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Libia bandiera guerra

Libia: fosse comuni e vittime civili, diritti umani a pezzi

Un impegno per migliorare la situazione in Libia. Per il rispetto dei diritti umani e uno sviluppo del sistema giudiziario. Perché le scoperte dei mesi scorsi di fosse comuni e attacchi a strutture ospedaliere hanno lasciato il segno. E lo testimonia l’incremento di oltre il 170% di vittime civili. Le Nazioni Unite hanno annunciato così la nomina di tre investigatori indipendenti: Mohamed Auajjar (Marocco), Tracy Robinson (Giamaica) e Chaloka Beyani (Zambia e Regno Unito). Il loro compito è preciso: verificare la situazione in un Paese, dove più volte sono state denunciate violenze e abusi. Basti pensare, tra i tanti casi, ai centri detenzioni libici dove sono trattenuti i migranti.

Al momento sul fronte bellico, il quadro è in fase di stallo. Gli scontri, dopo mesi di recrudescenza con la controffensiva dell’esercito di Tripoli, sono fermi per provare una via di uscita diplomatica. Ma la guerra non è certamente finita. Gli attori internazionali stanno muovendo le proprie pedine per trarre il massimo vantaggio dalla mediazione. In caso di fallimento del confronto, è prevedibile un ritorno alla battaglia sul campo, probabilmente ancora più cruento. Ecco perché è fondamentale compiere il massimo sforzo per tutelare i civili.

Libia: la risposta delle Nazioni Unite

Michelle Bachelet, Alto Commissario dell’Onu per i diritti umani

Insomma, le Nazioni Unite non stanno a guardare. La missione conoscitiva sulla Libia è stata infatti istituita dal Consiglio dei diritti umani il 22 giugno 2020. L’intento è proprio quello di documentare presunte violazioni e abusi dei diritti umani internazionali e del diritto umanitario da parte di tutte le parti in Libia, dall’inizio del 2016. La nomina dei tre inviati rientra esattamente in questo progetto.

“Questo corpo di esperti servirà come meccanismo essenziale per affrontare efficacemente la diffusa impunità per le violazioni dei diritti umani e gli abusi commessi. E può anche servire da deterrente per prevenire ulteriori violazioni e contribuire alla pace e alla stabilità nel paese”, ha spiegato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet. Secondo quanto riferito dagli organismi internazionali, attivisti per i diritti umani e giornalisti sono stati attaccati e costretti a lasciare la Libia, in un clima di sostanziale impunità per gli aggressori. Bachelet ha anche sottolineato che le esecuzioni sommarie, la tortura, la violenza sessuale legata ai conflitti, i rapimenti, le sparizioni forzate e la violenza sui social media continuano a essere perpetrate sul territorio libico.

Le fosse comuni e gli attacchi alle strutture ospedaliere

La mappa della Libia suddivisa

Del resto appena pochi mesi ci sono stati eventi terribili: a giugno, il segretario generale António Guterres ha espresso “profondo shock” per la scoperta di fosse comuni e a luglio ha detto al Consiglio che più di 400mila persone sono sfollate a causa delle violenze. I dati sono molto indicativi: tra l’1 aprile e il 30 giugno, la Missione di supporto in Libia (Unsmil) ha documentato almeno 102 morti e 254 feriti, solo tra i civili, con un aumento del 172% rispetto ai primi tre mesi del 2020.

Ad aggravare il quadro c’è la denuncia dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms): negli ultimi mesi ci sono stati almeno 21 attacchi a strutture mediche, ambulanze e personale. La missione d’inchiesta indipendente porterà nuovi aggiornamenti al Consiglio per i diritti umani nel prossimo mese. Ma un dossier più completo arriverà per il 2021: l’obiettivo è quello di fotografare il contesto e mettere in campo gli sforzi per limitare gli abusi che violano i diritti umani.