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Ligh pollution inquinamento luminoso

Light pollution, “l’inquinamento luminoso” minaccia la biodiversità

La luce artificiale come minaccia alla biodiversità, a causa del light pollution, “l’inquinamento luminoso”. La conseguenze è una strage di insetti. Ma non solo. A rischio ci sono anche uccelli e tartarughe marine. L’Unep (United nation environment programme), il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, ha rilanciato la questione, partendo dallo studio “Light pollution is a driver of insect declines”.

Certo, l’illuminazione è fondamentale per le attività umane, dalla produzione economica alla sicurezza (le strade meglio illuminate sono tendenzialmente meno pericolose), ma ha un prezzo da pagare. Che può essere molto alto in termini ambientali. Per questo, nel solco degli Sdgs individuati dalle Nazioni Unite, è necessario trovare un approccio sostenibile anche su questo punto. I dati in questo senso non sono incoraggianti: c’è un aumento del 2% del light pollution.

L’impatto della luce artificiale sulle specie viventi

“Per centinaia di milioni di anni, la vita sulla terra è stata dipendente e determinata dall’alternanza di giorno e notte, luce e oscurità. La fotosintesi, il processo attraverso il quale crescono le piante, dipende dalla luce e dall’oscurità. E tutti gli animali dipendono dalle piante per la loro sopravvivenza”, spiega l’Unep nell’articolo pubblicato sul proprio sito. La luce artificiale ha stravolto il ciclo naturale, creando grandi difficoltà agli animali, in primis gli insetti e gli uccelli come evidenzia la ricerca.

Ma cosa accade di preciso? “La luce influenza il movimento degli insetti, il foraggiamento, la riproduzione e la predazione”, si legge nello studio. In sostanza si provoca un disorientamento nei loro comportamenti. Ma ci sono anche altre specie colpite, e più in generale interi ecosistemi. Gli esempi principali sono le tartarughe, che finiscono per non trovare l’oceano in cui covare. E a pagare il light pollution, l’inquinamento luminoso, sono anche gli uccelli marini e gli uccelli costieri, perché possono morire contro gli edifici proprio dopo la perdita di orientamento. Inoltre, in molti casi diventano facili bocconi dei loro predatori, semplicemente perché sono più visibili.

Light pollution: dramma per la fauna selvatica

Light pollution

Foto tratta da Wikipedia, credits: Lamiot

“L’inquinamento luminoso può interrompere il comportamento della fauna selvatica. Può bloccare il recupero di specie minacciate e interferire con la loro capacità di effettuare migrazioni a lunga distanza, ridurre il successo riproduttivo e le loro possibilità di sopravvivenza”, ha evidenziato Amy Fraenkel, segretaria esecutiva della Convenzione sulle specie migratorie. “L’inquinamento da luce artificiale è un fenomeno in crescita, che deve essere preso in considerazione negli sforzi di conservazione delle specie”, ha aggiunto Fraenkel.

La richiesta è quella di impegnarsi affinché la luce artificiale o possa avere un impatto ridotto grazie a una migliore tecnologia nella progettazione e “alla gestione dell’illuminazione rispettosa della natura”, ha ribadito la numero uno della Convenzione sulle specie migratorie.

Cosa fare contro il light pollution

Le linee guida sono state elaborate in ottica sostenibile, partendo dalla necessità di un equilibrio tra la conservazione della fauna selvatica e la sicurezza umana. “Se la luce artificiale è visibile all’esterno, è opportuno applicare alla progettazione della luce le migliori pratiche in modo da non influire sugli habitat vicini delle specie minacciate. Una valutazione di impatto ambientale dovrebbe considerare gli effetti negativi prima dell’installazione di sorgenti luminose artificiali”, spiega l’Unep.

L’obiettivo finale è quello di individuare soluzioni basate sulla natura. L’azione su questo versante, ha osservato dal Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite, è fondamentale perché il pianeta sta perdendo la propria biodiversità a un tasso mille volte maggiore rispetto a qualsiasi altro momento nella storia umana.

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