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L’importanza delle parole: Medioevo

Di questi tempi, anzi in queste settimane la parola in questione è :Medioevo. Comunemente usata per definire un momento della storia dell’umanità nel quale tutto è stato buio, negativo. Nel quale gli uomini erano bestie e si ammazzavano senza ragione, nel quale le idee non circolavano e la cultura era nelle mani di pochissimi. Insomma un periodo che bisogna studiare ma che orrore…

Lasciando da parte gli studiosi del periodo che rabbrividiscono solo nel sentire questa ricostruzione della storia – che va dalla caduta dell’Impero romano d’occidente nel 476 dopo Cristo alla scoperta dell’America nel 1492 –  basterebbe dare una lettura anche superficiale a cosa è accaduto in quei 1016 anni per rendersi conto di quanto sia falso affermare che è stato un momento da additare come orribile.

Per esempio dando uno sguardo a chi è nato ed è stato cullato nel pieno del MedioEdvo in Italia salterebbero agli occhi nomi come Giotto e Dante Alighieri e tanto basterebbe. In Europa in quel periodo – intorno all’anno Mille – sono nate e proliferate le cosiddette “eresie medioevali” che altro non sono state che la base per la Riforma protestante del ‘500. Ed anche qui alla parola “eresia” è stata data un’accezione negativa che usiamo ancora oggi. Ma in realtà il vero significato di “haeresis” dal greco è :scelta. Certo una scelta può essere sbagliata ma dipende solo e soltanto dal unto di vista dal quale la si guarda. O la si giudica.

Nel MedioEvo la condizione della donna non era così drammatica come la si vuol sempre dipingere. Nelle famiglie borghesi o nobili le signore comandavano schiere di domestici ed a volte affiancavano il marito nella conduzione di alcune attività lavorative. Nelle famiglie povere condividevano la sorte della donne di oggi: fame, povertà, arretratezza culturale, diritti calpestati e via dicendo.

Naturalmente non tutto era oro. Il potere economico e culturale era certamente nelle mani di pochissimi. La Chiesa ed i nobili e poi i mercanti, la borghesia. Fu il periodo delle Crociate per conquistare Gerusalemme ed il Santo Sepolcro (e relativo tesoro del Tempio con annesso leggendario Santo Graal, il calice dell’Ultima cena) che hanno portato a massacri che oggi definiremmo seriali. E’ il periodo della Santa Inquisizione alla quale bastava un dettaglio per mandare al rogo soprattutto le donne definendole streghe. Tutto vero e tutto molto drammatico. Ma niente di diverso rispetto ad altri periodi della storia ammantati di ragione, luce, rinascimento, illuminismo e scienza.

E già allora qualcuno cercava di ribellarsi a tutto questo: Valdo, l’eretico – la cui Chiesa oggi è ancora in vita e ben strutturata – fece tradurre la Bibbia nel volgo del popolo perché tutti ne potessero leggere le pagine e godere del verbo. Fra Dolcino, un altro eretico secondo la Chiesa, armò un’armata di fedeli alla sue idee per derubare i ricchi e dividere il bottino con la gente affamata trasformando la sua visione religiosa in una rivolta politico-popolare contro i vassalli della zona di Novara, all’inizio magari inconsapevolmente poi costretto dalle circostanze.

Certo queste sono ricostruzioni veloci e molto sintetiche. Eppure anche così si dovrebbe capire che in quei mille e pochi anni si sono create le basi della politica moderna non solo per una questione cronologica dove il futuro segue il passato. Ma per una questione di fermento intellettuale. La stessa Chiesa deve molto al MedioEvo:, San Francesco d’Assisi, Tommaso D’Aquino, San Benedetto da Norcia solo per citare tre figure cardine del pensiero cattolico ancora oggi.

Se queste cose fossero insegnate, spiegate, illustrate correttamente si eviterebbero luoghi comuni che alimentano odio ed allontanano le persone dal dialogo. Su un libro di storia per ragazzi delle medie pochi anni fa era scritto a proposito della formula “Cuius regio eius religio” con la quale si designò l’obbligo – definito dalla pace di Augusta (1555) in seguito alla Riforma protestante – dei sudditi di seguire la confessione religiosa del loro principe in Germania, “Sivedrà poi quali effetti negativi sortirà sulla vita della nazione tedesca sino ai nostri giorni”. Al di là dell’inopportunità di dare un giudizio politico all’interno di un libro di storia per ragazzi così giovani senza spiegazione, è chiaramente un falso. Perché se c’è una nazione che ha fatto dell’integrazione anche religiosa la sua forza è stata proprio la Germania.

Ha ragione Gramellini, le parole sono importanti e bisogna saperle usare.

Eduardo Lubrano

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