Il contesto è molto complicato anche a causa del progressivo impoverimento della popolazione. L’interminabile conflitto ha lasciato segni indelebili. “Oggi si stima che 9,3 milioni di persone in Siria soffrano di insicurezza alimentare, 1,4 milioni di persone in più rispetto a un anno fa. Ed è il dato più alto rispetto a qualsiasi altro momento della crisi”, ha riferito l’esponente delle Nazioni Unite. L’impegno sul piano degli aiuti prosegue, ma non è sufficiente. Le agenzie umanitarie, in tutto il Paese, hanno raggiunto in totale circa 7 milioni e mezzo di siriani. Un modo per scongiurare un peggioramento della situazione. Il problema è che spesso gli operatori finiscono sotto attacco.

Eppure il loro intervento, per quanto prezioso, è solo un palliativo: servono maggiori sforzi per raggiungere una pace duratura. Sulla protezione dei civili, Rajasingham ha osservato che alcune aree del Paese, in cui cui erano state temporaneamente sospese violenze e attacchi, stanno vivendo un rapido deterioramento. Le conseguenze sono pesanti sul piano dei diritti umani. Secondo le informazioni riferite dalle Nazioni Unite, almeno otto civili sono stati uccisi nell’ultimo mese. E almeno altri 15 sono rimasti feriti a causa di bombardamenti e attacchi aerei nel nord-ovest di questo mese, tra cui due operatori umanitari diretti verso un’area dedicata ai bambini, sostenuta dall’Unicef.

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