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Proteste a Beirut Libano

Libano, i profughi siriani vittime della crisi e dell’esplosione

Una crisi socio-economica, e anche sanitaria causa Covid-19, dagli effetti a cascata. L’esplosione al porto Beirut ha prodotto conseguenze devastanti in tutta la regione, non solo in Libano. La conta delle vittime e dei feriti è stata drammatica, come è noto. La crisi di governo è stata inevitabile, anche perché le proteste di piazza erano iniziate da settimane per la crisi economica.

Adesso alle porte si profila un’ulteriore dramma, difficile da risolvere in tempi brevi: la doppia questione di diritti umani; quella delle popolazione locale, sfollata e priva anche beni di prima necessità, e l’altra dei siriani che scappano dalla guerra civile e cercano rifugio nel vicino Libano, dato che in Siria le condizioni di vita sono anche peggiori.

Il Libano visto come un rifugio

Proteste a Beirut Libano

Proteste a Beirut, capitale del Libano

Ci sono migliaia di persone che vorrebbero raggiungere un Paese meno pericoloso, perché nonostante tutto chi fugge dall’orrore delle bombe vede in questo modo il Libano. Solo che adesso l’ingresso sul territorio libanese è ancora più difficile, i campi profughi sono già al collasso. Cresce cosìil pericolo di alimentare una forma di razzismo verso i profughi siriani. Un fenomeno denunciato più volte nelle scorse settimane.

Le istituzioni libanesi non riescono a garantire risposte alla popolazione locale, come è stato dimostrato dalle ripetute manifestazioni. Ed è per questo impensabile che possano predisporre un efficace piano di accoglienza. Il tutto mentre la crisi economica, già devastante prima del Coronavirus, fa perdere posti di lavoro ai siriani che erano riusciti a trovare un’occupazione.

I numeri sui rifugiati siriani in Libano

Siria Guerra edificio distrutto

Siria: un edificio distrutto dalla guerra
Foto di Carabo Spain da Pixabay

Secondo i dati ufficiali forniti dall‘Unhcr, sono 880mila i siriani rifugiati in Libano (di cui il 38% solo nella Valle della Bekaa). Ma la cifra non tiene conto delle migliaia di profughi che non sono registrati: le stime più attendibili parlano di almeno un milione e mezzo (se non due) di siriani che hanno varcato il confine libanese. E molte altre vogliono seguire l’esempio dei loro connazionali: la guerra civile in Siria, infatti, non è finita. Si parla di persone che si trovano nella Valle della Bekaa, vivendo in tendopoli da anni: le condizioni igienico-sanitarie sono disastrose. Solo ad aprile un uomo, di 52 anni, per la disperazione ha deciso di darsi fuoco, perdendo la vita dopo varie ore di agonia.

Una parziale soluzione potrebbe arrivare dagli aiuti delle organizzazioni internazionali con il sostegno su più fronti. “La situazione è molto difficile. Il Libano sta sopportando molteplici sfide: la vorticosa crisi economica, la pandemia Covid-19, l’impatto del conflitto siriano e ora questa orribile esplosione”, ha sottolineato il capo dell’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, Filippo Grandi. “Tutti noi abbiamo un ruolo da svolgere nella risposta: non possiamo lasciare che le persone dormano all’aperto, senza tetto e privacy, esposte a insicurezza alimentare, mancanza di acqua e medicine”, ha aggiunto.  “Stiamo lavorando con i partner umanitari e la comunità dei donatori per garantire che tutte le persone in Libano non vengano dimenticate: hanno bisogno del nostro aiuto ora più che mai”, ha ribadito Grandi.

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