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La Libia, crocevia di violenze

Violenza, atrocità e impunità. Tre parole sintetizzano la situazione in Libia. Un Paese in cui c’è stata “un’escalation” con “un alto numero di morti civili, migliaia di sfollati e un forte incremento  di rapimenti, sparizioni e arresti arbitrari”. Il procuratore della Corte penale internazionale (ICC), Fatou Bensouda, ha parlato così della situazione nel Paese, rilanciando la preoccupazione per la violazione dei diritti umani e sul malfunzionamento della Giustizia. Un problema che coinvolge direttamente anche l’Europa, su tutti Italia e Malta, che con le autorità libiche sono in stretto contatto. Tanto da aver stipulato accordi per la gestione dei flussi migratori.

Le condizioni dei centri in Libia sono state sempre criticate dall’Onu, attraverso l’Unhcr. “In Libia molti rifugiati e migranti sono soggetti a terribili depravazioni. Ora sono ancora più esposti a seri rischi e non deve essere tralasciato alcuno sforzo volto a trarre in salvo tutti i civili e a garantire loro un luogo più sicuro”, aveva sottolineato nei mesi scorsi Matthew Brook, Vice Capo Missione dell’Unhcr in Libia. “L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ribadisce la propria posizione secondo cui le condizioni in Libia non sono sicure per i rifugiati e i migranti soccorsi o intercettati e che, pertanto, essi non devono esservi ricondotti”, ha aggiunto l’Unhcr giusto per chiarire la drastica posizione.

Gli interessi nella guerra civile in Libia

La Libia vive una guerra civile continua, senza che si intravedano reali soluzioni per la pace. Intorno al destino del Paese, peraltro, si muovono interessi geopolitici ed economici che chiamano in causa direttamente l’Occidente. Il governo di al-Serraj, riconosciuto sul piano internazionale, è sostenuto dall’Italia, che lo ha individuato come interlocutore per il controllo dei flussi migratori. Il Memorandum con la Libia, rinnovato proprio nei giorni scorsi, è uno dei tanti esempi della collaborazione con Roma, benché il premier di Tripoli non possa fornire precise garanzie sul rispetto dei diritti umani. Anzi. Nei fatti sono leader locali, molto spesso figure controverse come rivelato una recente inchiesta del giornalista Nello Scavo, ad avere un potere decisione sull’afflusso di persone in fuga da scenari di guerra o povertà. Migranti dell’Africa subshariana, ma non solo. Serraj – che da un punto di vista militare è appoggiato da Turchia e Qatar – si trova sempre più in difficoltà di fronte all’offensiva condotta dalle milizie del generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica (la regione più a est della Libia), che gode dell’appoggio dell’Egitto, di Arabia Saudita ed Emirati arabi Uniti. Haftar è visto come un argine verso i Fratelli Musulmani che hanno un peso specifico di rilievo nell’alleanza a sostegno di Serraj.

Il premier libico Al Serraj

Ma il generale, nel contesto internazionale, può contare sul supporto di Francia e Stati Uniti per questioni economiche, legati agli affari intorno al petrolio presente in Libia. Per questo motivo il Paese nordafricano è da sempre al centro di tensioni geopolitiche. La Corte penale internazionale si sta quindi muovendo per garantire Giustizia in uno scenario molto complicato. “I responsabili di gravi crimini internazionali sono incoraggiati quando credono di non dover mai affrontare la giustizia”, ha scandito Bensouda. L’impunità, ha aggiunto il procuratore, rappresenta un “ostacolo che minaccia la stabilità” per questo motivo “deve essere controllata attraverso la forza della legge”. Si tratta di un impegno fondamentale: “Attraverso l’arresto dei fuggitivi, la comunità internazionale può iniziare a rendere giustizia alle vittime in Libia e contribuire a prevenire futuri crimini”, ha concluso Bensouda.

La mappa della Libia suddivisa

L’impegno della Corte penale internazionale sui migranti

La Libia è un Paese lacerato, in cui nella realtà dei fatti vari gruppi gestiscono a livello locale il potere. La violazione dei diritti umani, la povertà e il miraggio della pace destano forti preoccupazioni negli organismi internazionali, a cominciare dall’Onu. In questo contesto si inserisce la delicata questione-migranti: la Libia è il naturale di approdo per chi cerca di raggiungere l’Europa. Per questo il Paese è divenuto terra di razzia per trafficanti di esseri umani. La Corte penale internazionale, su questo versante, ha spiegato che sui crimini contro i migranti al momento non può agire in maniera diretta.

L’Icc è infatti chiamata in causa “solo quando gli Stati non indagano e perseguono gravi crimini internazionali”. Sulle violazioni dei diritti umani, però, ha annunciato dei passi in avanti: attraverso la raccolta e l’analisi di prove documentali, digitali e testimonianze su presunti crimini nei centri di detenzione, il procuratore ha permesso di compere progressi in “una serie di indagini e azioni penali relative ai crimini contro i migranti in Libia”.

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