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Libertà per Nasrin Sotoudeh

Questo articolo non l’ho scritto io. E’ una citazione che ho preso dal Corriere della Sera senza neanche chiedere l’autorizzazione ne all’Autore, PierLuigi Battista, ne al Direttore del giornale. L’ho fatto d’impulso perchè, da giornalista, ho sentito l’obbligo morale di diffondere questo appello, questa richiesta, nel modo più ampio possibile. Rivolgendomi ai nostri lettori su Facebook, sui blog, agli amici e colleghi che per antica amicizia ci seguono e ci sostengono. Nasrin Sotoudeh è stata condannata a 38 anni di galera e a 148 frustate. Ci indignamo con la Cina perchè non rispetta i diritti civili ma poi ci facciamo affari. Ci indignamo con l’Iran per gli stessi motivi ma poi continuiamo a farci affari. Siamo un paese ipocrita, dalla memoria corta e dalla morale molto elastica, ma come raccomanda l’autore dell’articolo, PierLuigi Battista, almeno una firma non dovrebbe costarte fatica

 

Sarebbe bello, ma non accadrà, che le nostre piazze si riempissero di giovani in protesta contro la sentenza infame che a Teheran ha condannato Nasrin Sotoudeh a 38 (trentotto!) anni di galera e a 148 (centoquarantotto!) frustate. La colpa: aver difeso in tribunale la ragazza che aveva avuto il coraggio di togliersi in pubblico il hijab, il velo che obbligatoriamente deve coprire il capo delle donne e che nella sua obbligatorietà (al contrario della, eventuale, libera scelta di indossarlo) rappresenta un simbolo di oppressione di subalternità del genere femminile. Sarebbe bello che l’opinione pubblica mondiale si mobilitasse contro questa mostruosità, ma non accadrà, prigionieri come siamo della nostra ipocrisia, del nostro terrore di metterci contro uno Stato liberticida ma potente come l’Iran con il quale siamo pronti a stringere qualsiasi accordo, dal nostro doppio standard morale: iper-indignato oppure indifferente, a seconda delle circostanze, delle opportunità, delle convenienze, dei rischi eventuali. Sarebbe bello almeno che si rispondesse numerosi alla petizione di Amnesty International per la liberazione di Nasrin Sotoudeh o all’appello promosso dai Radicali. Sarebbe bello almeno informarsi sulle battaglie di un avvocato come la Sotoudeh, da sempre impegnata bella difesa dei diritti umani, collaboratrice del Premio Nobel per la pace Shirin Ebadi, Premio Sacharov nel Parlamento europeo del 2012.

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