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Donald Trump

Le trivellazioni di Trump: l’assalto alla biodiversità in Alaska

Un disastro per l’ambiente con l’ulteriore aggravio di non portare nemmeno alcun beneficio economico. Perché anche gli investitori potrebbero fuggire di fronte a un intervento dai troppi lati oscuri. Eppure Donald Trump vuole apporre la propria firma sul progetto. Senza alcun indugio. Le trivellazioni nell’Arctic National Wildlife Refuge (Anwr), un’area naturale protetta nella zona nord-orientale dell’Alaska (di circa 78mila km quadrati), sono l’esatto contrario dei dettami della sostenibilità. E anzi incarnano un indiscriminato attacco alla biodiversità. L’operazione, avallata dall’amministrazione repubblicana, prevede infatti il via libera alle esplorazioni per la ricerca di gas e petrolio nella zona, un polmone eccezionale per la biodiversità. Una decisione che si pone nel solco di una politica disastrosa per lo sviluppo sostenibile (come già raccontato in questo articolo di Impakter Italia).

Il segretario dell’Interno, David Bernhardt, ha annunciato il via libera per la vendita all’asta dei diritti proprio per gas e petrolio. Il progetto, certo, sarà spalmato su un periodo lungo, anche perché riguarda 400 acri di terreno. La prima tranche di vendita è prevista per il dicembre 2021, la seconda è calendarizzata per il 2024. Tempi lunghi, dunque. D’altra parte, in caso di rielezione alla Casa Bianca, il presidente avrà il tempo di ultimare almeno la fase di cessione dei diritti. Insomma, un’iniziativa di stampo prettamente lobbistico, visto che proprio Bernhardt ha un passato da lobbista delle compagnie petrolifere. Gli ambientalisti sono particolarmente preoccupati per l’intervento sull’Arctic National Wildlife Refuge, il più grande dei National Wildlife Refuge presenti in Alaska. E i motivi per essere inquieti abbondano.

La biodiversità dell’Anwr

Orso polare artico

Foto di David Mark da Pixabay

L’Anwr è un’area già colpita dai cambiamenti climatici: gli orsi polari, che si spostano lungo la costa, sono costretti a trascorrere sempre più tempo sulla terraferma, a causa della diminuzione del ghiaccio. Questo riduce la loro capacità di riproduzione e quindi di sopravvivenza. Inoltre, la zona è nota per la presenza dei caribou porcoupine, meglio noti come caribù istrice, una specie simile alla renna. Questi animali si spostano lungo l’area: la grande preoccupazione degli ambientalisti è che le migrazioni possano essere condizionate pesantemente dalle trivellazioni.

E infine c’è il tema dell’ecosistema marino. I mammiferi marini nell’Artico stanno subendo gravi conseguenze delle attività umane. Su tutto l’inquinamento acustico connesso alle attività industriali, ma anche all’esplorazione di petrolio in mare aperto e alla perforazione di pozzi. La novità prevista da Trump è così un autentico incubo per la tutela della biodiversità, insomma, visto che comunque nell’Anwr ci sono anche volpi e altri animali selvatici.

Caribù renna

Foto di rayalen da Pixabay

I dubbi economici sulle trivellazioni

Ma c’è un ulteriore elemento, tutt’altro che secondario, a sollevare dei dubbi: il vantaggio economico di questa complessa operazione. In primo luogo, osservano gli analisti, la zona è molto impervia: occorrerà creare un minimo di strade e infrastrutture per consentire i lavori di trivellazione. Con costi da valutare. Inoltre, per garantire la salvaguardia dell’equilibrio ambientale, sono necessari massicci investimenti. Una questione che, stando alle osservazioni degli economisti di prestigiosi istituti (tra cui Goldman Sachs), potrebbe scoraggiare lo sforzo economico.

Tanto che molte banche, consapevoli dell’impatto negativo di immagine in caso di sostegno all’iniziativa, hanno annunciato di non prevedere finanziamento per quelle trivellazioni. Sulla decisione pesa sicuramente un sondaggio che rileva la contrarietà di oltre il 65% degli statunitensi al progetto. Che pure Trump vuole portare avanti, realizzando un sogno che i repubblicani inseguono dal 1977. Da quell’anno il Congresso dibatte della possibilità di esplorazioni nell’Anwr.

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