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L’emergenza climatica che i media italiani continuano a ignorare

Stato di emergenza climatica. Una dichiarazione forte, che lancia l’allarme sulla situazione del pianeta: rende palese la dimensione del fenomeno, indicando quale debba essere la priorità per il Paese. Per la politica e per l’informazione, indipendentemente dal colore politico di chi è al governo. Nei giorni scorsi la Gran Bretagna ha votato una mozione significativa, dall’elevato impatto simbolico (e non solo), perché rimarca l’attenzione su una questione politica complessiva, da affrontare in maniera bipartisan. 

Emergenza climatica assente in Italia

Certo, è anche paradossale che un messaggio globale, così potente, arrivi dal Paese che ha votato la Brexit, fornendo un segnale di chiusura. Ma tant’è. Al di là delle controversie, è giunto un segnale importante. E per l’Italia dovrebbe riecheggiare come una lezione, un monito da mandare a memoria giorno dopo giorno. Sì, perché nel recinto dello Stivale il dibattito mediatico è tutto avvitato su se stesso, su questioni di piccolo cabotaggio, che talvolta risultano incomprensibili addirittura agli addetti ai lavori. Un trionfo di noia e autoreferenzialità, proprio in un Paese circondato dai mari. E se dovesse salite i livelli di quelle acque, ci sarebbe un disastro inimmaginabile.

Del resto quante volte si scrive o discute di sostenibilità? Salvo alcuni apprezzabili esempi di giornali o siti che dedicano attenzione al tema, la questione climatica è assente. “Non interessa”, è la pigra giustificazione fornita, che peraltro è inesatta visto che stando ai sondaggi oltre il 73% si dice attento ai temi ambientali. Allora c’è davvero disinteresse o si crea la perversa spirale di obliare la questione, facilitando il disinteresse? Pochi giorni fa l’hashtag #emergenzaclimatica è diventato trending topic: non è forse l’inizio di una rivoluzione, ma è un segnale di qualcosa che si muove nella società. E che i media non colgono, probabilmente per pigrizia se non per malizia. Al di là delle cause, resta il fatto che si voltano dall’altra parte.

Clima senza orizzonte di narrazione mediatica

Uno degli esempi principali arriva dall’impegno di Greta Thunberg, che viene raccontato con toni farseschi, che non si soffermano sul senso della richiesta della 16enne attivista: ignorano la reale potenza della battaglia sul cambiamento del modo di agire, imposto dalla fioritura dei Fridays For Future, in grado di coinvolgere migliaia di giovani, appassionandoli a una tematica vera, concreta. Problemi vicini, sentiti, non dibattiti ammuffiti su piccole questioni.

La narrazione mediatica sull’impegno di Greta è insomma concentrata al fenomeno di costume o alla simpatia/antipatia ispirata dal personaggio, alle bionde treccine, nella migliore delle ipotesi. Ma nei casi peggiori si sfocia nella derisione: basti pensare all’appellativo “gretina” usato non certo come vezzeggiativo. E per non tacere della spasmodica attenzione sul “chi c’è dietro all’azione di Greta”, recitato alla stregua una mantra. Così per cercare il sotterfugio, il “cosa c’è dietro”, si perde di vista l’orizzonte: lo stato di emergenza climatica. Mentre “la nostra casa brucia”, per dirla con Greta, in Italia il mondo mediatico preferisce continua a sistemare gli specchi della casa. 

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