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Legge di Bilancio Montecitorio

Legge di Bilancio e clima: basterà la pioggia di miliardi dati a Cingolani?

Una pioggia di miliardi di euro per il clima. Nella Legge di Bilancio, in via di approvazione definitiva alla Camera, sono previsti corposi stanziamenti sul capitolo ambientale, che nel prossimo anno dovranno guidare quel processo di transizione tanto dibattuto. Basteranno ad attuale politiche effettivamente green? L’esito è tutto da valutare, perché spesso non è la quantità di spesa prevista, bensì di qualità. E finora l’Italia non ha brillato su questo punto.

La manovra, firmata dal governo Draghi, ha sicuramente introdotto una novità importate, come il Fondo italiano per il clima la vera colonna portante insieme agli stanziamenti per contrastare l’inquinamento. La dotazione complessiva di 4 miliardi e 200 milioni di euro dal 2022 al 2026, quindi 840 milioni di euro all’anno. Lo strumento, spiega il dossier della Camera che accompagna la Legge di Bilancio, “è destinato al finanziamento di interventi a favore di soggetti privati e pubblici, volti a contribuire al raggiungimento degli obiettivi stabiliti nell’ambito degli accordi internazionali sul clima e tutela ambientale dei quali l’Italia è parte”.

Il Fondo per il clima nelle mani pubbliche

Surriscaldamento emergenza climatica sole caldo

Foto di Tumisu da Pixabay

Il Fondo italiano per il clima sarà gestito dalla Cassa depositi e prestiti, la cui maggioranza delle quote è del Ministero dell’economia e delle finanze, quindi al governo. Al momento sono state individuati tre ambiti di azione. Prima di tutto “l’assunzione di capitale di rischio, mediante fondi di investimento o di debito o fondi di fondi, o altri organismi o schemi di investimento, anche in forma subordinata se l’iniziativa è promossa o partecipata da istituzioni finanziarie di sviluppo bilaterali e multilaterali o da istituti nazionali di promozione”. Il Fondo italiano per il clima prevede “la concessione di finanziamenti in modalità diretta o indiretta mediante istituzioni finanziarie, anche in forma subordinata se effettuati mediante istituzioni finanziarie europee, multilaterali e sovranazionali, istituti nazionali di promozione o fondi multilaterali di sviluppo”.

Infine, sono introdotte “il rilascio di garanzie, anche di portafoglio, su esposizioni di istituzioni finanziarie, incluse istituzioni finanziarie europee, multilaterali e sovranazionali, nonché altri soggetti terzi autorizzati all’esercizio del credito, di fondi multilaterali di sviluppo e di fondi promossi o partecipati da istituzioni finanziarie di sviluppo bilaterali e multilaterali e da istituti nazionali di promozione”. Ma questo è il quadro di insieme: saranno i decreti attuativi del Ministero della transizione ecologica (Mite), oggi guidato da Roberto Cingolani spesso contestato dagli ambientalisti, a definire i criteri per il riparto. 

Legge di Bilancio contro le emissioni inquinanti

Al fianco di questa novità, la manovra ha introdotto po il fondo per l’attuazione del programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico, che però entrerà in vigore solo nel 2023 con una dotazione di 50 milioni di euro, che raddoppierà l’anno successivo, raggiungendo i 200 milioni a disposizione nel 2026. Le risorse sono necessarie a realizzare quelle misure orientate all’abbattimento delle emissioni inquinanti per rientrare nei parametri dell’Accordo di Parigi. Ma, anche in questo caso, tutto è demandato alla definizione dei decreti del Mite.

Altri 15 milioni, spalmati sul prossimo triennio, sono poi stanziati per “interventi di ripristino delle opere di collettamento o depurazione delle acque, nonché di impianti di monitoraggio delle acque, in casi di urgenza correlati ad eventi calamitosi”. La Legge di Bilancio prevede inoltre il “finanziamento per le emergenze ambientali e per la semplificazione del Fondo nazionale per l’efficienza energetica”, con ulteriori 15 milioni. Mentre 6 milioni di euro sono previsti per “incentivare l’apertura dei centri per la preparazione per il riutilizzo”. Nei prossimi mesi, dunque, è facile immaginare ulteriori polemiche sulla gestione delle risorse economiche. Perché sarà Cingolani a dare l’indirizzo decisivo con i decreti ministeriali.

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