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Beirut espolosione

Libano, le esplosioni di Beirut in una polveriera di diritti umani

Già poche settimane Impakter Italia aveva definito il Libano una “polveriera” di diritti umani. E ora le esplosioni a Beirut arrivano proprio laddove c’era una polveriera. Un disastro che mette a repentaglio la sussistenza minima di migliaia di persone. Con un impatto devastante sull’aumento della povertà. Ai rifugiati “storici” palestinesi, si sono sommati quelli siriani, circa due milioni di persone, scappati dalla guerra civile.

Il tutto in un Paese che non ha aderito alla Convenzione di Ginevra del 1951, quindi non può riconoscere lo status di rifugiato. E ora ci sono almeno 300mila sfollati, nella sola capitale Beirut, che dovranno trovare una sistemazione. E dire che già nelle scorse settimane si erano verificati degli episodi di intolleranza verso i rifugiati, visti come un ulteriore problema per il cammino libanese verso l’uscita della doppia crisi: quella sanitaria, legata al Coronavirus, e l’altra socioeconomica, esistente da tempo.

Le esplosioni di Beirut distruggono il tessuto sociale

La capitale Beirut è stata devastata. Il bilancio di vittime è sempre più pesante e altrettanto grave è il numero di persone che hanno perso la casa. Una tragedia che arriva in un momento già durissimo per il Paese. Dopo le proteste per la crisi economica e per l’inasprimento della tassazione, è arrivata l’epidemia di Covid-19 che ha ulteriormente messo in ginocchio il Libano.“L’incidente non poteva accadere nel momento peggiore e ha colpito le comunità che già soffrivano per l’impatto della crisi Covid-19 e la crisi economica”, ha sottolineato Jad Sakr, Direttore in Libano di Save the Children. “Il porto principale di Beirut, ormai completamente danneggiato – ha aggiunto Sakr – è vitale per gran parte del cibo, dei cereali e del carburante che il Libano importa, e le famiglie risentiranno immediatamente della carenza di beni di prima necessità a causa di questa tragedia”.

Le deflagrazioni, dunque, rischiano seriamente di minare la base sociale del Paese. Il fragile governo guidato da Hassan Diab ha dinanzi a sé un compito titanico: risollevare le sorti del Libano. Il problema è che gli stessi cittadini non credono alla possibilità di questa missione da parte dell’esecutivo: la fiducia dei libanesi è molto bassa, tanto che la richiesta è quello di un radicale cambio dello scenario politico. Nemmeno l’epidemia aveva sopito le proteste nei confronti dell’esecutivo. Senza misure straordinarie, gli obiettivi di sviluppo sostenibile rischiano di diventare una chimera.

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